Archivi tag: elezioni 2018

Un quadro politico complicato, quello che è derivato dalle Elezioni Politiche

Il quadro politico in Italia è molto complesso è inutile nasconderselo… si pensava che con le elezioni politiche del 4 Marzo sarebbe cambiato qualcosa e invece siamo a punto e a capo. L’esito delle urne ha detto cose importanti, certo, ma non ci consente di avere un quadro chiaro di quello che sarà il futuro politico di questo Paese.

Chi ha vinto? sgombriamo il campo da ogni dubbio… non ha vinto nessuno, perchè non poteva vincere nessuno! La legge elettorale era stata consapevolmente fatta per determinare questo risultato.

Mi direte “ma i il M5s ha preso quasi il 33% dei consensi , quasi doppiando il consenso degli altri partiti”, è vero ma questo conta poco. in un sistema elettorale di tipo proporzionale (lo possiamo definire così il Rosatellum, anche se c’è una quota di parlamentari eletti con il maggioritario), nessun partito più vincere se non ottiene la maggioranza assoluta dei consensi. Dunque, nessun partito ha vinto, perchè nessun partito ha la maggioranza assoluta.

Questo sistema, imporrebbe un dialogo (che stenta ad avviarsi) tra forze politiche, che mai come in questo momento storico risultano essere eterogenee e antitetiche l’una all’altra.

Eppure, la nostra storia di queste situazioni ne ha già vissute tante, specie nella cosiddetta prima repubblica… ma erano altri tempi e si è sempre trovata una soluzione. Vi ricordate i famosi governi di pentapartito o di quadripartito.

Che cosa è cambiato? E’ cambiato il ruolo dei partiti. E’ cambiata la consistenza stessa dei partiti. Mentre una volta ci trovavamo di fronte a compagini con una chiara connotazione ideologica, oggi non lo sono più. Gli schieramenti oggi in campo sono certamente figli di quella concezione ideologica, ma hanno perso i tratti distintivi, si sono annacquati, si sono contaminati. Trovare vere e significative differenze tra gli uni e gli altri appare un’impresa ardua per tutti, anche per chi è addentro alla politica.

Al superamento delle ideologie, si aggiunge l’introduzione del concetto di “leader”,  una figura nuova, ben distinta dal vecchio capo partito. I moderni leaders non si preoccupano più di rappresentare una pluralità di idee, ma sono essi stessi l’idea alla quale aderire o non aderire. Di fatto assistiamo alla mortificazione della democrazia interna e all’adeguamento incondizionato al pensiero del capo.

In questo quadro, è difficile far prevalere la POLITICA, si preferisce far prevalere la faziosità e il personalismo.

Ed è così che le attuali forze politiche hanno creato il famoso “stallo alla messicana”; tre soggetti uno di fronte all’altro, in circolo, che si tengono puntata la pistola, ma nessuno spara per paura di essere colpito dall’altro. E’ un esempio cinematografico, ma che rende bene l’idea della situazione attuale. Nessuno vuole fare un governo con l’altro per paura di perdere i propri consensi.

Davanti a questa situazione, sarà difficile per il Presidente della Repubblica individuare un percorso che sia politico e che porti alla formazione di un nuovo governo e diventa sempre più probabile l’ipotesi di elezioni anticipate. Ovviamente, andare a votare con il medesimo sistema elettorale può essere un pericolo, in quanto si rischierebbe di ritrovarsi con un risultato simile all’attuale; si dovrebbe cambiare la legge elettorale, ma l’esperienza appena passata insegna che non è cosa semplice, specie se si guardano i propri interessi di sopravvivenza e non quelli collettivi di una nazione.

Sarà un bel rebus da risolvere per il Presidente.

