PD Salentino: un partito declinato

Ma come è possibile… è passato un mese da quando l’ormai ex Segretario provinciale del PD Salvatore Piconese si è dimesso ufficializzando la sua adesione ad Articolo 1 Mdp, eppure tutto tace… è vero, c’è stata una riappropriazione simbolica della federazione di via Tasso da parte di chi per 4 anni si è sentito esiliato o si è voluto esiliare, mi riferisco al gruppo facente capo alla Viceministro Bellanova, che ha salutato con canti di gioia la dipartita dell’ex segretario, ma niente di più… un incontro privo di contenuti, con le solite frasi di circostanza intrise di buoni propositi… gli stessi buoni propositi che sento da 7/8 anni e che puntualmente vengono disattesi… insomma, aria di festa come quando la Juventus arriva seconda in Champion legue… non ha vinto niente eppure gli juventini festeggiano… sarà che non sono juventino, ma francamente grandi motivi di festeggiamenti all’interno del PD (quello che è rimasto) non ne vedo… 4 anni di gestione Piconese hanno lasciato il deserto… un partito pieno di macerie… le stesse macerie che si era ritrovato quando fu eletto Segretario e manifestava la ferrea volontà di eliminarle per “riconnettere” (usava questa parola) il partito al territorio.

È così! Infatti, la demolizione del PD ha un’origine lunga e risale ai tempi della segreteria di Salvatore Capone, allorquando la caduta in disgrazia (politicamente parlando) di Sandro Frisullo, che reggeva abilmente le redini, spalancò le porte dei personalismi avviando al lento ed inesorabile declino del partito.

Perché stiamo parlando di un partito in declino, anzi completamente declinato, se è vero come è vero che perde ininterrottamente sul territorio da anni, pur essendo a livello regionale e nazionale il maggior partito di governo…

Può bastare la vittoria storica di “San Salvemini” a Lecce per far dimenticare le disgrazie in cui versa il PD leccese e salentino? Per me NO! Non ci dimentichiamo che il PD a Lecce racimola un modesto 8,5% ed è secondo nella coalizione dietro una lista civica e in provincia vince solo in una città su 4 di quelle sopra i 15000 abitati… senza dimenticare, perché più di qualcuno tra quelli che gioivano per il ritorno in via Tasso fa finta che non sia successo, la scandalosa sconfitta a San Cesario, la roccaforte salentina del renzismo, la patria dell’Onorevole Capone, che non racimola i voti sufficienti per farsi eleggere a consigliere, la capitale delle iniziative del PD di Governo (la presenza di Ministri, Viceministri, Sottosegretari, Europarlamentari è stata una costante negli ultimi anni)… c’è poco da stare allegri e da festeggiare!

La situazione è drammatica e nonostante tutto si continua a fare finta di niente… ci ritroviamo con un PD senza una guida, senza un gruppo dirigente coeso capace di far fronte alle necessità contingenti del partito, con un congresso provinciale alle porte e con le elezioni politiche dietro l’angolo.

Qualcuno adesso mi dirà: eccolo il solito disfattista, il solito “cacazzi”.

Forse lo sono, ma con l’unica finalità di dare una scossa ad una situazione di paralisi perenne. Sono anni che denuncio questo stato di cose, che invoco un cambiamento di rotta, che invoco un’assemblea programmatica, che invoco un coinvolgimento della base (per base intendo tutti quelli che si spaccano il posteriore per mantenere in piedi un vaso, che ha perso ogni stabilità, senza mai alcuna gratificazione)… Parole, le mie intrise di ragione, ma spesso declassate a polemica politica da chi la politica la intende in maniere personalistica ed autoreferenziale.

Lo stato dei fatti è sotto gli occhi di tutti e chi mi legge sa che ho ragione anche se molti non lo ammetteranno mai…

Credo che per il Pd salentino ci sia la possibilità di un riscatto, che possa ambire ad essere un partito popolare, capace di parlare alle masse, ad una sola condizione: torni ad essere una comunità con comunione d’intenti. Na parola!

Nonostante tutto ci spero ancora (anche se la speranza ogni anno che passa diventa sempre più flebile), perché in questi anni ho conosciuto uomini e donne dalle capacità straordinarie e dalle passioni indescrivibili. Uomini e donne che spesso vengono marginalizzati, spinti quasi nell’angolo del dimenticatoio perché non adombrino la fioca luce di qualcuno che vuole sentirsi il re o la regina del nulla. Uomini e donne che con l’arma dell’indifferenza sono accompagnati “gentilmente” alla porta, facendoli sentire estranei a casa loro e determinando l’emorragia di iscritti alla quale assistiamo da anni.

