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Una straordinaria opportunità per il pd

…il pd ha una straordinaria opportunità per dimostrare di non essere più il partito che si è fatto disprezzare negli ultimi 6 anni… di non essere il partito delle lobby, di non essere il partito degli speculatori, di non essere il partito dei truffatori, di non essere il partito dei potenti.

Lo scrissi all’indomani delle elezioni del 2018, quelle perse, è bene ricordarlo, malamente con la peggiore percentuale di voti di sempre (18%), che l’unica speranza di salvezza per il pd, sarebbe stata quella di fare un accordo di governo con il M5s… allora fui deriso e preso per pazzo… tutti (con qualche eccezione) erano convinti che non si dovesse fare nessun accordo… era più conveniente stare a mangiare i popcorn seduti comodamente sul divano guardando quello che succedeva… tutti arroganti e tracotanti erano convinti che non assumere responsabilità di governo, lasciando fare agli altri, avrebbe, con il tempo, generato il rimpianto per la loro azione di governo… e invece no… quella scelta fu sbagliatissima, perchè ha fatto si che in appena un anno si creasse un mostro, chiamato Lega, capace di fagocitare avversari e alleati di governo, raggiungendo percentuali di consenso mai viste… quell’errore poteva essere fatale per la nostra democrazia, già sull’orlo del precipizio spinta dalle oligarchie che controllano il Paese… si è rischiato davvero tanto… ringraziamo il cielo e la nostra Costituzione (quella che il pd voleva demolire) se il tentativo maldestro di Salvini e dell’estrema destra di impadronirsi del Paese è fallito (almeno per ora)… pensate un po’ che sarebbe successo se l’impianto costituzionale, con il suo sistemi di pesi e contrappesi, fosse stato abbattuto da quella scellerata riforma costituzionale proposta da Renzi… ci saremmo potuto trovare, adesso, un uomo solo al comando con pieni poteri… per fortuna non è andata così e ci accingiamo ad assistere alla nascita di un nuovo governo giallorosso M5s-pd (anche se lo definirei meglio giallorosa, in considerazione dell’innacquatura di quel rosso che contraddistinguerebbe la sinistra)… ho sentito toni trionfalistici, entusiastici da parte di chi appena un anno fa faceva la scelta di starsene con le mani in mano, facilitando l’avanza dell’estrema destra… toni che mal si addicono a chi per un anno e mezzo ha bersagliato e cercato di demolire più il m5s che la lega… ma lasciamo perdere… tiriamo una linea e andiamo avanti… se c’è una cosa che ho imparato in politica e che non serve affezionarsi troppo a determinati schemi, perchè questi ormai cambiano alla velocità della luce… dunque, nessun tono trionfalistico, per un accordo che dovrà dimostrare per intero la sua bontà… ripeto, quella che si è inaspettatamente presentata per il pd e per la sinistra tutta è una straordinaria occasione di riscatto, che non può essere fallita…la diffidenza, da parte della stragrande maggioranza degli elettori nei loro confronti rimane intatta, non è cambiato nulla… hanno tutto da dimostrare… è l’occasione per cambiare gli schemi di gioco e anche i protagonisti di una stagione di governo fallimentare… guai ad illudersi di poter tornare a fare quello che hanno fatto e ad essere quello che erano… io son convinto che ci sono tutti i margini perchè questo sia un governo che possa far bene… ma se fallisce quest’occasione, stavolta, sarà davvero la fine.

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Risotto radicchio e guanciale

Che preparo di buono oggi? Un bel risotto al radicchio e guanciale. Dal momento che il risotto al radicchio è un classico della tradizione culinaria veneta, io l’ho pugliesizzato e personalizzato aggiungendo il guanciale. Il risultato è stato eccezionale! Il sapore del guanciale, ben salato ed aromatizzato, e il gusto un  po’ amarognolo del radicchio hanno trovato il giusto connubio, facendo diventare un risotto un super risotto. Facile e veloce da fare.

Ingredienti per 2 persone

180 gr. di riso (io ho usato quello Gallo per risotti), 2 fette di guanciale (circa 100 gr) spesse mezzo cm, un quarto di cipolla bianca media, mezzo radicchio, mezzo bicchiere di vino bianco, sale e pepe q.b., un litro di brodo vegetale, una manciata di parmigiano.

Preparazione:

Tagliate il guanciale a pezzettini, mettetelo in una salta pasta e fatelo cuocere a fuoco basso; quando il grasso del guanciale si sarà sciolto e i pezzettini saranno croccanti, toglieteli dalla padella e riponeteli su un foglio di carta assorbente; aggiungete la cipolla, che avrete tritato finemente e fatela appassire; aggiungete il radicchio che avrete tagliato a listarelle e lavato bene, il vino bianco e fate cuocere per circa 5 minuti, a fuoco vivace, avendo l’accortezza di rimestarlo di tanto in tanto e di aggiungere un po’ di brodo vegetale, per evitare che si secchi troppo; a questo punto aggiungete il brodo poco alla volta e portate il risotto a cottura; quando il risotto sarà quasi cotto aggiungete i pezzettini di guanciale croccante (io ne ho lasciato qualcuno per guarnire il piatto alla fine) e una bella spolverata di parmigiano e amalgamate il tutto; aggiustatelo con il sale e il pepe desiderato; se vi sembra troppo compatto aggiungete un mestolo di brodo e mescolate (il risotto, se lo spadellate, deve ondeggiare).