 

 

 

 

Annunci

La nave

C’era una volta una bella nave che navigava tranquilla in mari calmi e assolati, guidata da un comandante esperto; a bordo c’erano tante persone e tutte erano convinte e sicure che avrebbero fatto una straordinaria crociera; ad ogni porto dove attraccava imbarcava persone nuove, tanto si era sparsa la voce che era la nave giusta, quella dove valeva la pena salire. Un giorno però, la società armatrice, convinta che, dopo aver percorso sempre lo stesso tratto di mare, era opportuno esplorare nuove rotte, spinta anche dai passeggeri, che cominciavano a scocciarsi del solito percorso, decide di cambiare. “Nave nuova” – gridò il vecchio armatore – “cambieremo tutto ed esploreremo nuove rotte”. Ovviamente, per fare ciò, pensò: “non posso lasciare il vecchio comandante; ha una certa età e conosce solo quella rotta che ha percorso per tanti anni; ci vuole uno giovane, avventuriero, sprezzante del pericolo”. E fu così, che fu cacciato il vecchio timoniere e fu messo alla guida uno nuovo che fino ad allora aveva guidato solo motoscafi veloci.

Tutti furono contenti per la decisione, l’idea di scoprire posti nuovi con un nuovo e baldanzoso comandante affascinava, tanto che si faceva a gara per salire sulla bella  nave.  C’era molta gente che voleva salire, ma la nave, seppur rinnovata, aveva mantenuto le dimensioni solite; quelli che volevano salire, allora cominciarono a strattonarsi e a spingersi a farsi reciproche scorrettezze pur di accaparrarsi un bel posto a bordo; ma il nuovo capitano gridò “si parteeeee! vi farò fare una crociera da sogno!” e la nave partì.

Cominciò la navigazione; mare calmo, tempo bellissimo, si iniziò a vedere posti, magici, mai visti, da sogno; ” wowwww, ma che magnificenza” – si sentiva commentare a bordo – “questo comandante è proprio figo”, ” a saperlo ci saremmo sbarazzati prima del vecchio  timoniere”.

Furono giorni belli quelli, ad ogni porto saliva gente nuova e sembrava di vivere Love Boat (la famosa serie della nave dell’amore, che quelli della mia età sicuramente ricorderanno).

Il capitano, visto che la sua conduzione piaceva, anzi piaceva molto, cominciò a pensare “a bordo mi acclamano, sono tutti contenti, punto a spingermi ai confini del mondo”; e così fece, non curante di quanto gli diceva qualcuno che gli stava affianco e che lo consigliava di essere prudente, avendo capito meglio di lui i limiti della nave ; “zitto tu – spesso si sentiva tuonare – non gufare”, “voglio andare oltre, se non ti sta bene prendi una scialuppa e vattene”. E fu così che più di uno, prese il battello di salvataggio e se ne andò.

I giorni della navigazione serena, però, passarono presto; in mare aperto, si cominciarono ad affrontare le prime tempeste; le coste splendide, che fino ad allora erano state viste, non si scorgevano più; la vita di bordo cominciava a pesare; la baldoria continua che aveva contraddistinto il viaggio lasciò il passo ai mugugni; quelli che erano i passeggeri abituali della nave, passata la fase dell’esaltazione legata alla novità, iniziarono a mostrare qualche segno di insofferenza per la situazione; si cominciava a stare scomodi a bordo, troppa confusione, troppe persone, una meta che non si intravedeva;  nessuno era abituato a tutto questo; “porca miseria – tuonò il più anziano dei passeggeri – questo comandante è un incosciente, dove cavolo ci sta portando, voglio tornare alla vecchia rotta”. Qualcuno si fece coraggio e andò a parlare con il capitano: ” ma dove cavolo ci stai portando, non si vede meta, il mare è grosso, torniamo indietro”; “No – rispose stizzito il comandante – qui si fa come dico io! si va avanti, senza guardare indietro! voglio arrivare all’isola che non c’è dove mi hanno detto che c’è il tesoro! se non vi va bene prendete le scialuppe e andatevene!”.

E così si radunarono un bel po’ di quelli che erano abituati alla navigazione sottocosta e abbandonarono la nave.

“Vai comandate!”, “sei il migliore!”, “ci fidiamo di te!”, “ora che sono scesi quei mammalucchi stiamo più comodi!”, “portaci dove vuoi” erano queste le esclamazioni che si sentivano sulla nave; E tutti ripresero a ballare e a divertirsi, mentre il coraggioso e incosciente capitano governava la nave tra i flutti.

Seguirono giorni di navigazione complicata, ma tutti erano fiduciosi che lo spericolato comandante li avrebbe portati alla nuova meta.