Non ci vorrebbe molto: solo la reale volontà di cambiare con i fatti ciò che spesso si vuole cambiare a parole.

C’è tanto da fare eppure si sta fermi.

” In politica la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana.”

” In politica la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana.”.

Sono queste le parole di Carlo Salvemini che all’indomani della clamorosa vittoria del Centrosinistra a Lecce mi hanno colpito.

E’ proprio vero, succede sempre così, quando si vince, gli artefici sono tanti, ma quando si perde il responsabile è uno solo. Ma a sto giro, non deve essere così, è giusto raccontare la verità e dire che quella clamorosa vittoria che il centrosinistra ha ottenuto a Lecce, sconfiggendo al ballottaggio il centrodestra, ha un solo padre e quello si chiama Carlo Salvemini. E’ stato lui l’artefice di questo risultato straordinario e nessun altro; è stato lui che ha dato quel qualcosa in più rispetto alle altre tornate elettorali in cui si era perso in maniera netta.

In questi giorni assistiamo, invece, alla corsa per intestarsi il risultato di Lecce, sminuendo quello che realmente è stato. Tutti si definisco artefici di questo successo. Addirittura, anche a Roma, l’entourage di Renzi, per bilanciare il risultato che ha visto perdente il PD nella stragrande maggioranza delle città dove si è votato per il ballottaggio, ha detto che è stata una vittoria sua. Ma sappiamo bene che non è così. L’apporto del PD, è sotto gli occhi di tutti, è stato modesto, in linea con con il suo recente passato, quando assicurò ai suoi candidati terrificanti sconfitte. Non dimentichiamo che che l’apporto dei democratici è rappresentato da un misero 8,5%, davvero un pessimo risultato se si pensa che il PD è il maggior partito di governo nazionale e regionale, che vanta al suo interno Viceministri, Onorevoli e Assessori regionali. Vederlo scavalcato nel computo dei voti da una delle liste del Sindaco è “agghiacciante”.  Eppure, c’è chi sta cantando vittoria.

Se il centrosinistra ha vinto è merito di Carlo Salvemini. Che poi, il centrosinistra ha davvero vinto? La matematica ci viene in soccorso. in termini di voti le liste di centrosinistra collegate a Salvemini raggiungono a malapena un 25%; risultato questo speculare a quello di 5 anni fa quando consegnarono il centrosinistra ad una delle più cocenti sconfitte. Il 29% complessivo non sarebbe servito a nulla, senza quello che è stato l’elemento determinate della vittoria di Salvemini: la spaccatura del centrodestra.

La vittoria che oggi sta esaltando molti di centrosinistra (io sono stracontento, ma non riesco ad esaltarmi) non ci sarebbe mai stata se il centrodestra non si fosse diviso e soprattutto senza l’apparentamento con una parte consistente di quel centrodestra (quella schieratasi con Alessandro Delle Noci).

Carlo Salvemini è stato bravo ad includere tutti, a far sentire quelli che, normalmente, stentano a riconoscersi in qualche partito parte importante del suo progetto. E’ stato bravo a mantenere la barra del timone dritta. In questo ha vinto. E’ stato questo il valore aggiunto che ha saputo portare il candidato sindaco.

Il Centrosinistra ha bisogno di riflettere sulla realtà dei fatti, per non rischiare di ritrovarsi tra qualche mese con l’acqua alla gola. C’è molto dal lavorare. C’è la necessità di trasformare una vittoria frutto delle indubbie capacità di Carlo Salvemini, ma anche delle circostanze favorevoli in una vittoria della buona politica e della maggiore capacità di amministrare. Il PD, anche grazie ai suoi consiglieri eletti, ai quali rivolgo il mio più grande in bocca al lupo, deve cambiare letteralmente registro e radicarsi sul territorio; deve diventare un partito rappresentativo sul territorio e dare risposte concrete ai bisogni della città.

Guai a cullarsi e ad adagiarsi sugli allori. Il bello viene ora!

 

 

 

Porchetta romana fatta in casa

E’ vero, la porchetta romana, come si evince dal nome, non è un piatto tipico della mia zona (per chi lo avesse dimenticato, sono salentino), ma della zona di Roma, dei Castelli Romani, dell’Italia Centrale in generale…in particolare  è famosa quella di Ariccia. Siccome da noi non si usa molto ed io ne vado pazzo, per non mangiare la porchetta a lunga conservazione che spesso si trova ai camioncini dei paninari, ho deciso di provare a farla… Vi assicuro che non è difficile ed il risultato è spettacolare.