Impiattate aggiungendo i pezzettini di guanciale che avrete messo da parte.

Il piatto è pronto! Buon appetito!

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La sinistra esiste

Dove ero rimasto? Ah si!  Alla questione del populismo (se non lo avete fatto, vi invito a leggere l’articolo di ieri (Sinistra e sinistrati), del quale questo è la continuazione).

Ebbene, oggi viene fatto un abuso del termine per configurare un qualcosa di negativo; un’accusa infamante rivolta a chi oggi sta cercando di dare voce ad un popolo che chiede solo di essere ascoltato. E anche in questo i sinistrati dimostrano di aver perso la bussola. Ricordo bene, infatti, il tempo in cui i partiti di sinistra, il vecchio PCI in primis, del populismo facevano il fondamento della loro azione politica. Oggi, paradossalmente, gli eredi di quel partito hanno trasformato il concetto di vicinanza al popolo, specie quello meno abbiente, quello che più a bisogno, in qualcosa di negativo, in qualcosa di pericoloso, da ostacolare a tutti i costi.

Voglio fare una precisazione a questo punto. Sto usando la parola “sinistrati” per marcare netta la differenza con la parola “sinistra”.

Perché lo faccio? Perché credo che far coincidere le due parole, sinistra e sinistrati, in questo momento storico sia una cosa sbagliatissima.

Per quanto i sinistrati si vogliano fare i paladini della sinistra il loro tentativo resta vano.

Possono dire tutto quello che vogliono, ma questi soggetti con la sinistra non c’entrano nulla.

Stanno cercando in ogni modo di distruggere l’idea di sinistra e di far perdere il ricordo di quello che veramente rappresenta e ha rappresentato per la nostra società.

Nel corso degli anni chi ha rappresentato la sinistra italiana, l’ha progressivamente indebolita, portandola ad essere percepita come qualcosa di nefasto dal quale rifuggire. C’è stato un lento ed inesorabile travaso del patrimonio umano e culturale della sinistra verso destra, tanto da non riuscirne più ad intravedere la linea di confine.

Il risultato è stato che in questi anni chi avrebbe dovuto rappresentare la sinistra ha smesso di essere dalla parte del popolo per stare dalla parte di chi il popolo lo ha sfruttato e malmenato.

Ma la sinistra non è morta. Le idee di sinistra non sono sparite. Semplicemente stanno cambiando i rappresentati.

Oggi è da considerarsi di sinistra chiunque, consapevole delle grandi difficoltà politiche, economiche e sociali che l’Italia, ma più in generale l’Europa, sta attraversando, sceglie di stare dalla parte del popolo, delle masse sfruttate ed egemonizzate dal potere della finanza e dei mercati.

Oggi è di sinistra chiunque scelga di stare con il popolo e le masse dei lavoratori, degli sfruttati degli emarginati contro le classi dominati europee e mondiali.

Oggi è di sinistra chi dice che i diritti sociali vengono prima delle ragioni dei mercati, che la sovranità di un popolo viene prima della competitività a livello globalizzato, che la difesa del lavoro  è preminente rispetto alla deregolamentazione richiesta dalle multinazionali dello sfruttamento.

Detto ciò, credo in questo momento ci sia al governo molta più sinistra di quanto ce ne sia stata nel governo precedente (per intenderci quello a guida pd-centrosinistra). E questo mi va più che bene.

Oggi, paradossalmente, i nemici della sinistra sono quelli che finora l’hanno rappresentata. Quelli che vedono nel populismo il nemico da combattere perché temono il ritorno di una coscienza di classe che in tutti questi anni hanno contribuito ad anestetizzare, togliendogli qualsiasi prospettiva di miglioramento delle proprie condizioni. Quelli che vogliono far passare per razzismo la difesa della sovranità nazionale contro ogni tentativo di ingerenza del sistema globalizzato che punta ad affermare l’equazione meno diritti sociali e più profitto. Quelli che hanno sacrificato la tutela dei diritti sociali con la tutela dei diritti civili.

La sinistra non può più essere rappresentata da questi soggetti. Ha bisogno di camminare su gambe nuove che non temano di affrontare gli ostacoli che le lobby dei potenti gli frapporranno quando vedranno toccati i loro interessi. C’è bisogno di essere coraggiosi, c’è bisogno di recuperare quella speranza che le cose posso cambiare a condizione che lo si voglia davvero.

La sinistra c’è e camminerà sulle gambe di chi saprà farsi interprete delle esigenze e delle aspettative della maggior parte del popolo sovrano, sfruttato e sottomesso.