Una mattina linda e serena si udì: “ci siamoooo!” “Terraaaaaaa”  “si vede l’isola che non c’è!”, “preparatevi a scendere”. Tutti furono felici, dopo tanti giorni di navigazione, finalmente, si era arrivati alla meta; non si vedeva l’ora di scendere.

La nave attracca, viene messa in mare l’unica scialuppa rimasta, salgono festanti e giulivi i passeggeri con in testa il comandante e si avviano verso quella che doveva essere la terra magica.

Tutti felici e contenti mettono piede sul suolo raggiunto pronti a godersi le gioie promesse dal comandante, ma si trovano davanti un’amara sorpresa.

La popolazione indigena, stremata da anni di isolamento, affamata e incazzata, era lì ad aspettarli. “Ma dove siamo finiti?” – gridò il comandante – “questa non è l’isola che non c’è!”, “torniamo sulla nave!”; nemmeno il tempo di dire ciò, e la popolazione indigena si era già scagliata contro, perchè voleva salire su quella nave che a loro sembrava l’ultima speranza per cambiare vita.

Comandante e passeggeri, con regalini vari, cercarono di tenere a bada la popolazione inferocita, e, approfittando di un momento di distrazione dei più facinorosi, riescono a salire sulla scialuppa e si allontanarono da quella terra triste ed inospitale.

Mentre, tornavano, inavvertitamente la scialuppa urta uno scoglio, ma nessuno ci fa caso, e così raggiunsero la nave, salirono a bordo, caricarono la scialuppa e salparono.

Il capitano, era incazzato! non si dava pace! “ma che cavolo di rotta mi avete indicato!” -gridava contro il suo equipaggio – “ora si fa a modo mio”, “non si torna indietro!”, “voglio raggiungere l’isola che non c’è!”, “qui mi gioco tutta la mia credibilità”.

I passeggeri, che avevano sentito le urla cominciarono a preoccuparsi, ma erano in mare aperto non si poteva tornare indietro; decisero allora, di assecondare il comandante nella speranza che prima o poi la terra promessa l’avrebbero raggiunta.

Si navigò, per giorni, settimane e mesi; la nave nel frattempo per le continue sollecitazione dopo tanto tempo in mare aperto, cominciava a presentare qualche segno di cedimento.

Finché, una mattina si udì “Eccola!”, “stavolta ci siamo”, “l’isola che non c’è è difronte a noi!”. Tutti lanciarono i cappelli in aria corsero nelle cabine per fare i bagagli, convinti che era quella la sospirata meta.

Ma, le amare sorprese, per i nostri eroi non erano finite! prima ancora di scendere, dalla terra si udirono delle esplosioni! “Che succede?” gridò il comandante preoccupato. “Capitano ci cannoneggiano” gli risposero!  I passeggeri: “ci cannoneggiano?” “ma dove cavolo ci ha portato di nuovo questo pazzo?”

“Prestoooo… macchine avanti tutta” , “togliamoci di mezzo” – gridava il comandante impazzito.

“Capitano è troppo tardiiii! ci hanno colpiti!” gli rispondevano. I passeggeri erano nel panico più assoluto. Non sapevano più che cosa fare.

“Gettate in mare l’unica scialuppa di salvataggio!” – disse uno dell’equipaggio – “si salvi chi può!”

Tutti a correre per cercare di salire sulla scialuppa; spintoni, calci, pugni; qualcuno cade in mare e viene assalito dagli squali; la disperazione regna sovrana.

Molti riescono a salire sulla scialuppa dove si era già posizionato il comandante, che rapidamente aveva abbandonato la nave che affondava e si allontanano.

Il comandate: “avete visto? anche questa volta ci siamo salvati”, “ora ci penso io a condurvi in salvo”! I passeggeri stremati e disperati non hanno altro santo a cui votarsi: “forse sarebbe meglio che lasciassi il timone della barchetta a qualcun altro” disse uno di loro timidamente, ma fu preso e gettato a mare. “Ci penso io -ribadì – il comandante stizzito”. “Vabbene -risposero i superstiti, impauriti – facciamo come di tu”.