Ingredienti:

un bel pezzo di pancetta con la cotenna , un filetto di maiale, sale, pepe, rosmarino, salvia, timo, finocchietto selvatico, vino bianco.

Preparazione:

su di un piano stendete la pancetta come se fosse un foglio, cospargetela di sale grosso, pepe bianco o nero, salvia, rosmarino, timo e finochietto selvatico fresco (io ho fatto un battuto di tutto con il coltello) e massaggiatela; aggiungete al centro il filetto di maiale, che dovrà avere la lunghezza della pancetta e arrotolate; legate il tutto con uno spago da cucina ben stretto.17264841_10212120488516889_4519853280852883699_n

Riponete la porchetta in un tegame, che riempirete fino a metà con acqua, un bicchiere divino bianco e dei rametti di rosmarino; fate cuocere per circa tre ore a 200° in forno statico (la porchetta pesava circa 3 kg e, in genere, si fa cuocere un’ora per ogni kg), avendo l’accortezza di girarla ogni tanto e di irrorala con il liquido di cottura.

Questo è il risultato17203080_10212120488596891_355138592788418163_n

Tagliatela a fette sottili con un coltellaccio ed accompagnatela con carciofi e funghi sott’olio e peperoni arrostiti … una vera delizia

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Buon Appetito… se avete dubbi sul procedimento scrivetemi.

Congresso Pd: ho accettato il ticket con Emiliano

 … qualcuno mi chiede perché non ho ufficializzato la mia candidatura a segretario nazionale del Partito Democratico, dopo averla annunciata qualche giorno fa; ebbene, è il momento di fare chiarezza!

… Dopo un’attenta ed accurata riflessione… sempre per il bbene del Paese che io amo… per l’ammore che nutro verso il mio primo ed unico partito… perché ritengo giusto che due “scassapalle” non si pestino i piedi a vicenda, ma procedano di pari passo sulla strada del cambiamento degli usi e costumi che hanno incancrenito il partito, contro chi le palle non le vuole scassate… ho fatto un passo di lato e ho accettato il ticket con Emiliano… insieme procederemo sulla strada che porterà al trionfo della democrazia e alla riscossa degli ultimi dentro e fuori il Pd! 

Avanti con #Emilianosegretariopd

P.s. È un articolo di fantasia e non corrisponde alla realtà!

P.s.p.s. Il mio sostegno alla candidatura di Emiliano è vero però!

…dopo Renzi, Emiliano ed Orlando, per il BBENE del Partito Democratico, faccio il sacrificio e MI CANDIDO a Segretario anche io!

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Ho deciso di candidarmi per dare voce a chi nel PD voce non l’ha avuta mai; per quei signor nessuno, che in questi anni in silenzio, senza la possibilità di poter dire quello che pensavano, si sono visti emarginare e rispolverare solo in occasione delle elezioni; per quei signor nessuno che ogni giorno ci mettono la faccia per difendere ciò che spesso non è difendibile; per quei signor nessuno che non hanno voce, ma che avrebbero tanto da dire.
Il partito è fatto da quei signor nessuno e sono loro che adesso devono parlare!
 