Trovo patetica ogni alchimia politica che sento proporre da parte di chi non si rassegna all’idea di una solenne bocciatura della storia prima ancora che delle urne. Nessun interesse per i più deboli, per gli ultimi, per chi ha bisogno, per la tutela della Nazione, della sua bellezza, delle sue straordinarie capacità di essere apprezzata nel mondo, c’è solo il tentativo di riacquistare il consenso per una personalistica sopravvivenza.

Più di qualcuno in questi giorni ha detto che chi ha rappresentato la sinistra in questi ultimi anni dovrebbe estinguersi politicamente; non c’è niente di più giusto! Chi in questi anni ha cercato di cancellare l’idea stessa di sinistra, in parte riuscendoci, è giusto che scompaia.

Nascerà una nuova sinistra strutturata, come quella che abbiamo conosciuta nel secolo scorso? Non lo so! Francamente non ci credo molto! Al momento mi accontento di vedere alcuni capisaldi rappresentativi della sinistra che vengono rispolverati e resi attuali da chi oggi sta governando.

Sinistra e sinistrati

Li leggo allarmati! Sono tutti preoccupati per la scomparsa della sinistra. La sinistra non c’è più! Il Paese sta rischiando la crisi democratica. L’italia ha bisogno della sinistra. Dobbiamo unirci per ridare vita alla sinistra!

Sono loro! Sono quelli che da un po’ di tempo definisco sinistrati.

Ma chi sono i sinistrati?

I sinistrati sono tutti coloro che davanti alla sconfitta evidente della sinistra (come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, rappresentata da alcuni partiti storici) di qualche mese fa, fanno finta di nulla continuando a credere di essere l’incarnazione di quella ideologia che ha contraddistinto il secolo scorso e che si contrapponeva alla destra.

I sinistrati sono quelli che per anni hanno contribuito alla distruzione dei partiti di sinistra, ma che ora pretendo di essere le fondamenta sulle quali riedificarli,

I sinistrati sono quelli che scrivono qualcosa che secondo loro è di sinistra, ma che di sinistra non è, perché va dalla parte opposta.

I sinistrati sono quelli che solo loro sanno che cos’è la sinistra, e guai a dirgli che forse stanno sbagliando.

I sinistrati sono quelli che ogni mattina scrivono un post sui social dicendo cos’è la sinistra, accusando qualcun altro di aver distrutto la sinistra. (Mentre sto scrivendo, mi sovviene la celebre frase di Alberto Sordi nel film “Il Marchese del Grillo”, quella che diceva: “…io so io… e voi non siete un cazzo”…è perfetta per sintetizzare la spocchia e la supponenza di chi crede di poter dare lezioni sulla sinistra).

I sinistrati sono quelli per cui tutto quello che è stato fatto da loro è stato ben fatto, tutto quello che è fatto da altri è sbagliato.

I sinistrati sono quelli che amano autocompiacersi e autocelebrarsi e che allo scopo organizzano raduni e incontri tra di loro, dove si autoconvincono che sono il meglio che la società può offrire.

I sinistrati sono quelli che pensano che la parola popolo è bella solo se la pronunciano loro.

I sinistrati sono quelli che il popolo è ignorante, immaturo, impreparato, quando non li ascolta e non li vota.

Più o meno credo di aver dato più o meno l’idea di cosa intendo per sinistrato.

Ebbene quel sinistrato in questo periodo non trova pace; sbatte, salta, fa piroette, si contorce, grida, sbraita, bestemmia (perché lo considera di sinistra), per far capire che lui è davvero di sinistra e che il futuro dell’universo passa dal suo riconoscimento.

E già, perché per il sinistrato, che è stato di sinistra sin da quando aveva i pannolini, che è stato allattato con il vino al posto del latte, che è l’unico a conoscere le proporzione dell’acqua e della farina per fare la colla per attaccare i manifesti, l’idea che ci sia qualcun altro che possa rubargli il posto è semplicemente assurda e ridicola. “Non ci può essere altra sinistra se non la mia” è quello che giornalmente si ripete, sperando di svegliarsi presto dall’incubo che sta vivendo: quello che qualcun altro possa fare o dire qualcosa di sinistra oltre a lui.

In realtà, il sinistrato è seriamente preoccupato di non contare più un fico secco e di finire nel dimenticatoio.

Brutti, sporchi, cattivi, razzisti, xenofobi, fascisti, irresponsabili, ladri del futuro dei giovani (su questa cosa dei giovani, spero di ricordarmi di dire qualcosa più avanti), ignoranti, sono solo alcuni degli aggettivi che i sinistrati usano almeno tre volte al giorno, dopo i pasti principali, per definire chi non la pensa come loro.

Ah! Dimenticavo l’aggettivo più usato: populista.

Ebbene si, oggi sono tutti populisti. Ma che vorranno dire con questo populista? Ancora non l’ho capito! Sta cosa mi sta incuriosendo! Vado a guardare (in diretta mentre scrivo) su santa Wikipedia (la santa protettrice di tutti noi ignoranti).

