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Che cosa vuol dire corruzione

…oggi sono indeciso se scrivere la quarta parte della saga del PD salentino che tanto sta appassionando i lettori di mezzo mondo, oppure scrivere qualcosa su un argomento di cui tanto si sta parlando in questi giorni: la corruzione. Vabbè la quarta parte della saga del PD salentino la rinvio a domani, tanto non scappa!

Parto dalle parole del Papa pronunciate a Napoli qualche giorno fa: “Una società corrotta ‘spuzzà’; non è cristiano chi si lascia corrompere. Tutti abbiamo la possibilità di essere corrotti, è uno scivolare verso lo sfruttamento. Quanta corruzione c’è nel mondo”. E ancora: “Andiamo avanti nella pulizia perché non ci sia la ‘spuzzà della corruzione nella vostra città. San Gennaro interceda per voi”. Sono parole durissime quelle pronunciate dal Papa nel discorso fatto ai Napoletani, ma che senza dubbio riguardano l’intera società italiana.

Il nostro Paese, ahinoi, ormai ha raggiunto livelli di corruzione insostenibili per una nazione che si definisce civile. L’ombra della corruzione si annida ovunque. E’ un sistema di vita, talmente radicato, che ormai passa quasi inosservato.

Le frasi più frequenti: “e che possiamo farci? Così va l’Italia!”… “Dobbiamo pur vivere, ci dobbiamo adeguare a questo sistema”… “La corruzione? c’è di peggio!”. Sono queste, solo alcune delle tristi parole che sento pronunciare ogni giorno. Non c’è cosa peggiore della rassegnazione, ma,ormai, la si percepisce in maniera evidente. Si è rassegnati davanti ad uno stato di cose che sembra inamovibile.

Non ci si rende conto che la corruzione sta distruggendo il nostro paese e la speranza di tanti italiani.

Sostenere e alimentare la corruzione vuol dire disintegrare l’ossatura democratica del Paese; vuol dire renderlo più debole; vuol dire creare delle sacche di potere dove pochi ci sguazzano a danno dei più; vuol dire che pochi si arricchiscono e molti si impoveriscono; vuol dire rinunciare alla propria dignità di uomo, alla propria libertà di azione e di pensiero; vuol dire accettare che la nostra terra riceva delle ferite incurabili; vuol dire spegnere i sogni di quanti credono che con la cultura, il sapere, ci si possa realizzare personalmente e contribuire alla crescita della realtà in cui si vive; vuol dire far perdere ogni speranza a chi si trova in difficoltà economiche, a chi cerca un lavoro; vuol dire consegnare alla disperazione chi soffre e sa che non potrà accedere alle cure migliori.

La corruzione sta rendendo l’Italia un Paese dove il malaffare si insinua in ogni dinamica sociale, incancrenendola. Si fa credere che si stia lavorando per il bene comune, mentre si stanno curando affari personali; si fa credere che c’è speranza per tutti, quando, invece, la speranza la si sta spegnendo lentamente.

Non si sa più a chi affidarsi: le istituzioni che dovrebbero essere i baluardi della legalità e della trasparenza, spesso, come si legge, appaiono i luoghi dove si concentra la maggiore corruzione.

E’ assurdo che chi, come sto facendo io oggi, prova a sollevare il problema, viene additato come quello che è contro qualcuno, il giustizialista, quello strano, quello che pretende le cose fuori dal mondo. Vogliamo la normalità, vogliamo un paese civile, vogliamo un paese democratico, vogliamo un paese dove ognuno di noi sia protagonista; non vogliamo mica la luna.

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Nuove norme anticorruzione: a che servono?

Nuove norme anticorruzione! Ecco il nuovo SLOGAN coniato dal Premier Renzi.

E ci risiamo, un altro bellissimo messaggio lanciato nell’etere o meglio nella rete, a rassicurare chi in questi giorni ha lo stomaco in subbuglio ascoltando le notizie che arrivano da #mafiacapitale.

Come se bastassero 4 chiacchiere per sconfiggere una piaga che dilaga ad ogni latitudine, da decenni, e costa allo Stato diversi punti di PIL. Sono abbastanza disilluso per credere che quest’ennesimo annuncio spot porterà qualcosa di buono.

Ma davvero si vuol far credere che la corruzione dilaga perché non ci sono leggi per contrastarla? Ma chi si vuole prendere in giro. Dunque, con un nuovo pacchetto di norme anticorruzione o con l’inasprimento delle esistenti, si sconfigge un mal costume insito nella cultura italiana da millenni? Ma smettiamola di prenderci in giro.

Può davvero la politica (certa politica, perché non voglio fare di tutta l’erba un fascio, quella che gestisce il potere) riformare se stessa? Autopunirsi? Autolimitarsi? Scusatemi ma non ci credo!

Non credo che siano necessarie nuove leggi, sbandierati inasprimenti, sarebbe sufficiente l’applicazione dell’esistenti. Ed qui che casca l’asino, perché ad applicarle spesso è gente essa stessa corrotta. E’ un cane che si morde la coda, mentre la nostra società va a rotoli.

Non serve sbandierare chissà quale azione riformatrice (cambiamo tutto per non cambiare niente)! Ognuno faccia il suo applicando le norme esistenti e soprattutto dando fondo al senso di DECENZA, se ancora ce n’è rimasto un poco.

Nei partiti, si sa tutto, chi si candida o viene candidato lo si conosce; si sa la sua storia, che cosa ha fatto i personaggi che lo accompagnano, mi sembra strano che tutti fanno finta di cadere dal pero, invocando chissà quale giustizia divina. Se davvero si vuole cambiare, non ci vuole molto: basta non iscrivere al partito chi si sa che è indegno; basta non candidare chi si sa che ha rubato o truffato, fosse anche una mela; basta sospendere chi è indagato per qualsiasi reato, fin quando la giustizia avrà fatto il suo corso; basta non mettere in posizioni di comando chi ha l’attitudine alla truffa. Insomma basta poco per dare un po di moralità a questa politica, non serve sbandierare GRANDI RIFORME! E questo si chiama desiderio di GIUSTIZIA, che è cosa ben diverso dal giustizialismo, che “aborro”.

Ognuno faccia il suo sulla strada del rispetto dell’etica e della morale, altrimenti è inutile che riempiamo pagine e pagine di leggi e leggine, staremo sempre allo stesso punto!