Il PD è diventato un partito autoreferenziale, personalistico, staccato dalla quotidianità sociale ed economica del Paese, che vive alla giornata, senza un’idea ben precisa di futuro da proporre.
In queste ore pare che sia in atto un peggioramento della situazione, con arroccamenti, lacerazioni, risentimenti personali, non degni di un partito democratico. Ne consegue un partito in rapido dissolvimento con una scarsa capacità di incidere sulla triste realtà economica e sociale che il nostro Paese sta vivendo.
Siamo di fronte ad un partito che si anima solo quando bisogna comporre organismi di partito o quando bisogna individuare candidature in occasione degli appuntamenti elettorali, per il restante tempo è silente.
Il PD, oggi, è distante dalle persone, dalla loro quotidianità, intento più a costruire posizioni da privilegiare, che a mettersi a disposizione dei tanti che invocano sostegno.
Un buon dirigente, al contrario di quello che ha fatto Renzi in questi anni, deve sforzarsi di capire che cosa è realmente accaduto e non autocelebrarsi quando le cose vanno bene e autoassolversi, scaricando le responsabilità sugli altri, quando le cose vanno male.
E, invece, si è arroccato nel suo fortino, ha alzato palizzate a sua difesa, nel tentativo di tutelare quelle posizioni di privilegio conquistate ed auto conservarsi.
È arrivato il momento di aprirsi ad un confronto di merito, schietto, senza falsi infingimenti, senza preoccupazioni personali.
Qui c’è da costruire un PARTITO, che sia innanzitutto una comunità che persegue un medesimo obiettivo: quello di dare al nostro Paese un’immagine, un progetto per il futuro, un’idea di sviluppo.
Non si costruisce nulla se non si dispone di un organizzazione di partito, che prescinda dai nomi, dai capibastone, che faccia del suo essere comunità la propria forza.
Ormai ci siamo abituati, negli ultimi anni, a vedere, nella migliore delle ipotesi, le sezioni di partito trasformate in perenni comitati elettorali, avamposti a sostegno di questo o quel personaggio, nella peggiore, a vederle chiuse.
Il nostro partito è per definizione DEMOCRATICO e non può prescindere da quel contributo di idee (anche espresse sotto forma di critica) di tutti coloro che hanno a cuore il PD. Non si può fare a meno di tenere nella giusta considerazione il patrimonio umano, in termini di esperienza, anche se tra luci ed ombre, che ci rinviene dal passato. Così come non si può fare a meno di quella brillantezza e quella freschezza che si può ritrovare nel pensiero di taluni giovani.
il PD non è nelle condizioni di potersi permettere di marginalizzare chi (giovane o più in là con gli anni), senza dubbio, può fornire il suo apporto, per il solo fatto che non è fedele alla linea del capo.
Bisogna avere riguardo e cura dell’organizzazione del partito, ma non la si fa riempendo gli organismi di partito di fedelissimi. Così facendo, l’unico risultato che si può ottenere è quello di un unanimismo di facciata, che mortifica il dibattito e, anzi, lo annienta, lasciando il vuoto dietro di se. La paura di confrontarsi, di discutere anche con durezza, deve essere messa da parte, il coraggio di affermare il proprio pensiero deve prendere il sopravvento, perché è nel confronto che risiede la crescita e lo sviluppo.
Ecco perché dico che questo gruppo dirigente ha fallito e deve lasciare spazio a chi spazio in questi anni non lo ha avuto.

Il futuro, prima o poi, ritorna; speriamo di no!

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… un immagine fuori dal tempo, che sa tanto di presa per il culo… un titolo: “il futuro, prima o poi, ritorna“, che mostra tutta l’arroganza del personaggio e la volontà di edulcorare una realtà ben diversa da quella del boom economico dell’Italia, alla quale si è voluto ispirare… non ha capito nulla! tre anni di governo (in cui ha fatto di tutto, riuscendoci, per attirarsi le antipatie della stragrande maggioranza degli italiani) non sono serviti a niente… continua a voler riproporre l’immagine dell’uomo che salverà l’Italia … l’immagine del boy-scout che entra nelle case delle famiglie italiane e con una battuta porta il buon umore… NO! Non ha capito nulla…Ancora una volta sta sbagliando… questa immagine non funziona… siamo nel 2017 e le immagini e gli spot da Carosello sono un lontano ricordo… gli italiani hanno smesso di sperare e di aver fiducia nel futuro, come si faceva una volta… ancora di più se ad incarnare il futuro è un uomo solo, che in tre anni ha detto e fatto tutto e il contrario di tutto, dimostrando di essere divisivo più che inclusivo… Renzi, non ha deciso di ricominciare, ha deciso di continuare quello che finora ha fatto, sulla via dell’arroganza e dell’egocentrismo, non curante del messaggio netto che gli Italiani gli hanno recapitato con il Referendum… c’è bisogno di un cambio di passo vero, non del cambio di uno spot elettorale…ma continua a far finta di niente!

Va convocata l’Assemblea provinciale del PD

… vi sembrerà strano, ma ieri sera ho ascoltato che cosa avevano da dire i promotori dei comitati per il No, che si ritrovavano all’hotel Tiziano per un’analisi del voto referendario e discutere del dopo…

…che c’è di strano? Lo strano è che l’iniziativa era sostanzialmente organizzata dal gruppo dirigente del partito democratico provinciale… quel gruppo dal quale notoriamente ho preso le distanze più di una volta non condividendone il percorso politico … ma ero stato invitato e ci sono andato…