Copio e incollo:

Il populismo (dall’inglese populism, traduzione del russo народничество narodničestvo) è un atteggiamento culturale e politico che esalta genericamente[1] il popolo, sulla base di un atteggiamento di forte sospetto nei confronti della democrazia rappresentativa.

Wowww! Dunque, è un termine coniato dai compagni Russi! Vediamo un po’ che vuol dire “narodncestvo” sempre con l’aiuto di santa Wikipedia: Il populismo (in russoнародничество? narodničestvo, da narod, «popolo») è un movimento politico e culturale nato nell’Impero russo verso la metà del XIX secolo. Sviluppatosi nelle città e formato da intellettuali e studenti consapevoli dei gravi problemi economici, sociali e politici della società russa, si proponeva l’emancipazionedelle masse contadine, la fine dell’autocrazia zarista e la creazione di una società socialista.

E sticazzi direbbe quello che non capisce niente di politica come me.

Come sarebbe? Chiamano populisti tutti quelli che non la pensano come loro e poi scopriamo che il populismo è alla base della rivoluzione socialista alla quale tutti i sinistrati dicono di credere o almeno di aver creduto sin da tenera età.

Comincio a pensare che qualcosa sia andato storto nel processo di indottrinamento al quale i nostri eroi sono stati sottoposti sin da quando avevano i pannolini. Sicuramente ci sarà stata qualche mutazione genetica.

Oggi definiscono populisti tutti coloro che non la pensano come loro, dimenticando che i primi populisti dovrebbero essere loro.

…non ho finito!

Appena ho un altro po’ di tempo continuo!

Parmigiana di melanzane con pesce spada

Oggi ho voluto provare una variante della tradizionale parmigiana di melanzane. Alla posto del ripieno solito di mozzarella e mortadella ho usato un carpaccio di pesce spada vi assicuro che il risultato è ottimo. P. S. Oggi non scrivo la ricetta ve la racconto con dei video.

Ingredienti per quattro persone: Quattro melanzane medie tagliate a fette e fritte , 200 g di carpaccio di pesce spada fresco, foglie di menta, capperi, pepe quattro stagioni, sale, olio evo, passata di pomodoro.

Preparazione:

Il piatto è pronto. Buon appetito

Cos’è la coerenza?

Spesso, negli ultimi mesi, da quando sono uscito dal pd, mi sento rivolgere l’accusa di incoerenza. Allora provo a fare un po’ di chiarezza.

Partiamo dal concetto di coerenza. Cos’è la coerenza? Per non sbagliare sono andato sul mio vecchio dizionario Zingarelli e ho trovato questi i significati: 1) coesione; 2) stretta connessione logica, assenza di contraddizioni, conformità tra idee e comportamento, costanza.

Dunque, non sbaglio se dico che la coerenza è la stretta connessione tra le proprie idee e il proprio agire. Ora mi chiedo, se questo è il significato di coerenza, dove sarebbe la mia presunta incoerenza? Sarei incoerente per aver lasciato il pd e per manifestare la mia contrarietà apertamente, senza infingimenti? Sarei incoerente, perchè per anni (9 per l’esattezza) ho militato in quel partito, ed ora guardo altrove? Sarei incoerente perchè per anni mi sono speso per un partito, per le sue proposte, per i suoi rappresentanti e, ora, non lo faccio più e lo critico aspramente?

No! non posso essere considerato incoerente per questo. Se la coerenza è la stretta connessione tra quello che si pensa e il proprio agire, io non sono incoerente.

Chi mi consce e chi ha avuto la pazienza di leggermi (sui social o su questo blog) o di ascoltarmi in questi anni, sa bene come la penso sul pd, oggi così come ieri. Sa bene il mio percorso all’interno di quel partito e sa bene quanto lo abbia criticato negli ultimi 5 anni. Le mie critiche nei confronti del Segretario Renzi, del suo gruppo dirigente e della loro gestione sono state durissime, non mi sono mai risparmiato; e se ho criticato non l’ho fatto per sport o per passatempo o per una sorta di antipatia personale, ma perchè mi rendevo conto della deriva che il partito aveva imboccato e che si è dimostrata nelle ultime elezioni. L’ho sempre fatto in maniera schietta, senza troppi calcoli con la spregiudicatezza di chi ha a cuore solo il bene del partito.

Ahimè, queste critiche non solo non sono state ascoltate e non hanno sortito alcun effetto, ma hanno fatto si che venissi additato come quello che rompe le scatole, il peggior nemico del partito, quello da allontanare e da canzonare. La mia era diventata una situazione insostenibile, tanto da convincermi che era giusto ed opportuno uscire dal pd.

Così nel dicembre 2017, con grande travaglio interiore, ho deciso di rompere con quello che era stato il mio partito per nove anni. Non c’era più comunanza di idee, vedevo un partito lontano anni luce da quello che mi aveva convinto a tesserarmi per la prima volta  (per chi avesse voglia di leggere, vi rimando a questo articolo dove spiego perchè me ne sono andato Lascio il pD ).