…lo dico con la franchezza che mi contraddistingue: non ciò visto nulla di nuovo… il solito tentativo di strutturarsi in un’associazione/corrente, di quelli che, nel corso de miei anni di militanza pd, ne ho già visti nascere e morire alla velocità della luce… solo l’intervento di Pippi Nocera, ex sindaco di Sannicola, mi ha fornito qualche spunto di riflessione insieme a quello di Raffaele Cesari di Maglie… ma è durato giusto il tempo che salisse sul pulpito il Segretario Provinciale del pd…

…la sua relazione (non entrerò nel merito) è stata quella che un segretario di partito normalmente fa all’interno dei cosiddetti organismi di partito (assemblea e direzione) … ha fatto l’analisi del voto referendario e ha prospettato il percorso che il pd provinciale a suo modo di vedere deve fare… ripeto, non entrò nel merito… la cosa assurda, per me, è che il segretario provinciale del pd quella relazione l’avrebbe dovuta nelle cosiddette sedi di partito, negli organismi nati per la discussione… ora mi chiedo come si può voler costruire un partito che funzioni ( e questo è stato il tema della serata) se si parla fuori di esso… se non ci si pone questo problema non potrà nascere mai nulla di nuovo… la situazione è difficile… grandi adunate a Lecce … grandi adunate a Maglie… ma il risultato è sempre uguale… un partito in stallo, vittima di se stesso, sordo alle richieste di cambiamento, che arrivano dall’esterno! 

Salvatore Piconese … per quel che può valere un mio suggerimento (nulla), ma mi permetto solo perché a questo partito ancora ci tengo, convoca l’assemblea del partito!

Referendum: che è successo in provincia di Lecce

Beh vediamo di fare un po il punto della situazione nel pd della provincia di Lecce dopo i risultati del Referendum del 4 dicembre…

È vero sto perdendo colpi, se mi accingo a fare questo ben 7 giorni dopo l’esito referendario… vabbè potrei dire che non volevo fare dichiarazioni a caldo seguendo lo stile degli abili comunicatori… ma la verità è che sto incontrando difficoltà anche io ad illustrare una situazione che dire “è da pazzi” è poco…

…vediamo un po’…da dove comincio? Mmmmm… vabbè cominciamo dalla campagna elettorale pre referendum…

…non vedevo una campagna così astiosa da anni…nemmeno alle regionali ci si era spinti a tanto…

…ho visto cose che la mia fantasia stenta a sviluppare… tutto e il contrario di tutto… d’altra parte come ha scritto qualcuno in uno dei tanti post che si sono susseguiti, anzi, per la precisione era un videomessaggio, era in gioco la vita… sicuramente, la sua vita politica lo era e lo è…

…mi vabbene tutto, in campagna elettorale i toni devono essere accesi, il confronto deve essere duro, ma lo scadimento nelle offese personali, proprio non lo tollero… la contrapposizione politica è una cosa, l’offesa alla persona è un’altra e guai a confondere le due cose… ne ho lette di molto pesanti, anche rivolte a me, che tutto sommato sono l’ultima delle ultime ruote del carro…

… e poi… “ma che è successo? Com’è che Sergio Blasi tuo (perché lo avevo sostenuto durante le elezioni regionali e anche dopo) sta votando Si e tu No?” Ebbene si! Questa domanda me l’hanno fatta in tanti… e che gli dovevo dire? …”francamente non lo so! Per come lo conosco io mi sembra incomprensibile, ma avrà avuto le sue buone ragioni”… “ma quali buone ragioni? Ma non era contro la TAP? ma non era contro Cerano? ma non era contro i poteri forti? Ma non era per il rispetto delle regole? Ma non era per il riscatto di una terra maltrattata da Roma…?” …ed io: “mmmmm…credo che lo sia ancora o, almeno, lo spero!”…Insomma, ho perso più tempo a rispondere a queste domande che a quelle sulla reale portata del riforma costituzionale… perché, infondo alla gente, interessa più quello che succede a livello locale che a livello nazionale…

ah! mi stavo dimenticando… alle domande su Blasi ne seguivano altre del tipo: “ma ora con l’Abaterusso sei passato? Come fai a stare sulla stessa posizione di Abaterusso, che tanto hai osteggiato in questi anni?” …”mmmmmmm – pensavo dentro di me – e mo’ come gliela spiego sta cosa?” …un bel respiro, un sorriso alla Mandrake e “ma NO… semplicemente sta volta siamo sulla medesima posizione …stavolta non sta sbagliando”… lapidario, sibillino e via con le argomentazione sul merito della rifoma.

Insomma, si è visto tutto e il contrario di tutto, si sono visti i deputati salentini girare come le trottole per il Salento, per sostenere le ragioni del si, senza fare grandi proseliti, si sono viste le sfilate di sottosegretari e di ministri – sicuramente la più interessante era la Boschi – ma quello che non si è mai visto è l’entusiasmo per una campagna elettorale che ha dato la netta sensazione di essere una sorta di regolamento dei conti all’interno del PD.

A proposito di contrario di tutto… eccolo qui… Piconese – il segretario provinciale del PD… si schiera per il Si… per circa un mese si eclissa… sbuca fuori gli ultimi 5 giorni i campagna elettorale e dice “io sono per il No”… ha lasciato tutti di stucco, come i barbapapà con i barbatrucchi… scatenando le ire funeste di chi lo pensava dalla sua parte sino al giorno prima…ma si sa Lui è così, non lo scopriamo certo adesso (per una maggiore conoscenza potete leggere i miei precedenti articoli su questo blog, basta cercare Piconese)… non è in grado di rappresentare un partito nella sua interezza!

Una cosa è certa è stata una brutta campagna referendaria dove sono emersi rancori mai sopiti, colpi bassi e scorrettezze… ma che vuoi – mi dicono – questa è la politica “nu me fare li chiangimuertu”… può darsi che sia così, ma c’è un limite che per me è invalicabile: il rispetto del mio avversario politico dal punto di vista personale e umano… un limite che non ho mai voluto oltrepassare e che non va oltrepassato.

Per molti la campagna referendaria è stata un posizionamento in vista dei prossimi congressi…per me no: non c’è niente di più sbagliato…e questa cosa l’ho rifiutata con tutte le mie forze, sono andato avanti da solo con le mie convinzioni… non si doveva e non si potevano confondere i due piani… i posizionamenti verranno dopo, in vista dei congressi, tenendo in conto di tante e tante cose che sono successe in questi anni…per ora godiamoci la Costituzione salvata! HA VINTO IL NO!

Qual è la situazione post referendaria nel pd? Un caos a Roma come a Lecce…guerriglie più o meno armate tra gruppi legati ai vari capibastone…promesse di battaglie, promesse di vendette…ma niente di nuovo… sono tre anni (anzi di più) che la vita di partito è questa…

Comunque poi ne parliamo!

PS. ah dimenticavo…c’è stato pure chi diceva di votare No e faceva votare Si… perché non si sa mai è meglio stare da tutte e due le parti! 🙂

La riforma costituzionale secondo me. Art. 117

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L’art. 117, tra quelli letti fino ad ora, è quello più lungo e il più modificato dalla riforma costituzionale. Esso disciplina la potestà legislativa dello Stato e delle Regioni; cioè stabilisce su quali materie ha la potestà esclusiva di legiferare lo Stato e su quali altre le Regioni; delinea, altresì il potere legislativo delle Regioni a Statuto Speciale, che è bene ricordarlo, non saranno interessate minimamente da questa riforma.

Ebbene, esso è la prova provata del tentativo di accentramento dei poteri legislativi in mano al Governo e alla Parlamento, scippando di fatto dell’autonomia legislativa le Regioni. non mi dilungo ad illustrarvi tutte le materie e la competenza a legiferare, rimandando alla lettura del testo, ma vorrei farvi notare un passaggio per me fondamentale; il più importante dell’articolo.

Più o meno verso la fine dell’articolo si legge:”Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie o funzioni non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale“.

E’ questa la chiave di volta dell’impianto dell’art. 117; la principale novità introdotta dal testo riformato della Costituzione. Che vuol dire: Il Governo, in qualsiasi momento, con una legge dello stato, può intervenire su una materia di competenza esclusiva delle regioni, senza dover dar conto ai territori interessati. Vale a dire, al Governo, gli basta ravvisare un qualsiasi interesse giudicato “nazionale”, per avocare a se la potestà legislativa su una materia.

Che vuol dire questo? Che si vuole far morire il concetto del decentramento dei poteri legislativi, in nome di un accentramento a Roma, nelle mani del Governo, qualunque esso sia, che agirà con un Camera dove avrà una maggioranza bulgara in virtù della legge elettorale attuale (Italicum).

Siamo di fronte ad un vero e proprio tentativo di accentramento di potere oligarchico a tutto discapito del decentramento democratico.

Ditemi voi se questo non è un attacco alla costituzione varata da chi è morto per una repubblica libera e democratica.

Anche per questo per me #èmegliounNO