Dunque, ho rotto, senza ripensamenti; il pd non è più il mio partito. Le mie scelte sono andate di pari passo con le mie idee, che, peraltro, ho sempre manifestato alla luce del sole. Di cosa mi si vuole accusare?

Il mio percorso politico è sempre stato lineare, trasparente e coerente. La politica per me è stata ed è una passione, praticata sempre in maniera disinteressata, in nome di un interesse collettivo al quale ho sempre creduto.

Ora mi si accusa, e sono prevalentemente chi nel pd è rimasto, di essere incoerente, di “sputare nel piatto nel quale ho mangiato” e di farlo per puro risentimento personale o per non aver ottenuto quello che volevo. Non c’è niente di più irreale.

Forse a qualcuno sfugge che la politica non è per tutti accomodarsi a qualche tavolo e mangiare, pensando esclusivamente a se stessi; sfugge che ci può essere qualcuno a cui la politica non solo non ha dato nulla ma ha preso a piene mani. Ai molti può sembrare impossibile quello che dico, tanto è comune l’idea che chi fa politica lo fa solo per interessi personali. Ma le eccezioni esistono e come se esistono.

Dunque, non ho nessun risentimento personale e il mio agire è dettato solo dalle mie convinzioni, giuste o sbagliate che siano.

Ora, mi chiedo per quale cavolo di motivo non dovrei criticare il pd? Per quale cavolo di motivo non dovrei osteggiare quel partito che ha distrutto l’idea di sinistra che ancora oggi mi pervade?

Ebbene si, forse sembrerà strano a qualche sapiente che si sente la personificazione della sinistra italiana, non ho cambiato il mio credo politico; ero, sono e sarò un socialdemocratico; ero, sono e sarò un convinto assertore del welfare state.

Solo perchè ho abbandonato un partito che è andato da tutt’altra parte rispetto al mio modo di pensare, sono diventato un traditore dei miei ideali? No, cari lettori, non ho tradito nessun ideale, piuttosto sono stato tradito da chi per anni ha usato anche le mie idee per andare da tutt’altra parte rispetto a dove sbandierava di voler andare.

Oggi possiamo dire che il pd sia un partito di sinistra? No, nel modo più assoluto! E questo non lo dico io, lo dicono i milioni di elettori che non lo hanno votato e che hanno cercato la rappresentazione delle proprie idee altrove.

La messa in stato d’accusa dei “delusi della sinistra” da parte di chi ha contribuito a creare questa delusione è incomprensibile e un puro esercizio di retorica che non trova e non troverà ascolto.

La mancanza di rispetto (che in molti casi sfocia nell’offesa personale), delle idee altrui è frutto dell’autoreferenzialità nella quale molti si sono trincerati e che non ha nulla di sinistra.

Mi sono dilungato troppo, ma spero che mi scuserete dal momento che non vi rompevo le scatole da un po’ di tempo. Sentivo la necessità di fare un po’ di chiarezza sulla mia presunta incoerenza, non tanto per chi mi accusa, dei quali, francamente, mi importa poco, ma per chi non mi giudica e continua a stimare Giovanni Leo anche fuori dal pd.

 

 

 

Risotto allo zafferano con zucchine, pomodori secchi e menta

Oggi voglio fare un risotto con le zucchine; ma c’è un problema: a me le zucchine non piacciono. Devo trovare il modo per non esaltare il sapore delle zucchine, ma fare emergere altri sapori. Allora, ho pensato di unire alle zucchine lo zafferano e i pomodori secchi, per dare più intensità e gusto al risotto. Le foglie di menta cadono come il cacio sui maccheroni… Non ci credo: è buonissimo.

Ingredienti per due persone:

200 gr di riso, 2 zucchine medie, 4-5 pomodori secchi, 2 rametti di menta, 1 litro di brodo vegetale, parmigiano, olio EVO, 1/4 di cipolla media, sale q.b.

Preparazione

In una saltapasta mettete l’olio, la cipolla tagliata tritata e le zucchine tagliate a dadini;

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quando la cipolla sarà rosolata, aggiungete una spruzzata di vino bianco e fate cuocere il tutto per 5 minuti; aggiungete il riso, mescolate il tutto, spruzzatelo con dell’altro vino bianco e continuate la cottura per qualche altro minuto;

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quando il vino sarà evaporato, cominciate ad aggiungere il brodo vegetale, che avrete preparato precedentemente e fate cuocere avendo cura di mescolare di tanto in tanto;

mentre il riso cuoce, tagliate a dadini i pomodori secchi (io ho usato dei pomodori secchi sott’olio, ma si possono usare anche quelli secchi fatti rinvenire in un poco d’acqua e sale);

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a 3/4 della cottura, aggiungete una bustina di zafferano e i pomodori sminuzzati e completate la cottura aggiungendo sempre il brodo necessario; quando il riso sarà cotto (non deve essere molto secco, quando lo spadellate defe fare l’onda) aggiustatelo con il sale, spolveratelo con il parmigiano e mantecate il tutto;33942264_10216000945565890_2084777838442971136_n.jpg

fate riposare il risotto per qualche istante ed impiattate aggiungendo delle foglioline di menta

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Il piatto è pronto! Buon Appetito!

Se avete dubbi scrivetemi

La metamorfosi

Li chiamavano rancorosi…
I rancorosi erano quelli che secondo loro non accettavano il pensiero del capo passivamente.
I rancorosi erano quelli che provavano a dire che in quel partito c’erano molte cose che non andavano.
I rancorosi erano quelli che dicevano che le riforme, che venivano fatte a colpi di maggioranza, grazie all’accordo sottobanco con il cdx rappresentato da Verdini, erano sbagliate.
I rancorosi erano quelli che avevano spaccato il partito perché invidiavano loro e il loro capo.
I rancorosi erano quelli che votavano altri partiti per far dispetto al capo.

Loro, invece, erano quelli che governavano, che facevano il bene dell’Italia, quelli che non sbagliavano mai, quelli prescelti, i migliori, quelli che erano invidiati.

Oggi, da invidiati si sono trasformati in invidiosi, pronti a spalare merda contro i loro avversari, pronti ad infangare chi è stato portato da Loro stessi a fare altre scelte, pronti a pontificare da pulpiti per loro inaccessibili, pronti a delegittimare tutto e tutti.

C’è stata la metamorfosi, eccome se c’è stata; mantenendo solo la loro proverbiale superbia, si sono trasformati in tutto ciò che avevano denigrato, sperando di recuperare un consenso che avevano (non per loro merito) ma che hanno perso (per loro incapacità).

Non hanno capito niente! Continuano a sbagliare, cioè continuano a fare quello che sono più capaci di fare, convinti che stanno facendo bene. Nel castello di carte che si sono costruito, nel loro dorato isolamento politico e sociale, difendono con il coltello tra i denti i privilegi acquisiti, incuranti dei sacrifici di chi ha creduto in loro e per questo sono disposti a tutto!

Di chi sto parlando? Dei renziani del pd!

Un quadro politico complicato, quello che è derivato dalle Elezioni Politiche

Il quadro politico in Italia è molto complesso è inutile nasconderselo… si pensava che con le elezioni politiche del 4 Marzo sarebbe cambiato qualcosa e invece siamo a punto e a capo. L’esito delle urne ha detto cose importanti, certo, ma non ci consente di avere un quadro chiaro di quello che sarà il futuro politico di questo Paese.

Chi ha vinto? sgombriamo il campo da ogni dubbio… non ha vinto nessuno, perchè non poteva vincere nessuno! La legge elettorale era stata consapevolmente fatta per determinare questo risultato.

Mi direte “ma i il M5s ha preso quasi il 33% dei consensi , quasi doppiando il consenso degli altri partiti”, è vero ma questo conta poco. in un sistema elettorale di tipo proporzionale (lo possiamo definire così il Rosatellum, anche se c’è una quota di parlamentari eletti con il maggioritario), nessun partito più vincere se non ottiene la maggioranza assoluta dei consensi. Dunque, nessun partito ha vinto, perchè nessun partito ha la maggioranza assoluta.

Questo sistema, imporrebbe un dialogo (che stenta ad avviarsi) tra forze politiche, che mai come in questo momento storico risultano essere eterogenee e antitetiche l’una all’altra.

Eppure, la nostra storia di queste situazioni ne ha già vissute tante, specie nella cosiddetta prima repubblica… ma erano altri tempi e si è sempre trovata una soluzione. Vi ricordate i famosi governi di pentapartito o di quadripartito.

Che cosa è cambiato? E’ cambiato il ruolo dei partiti. E’ cambiata la consistenza stessa dei partiti. Mentre una volta ci trovavamo di fronte a compagini con una chiara connotazione ideologica, oggi non lo sono più. Gli schieramenti oggi in campo sono certamente figli di quella concezione ideologica, ma hanno perso i tratti distintivi, si sono annacquati, si sono contaminati. Trovare vere e significative differenze tra gli uni e gli altri appare un’impresa ardua per tutti, anche per chi è addentro alla politica.

Al superamento delle ideologie, si aggiunge l’introduzione del concetto di “leader”,  una figura nuova, ben distinta dal vecchio capo partito. I moderni leaders non si preoccupano più di rappresentare una pluralità di idee, ma sono essi stessi l’idea alla quale aderire o non aderire. Di fatto assistiamo alla mortificazione della democrazia interna e all’adeguamento incondizionato al pensiero del capo.

In questo quadro, è difficile far prevalere la POLITICA, si preferisce far prevalere la faziosità e il personalismo.

Ed è così che le attuali forze politiche hanno creato il famoso “stallo alla messicana”; tre soggetti uno di fronte all’altro, in circolo, che si tengono puntata la pistola, ma nessuno spara per paura di essere colpito dall’altro. E’ un esempio cinematografico, ma che rende bene l’idea della situazione attuale. Nessuno vuole fare un governo con l’altro per paura di perdere i propri consensi.

Davanti a questa situazione, sarà difficile per il Presidente della Repubblica individuare un percorso che sia politico e che porti alla formazione di un nuovo governo e diventa sempre più probabile l’ipotesi di elezioni anticipate. Ovviamente, andare a votare con il medesimo sistema elettorale può essere un pericolo, in quanto si rischierebbe di ritrovarsi con un risultato simile all’attuale; si dovrebbe cambiare la legge elettorale, ma l’esperienza appena passata insegna che non è cosa semplice, specie se si guardano i propri interessi di sopravvivenza e non quelli collettivi di una nazione.

Sarà un bel rebus da risolvere per il Presidente.

 

 

 

 

La nave

C’era una volta una bella nave che navigava tranquilla in mari calmi e assolati, guidata da un comandante esperto; a bordo c’erano tante persone e tutte erano convinte e sicure che avrebbero fatto una straordinaria crociera; ad ogni porto dove attraccava imbarcava persone nuove, tanto si era sparsa la voce che era la nave giusta, quella dove valeva la pena salire. Un giorno però, la società armatrice, convinta che, dopo aver percorso sempre lo stesso tratto di mare, era opportuno esplorare nuove rotte, spinta anche dai passeggeri, che cominciavano a scocciarsi del solito percorso, decide di cambiare. “Nave nuova” – gridò il vecchio armatore – “cambieremo tutto ed esploreremo nuove rotte”. Ovviamente, per fare ciò, pensò: “non posso lasciare il vecchio comandante; ha una certa età e conosce solo quella rotta che ha percorso per tanti anni; ci vuole uno giovane, avventuriero, sprezzante del pericolo”. E fu così, che fu cacciato il vecchio timoniere e fu messo alla guida uno nuovo che fino ad allora aveva guidato solo motoscafi veloci.

Tutti furono contenti per la decisione, l’idea di scoprire posti nuovi con un nuovo e baldanzoso comandante affascinava, tanto che si faceva a gara per salire sulla bella  nave.  C’era molta gente che voleva salire, ma la nave, seppur rinnovata, aveva mantenuto le dimensioni solite; quelli che volevano salire, allora cominciarono a strattonarsi e a spingersi a farsi reciproche scorrettezze pur di accaparrarsi un bel posto a bordo; ma il nuovo capitano gridò “si parteeeee! vi farò fare una crociera da sogno!” e la nave partì.

Cominciò la navigazione; mare calmo, tempo bellissimo, si iniziò a vedere posti, magici, mai visti, da sogno; ” wowwww, ma che magnificenza” – si sentiva commentare a bordo – “questo comandante è proprio figo”, ” a saperlo ci saremmo sbarazzati prima del vecchio  timoniere”.

Furono giorni belli quelli, ad ogni porto saliva gente nuova e sembrava di vivere Love Boat (la famosa serie della nave dell’amore, che quelli della mia età sicuramente ricorderanno).

Il capitano, visto che la sua conduzione piaceva, anzi piaceva molto, cominciò a pensare “a bordo mi acclamano, sono tutti contenti, punto a spingermi ai confini del mondo”; e così fece, non curante di quanto gli diceva qualcuno che gli stava affianco e che lo consigliava di essere prudente, avendo capito meglio di lui i limiti della nave ; “zitto tu – spesso si sentiva tuonare – non gufare”, “voglio andare oltre, se non ti sta bene prendi una scialuppa e vattene”. E fu così che più di uno, prese il battello di salvataggio e se ne andò.

I giorni della navigazione serena, però, passarono presto; in mare aperto, si cominciarono ad affrontare le prime tempeste; le coste splendide, che fino ad allora erano state viste, non si scorgevano più; la vita di bordo cominciava a pesare; la baldoria continua che aveva contraddistinto il viaggio lasciò il passo ai mugugni; quelli che erano i passeggeri abituali della nave, passata la fase dell’esaltazione legata alla novità, iniziarono a mostrare qualche segno di insofferenza per la situazione; si cominciava a stare scomodi a bordo, troppa confusione, troppe persone, una meta che non si intravedeva;  nessuno era abituato a tutto questo; “porca miseria – tuonò il più anziano dei passeggeri – questo comandante è un incosciente, dove cavolo ci sta portando, voglio tornare alla vecchia rotta”. Qualcuno si fece coraggio e andò a parlare con il capitano: ” ma dove cavolo ci stai portando, non si vede meta, il mare è grosso, torniamo indietro”; “No – rispose stizzito il comandante – qui si fa come dico io! si va avanti, senza guardare indietro! voglio arrivare all’isola che non c’è dove mi hanno detto che c’è il tesoro! se non vi va bene prendete le scialuppe e andatevene!”.

E così si radunarono un bel po’ di quelli che erano abituati alla navigazione sottocosta e abbandonarono la nave.

“Vai comandate!”, “sei il migliore!”, “ci fidiamo di te!”, “ora che sono scesi quei mammalucchi stiamo più comodi!”, “portaci dove vuoi” erano queste le esclamazioni che si sentivano sulla nave; E tutti ripresero a ballare e a divertirsi, mentre il coraggioso e incosciente capitano governava la nave tra i flutti.

Seguirono giorni di navigazione complicata, ma tutti erano fiduciosi che lo spericolato comandante li avrebbe portati alla nuova meta.

Una mattina linda e serena si udì: “ci siamoooo!” “Terraaaaaaa”  “si vede l’isola che non c’è!”, “preparatevi a scendere”. Tutti furono felici, dopo tanti giorni di navigazione, finalmente, si era arrivati alla meta; non si vedeva l’ora di scendere.

La nave attracca, viene messa in mare l’unica scialuppa rimasta, salgono festanti e giulivi i passeggeri con in testa il comandante e si avviano verso quella che doveva essere la terra magica.

Tutti felici e contenti mettono piede sul suolo raggiunto pronti a godersi le gioie promesse dal comandante, ma si trovano davanti un’amara sorpresa.

La popolazione indigena, stremata da anni di isolamento, affamata e incazzata, era lì ad aspettarli. “Ma dove siamo finiti?” – gridò il comandante – “questa non è l’isola che non c’è!”, “torniamo sulla nave!”; nemmeno il tempo di dire ciò, e la popolazione indigena si era già scagliata contro, perchè voleva salire su quella nave che a loro sembrava l’ultima speranza per cambiare vita.

Comandante e passeggeri, con regalini vari, cercarono di tenere a bada la popolazione inferocita, e, approfittando di un momento di distrazione dei più facinorosi, riescono a salire sulla scialuppa e si allontanarono da quella terra triste ed inospitale.

Mentre, tornavano, inavvertitamente la scialuppa urta uno scoglio, ma nessuno ci fa caso, e così raggiunsero la nave, salirono a bordo, caricarono la scialuppa e salparono.

Il capitano, era incazzato! non si dava pace! “ma che cavolo di rotta mi avete indicato!” -gridava contro il suo equipaggio – “ora si fa a modo mio”, “non si torna indietro!”, “voglio raggiungere l’isola che non c’è!”, “qui mi gioco tutta la mia credibilità”.

I passeggeri, che avevano sentito le urla cominciarono a preoccuparsi, ma erano in mare aperto non si poteva tornare indietro; decisero allora, di assecondare il comandante nella speranza che prima o poi la terra promessa l’avrebbero raggiunta.

Si navigò, per giorni, settimane e mesi; la nave nel frattempo per le continue sollecitazione dopo tanto tempo in mare aperto, cominciava a presentare qualche segno di cedimento.

Finché, una mattina si udì “Eccola!”, “stavolta ci siamo”, “l’isola che non c’è è difronte a noi!”. Tutti lanciarono i cappelli in aria corsero nelle cabine per fare i bagagli, convinti che era quella la sospirata meta.

Ma, le amare sorprese, per i nostri eroi non erano finite! prima ancora di scendere, dalla terra si udirono delle esplosioni! “Che succede?” gridò il comandante preoccupato. “Capitano ci cannoneggiano” gli risposero!  I passeggeri: “ci cannoneggiano?” “ma dove cavolo ci ha portato di nuovo questo pazzo?”

“Prestoooo… macchine avanti tutta” , “togliamoci di mezzo” – gridava il comandante impazzito.

“Capitano è troppo tardiiii! ci hanno colpiti!” gli rispondevano. I passeggeri erano nel panico più assoluto. Non sapevano più che cosa fare.

“Gettate in mare l’unica scialuppa di salvataggio!” – disse uno dell’equipaggio – “si salvi chi può!”

Tutti a correre per cercare di salire sulla scialuppa; spintoni, calci, pugni; qualcuno cade in mare e viene assalito dagli squali; la disperazione regna sovrana.

Molti riescono a salire sulla scialuppa dove si era già posizionato il comandante, che rapidamente aveva abbandonato la nave che affondava e si allontanano.

Il comandate: “avete visto? anche questa volta ci siamo salvati”, “ora ci penso io a condurvi in salvo”! I passeggeri stremati e disperati non hanno altro santo a cui votarsi: “forse sarebbe meglio che lasciassi il timone della barchetta a qualcun altro” disse uno di loro timidamente, ma fu preso e gettato a mare. “Ci penso io -ribadì – il comandante stizzito”. “Vabbene -risposero i superstiti, impauriti – facciamo come di tu”.

Nessuno si era ancor accorto, che la scialuppa sulla quale erano saliti, aveva giù urtato uno scoglio e stava pian piano imbarcando acqua, nel mare aperto e tempestoso.

Degli altri passeggeri che si erano allontanati con le altre scialuppe non se ne seppe più  nulla. Si racconta che alcuni di loro raggiunsero terre sicure altri sparirono nel nulla.