Nessuno si era ancor accorto, che la scialuppa sulla quale erano saliti, aveva giù urtato uno scoglio e stava pian piano imbarcando acqua, nel mare aperto e tempestoso.

Degli altri passeggeri che si erano allontanati con le altre scialuppe non se ne seppe più  nulla. Si racconta che alcuni di loro raggiunsero terre sicure altri sparirono nel nulla.

Parole e riflessioni. Alcune considerazioni prima delle elezioni.

Quest’anno per la prima volta, da oltre vent’anni, non ho fatto campagna elettorale in vista di una consultazione politica. Non vi nascondo, che un po’ mi è mancata l’aria di competizione che si respira prima di un’elezione, ma ho fatto una scelta consapevole. Sono uscito da poco dal pD (da Dicembre), partito dove ho militato convintamente per nove anni, e, francamente, avevo bisogno di guardarmi un po’ intorno con gli occhi di chi non è portato a distorcere la realtà per meri fini propagandistici ed elettorali. Dunque, quest’ultima campagna elettorale, da molti etichettata come una delle pegiori della storia recente, l’ho solo seguita da lontano, come ormai la maggiorparte della gente è abituata a fare.

A questo punto, negli anni passati ero solito dare le mie indicazioni sul voto, ma questa volta non lo farò. Ci ho rinunciato! Ma non voglio rinunciare a spendere qualche parola e fare qualche riflessione.

Parto dalle sensazioni che ho maturato in quest’ultimo periodo sul risultato elettorale: un M5s in grandissima ascesa, un Centrodestra che in coalizione regge e recupera delle sacche di consenso dal centrosinistra, un pd in caduta libera, una sinistra che stenta a decollare.

Questo quadro, piaccia o non piaccia, è il frutto delle politiche dei Governi che si sono succeduti negli ultimi 5 anni. Non voglio tener conto dell’operato dei governi precedenti perchè i contesti storici ed economici sono notevolmente cambiati.

Il contesto economico internazionale negli ultimi 5 anni è stato più che favorevole, tanto è vero che la maggior parte dei paesi  dell’Eurozona (GRECIA inclusa) sono cresciuti e sono cresciuti molto più del nostro Paese… l’Italia in questi anni si è impoverita; si è estesa la forbice delle diseguaglianze, oggi ci sono molti più poveri del 2013; quella poca ricchezza che si è prodotta in più, rispetto al quinquennio precedente, si è concentrata, ancor di più che nel passato, nelle mani di pochissimi. Oggi i poveri sono molto più poveri e la classe media (quella che ha retto l’architrave della nostra società fino a qualche anno addietro) oggi si può dire che sia sulla strada dell’estinzione. Il mondo delle professioni vive una crisi fin’ora mai riscontrata (stretto nella morsa della burocrazia e di un’economia ferma al palo da anni).

Le leggi, fatte negli ultimi 5 anni, dai Governi a guida pD, hanno alimentato tutto ciò!

Nessuno nega che siano state fatte cose buone. Le leggi fatte in tema di diritti civili, per esempio, certamente, rendono l’Italia un paese più vicino all’Europa; ma a quelle si sono contrapposte altre leggi che hanno cancellato altri sacrosanti diritti: quelli dei lavoratori. I famosi 80 € (per chi li ha presi, tanto decantati e fiore all’occhiello della politica governativa) sono stati praticamente assorbiti (con gli interessi) dall’aumento dei costi dei servizi pubblici (avete visto per esempio gli aumenti che ci sono stati nelle bollette dei servizi di luce e gas?). Il reddito di inclusione, una misura frettolosamente messa in campo in vista della scadenza elettorale, non ha sortito alcun effetto in termini di lotta alla povertà, ripeto, sempre crescente nella maggiorparte delle categorie sociali. Potrei continuare con tanti altri esempi, ma non voglio rischiare di annoiarvi più di quanto lo stia già facendo.

Il bilancio di 5 anni di governo, non può che essere negativo. Ed è questa la vera causa del crollo del pD. Non è l’antipatia per Renzi (che di certo non fa niente per risultare simpatico), ma sono le condizioni socio-economiche in cui ci troviamo.

Ricordo per averlo studiato, che lo stato sociale dell’Italia prima del fascismo non era dissimile da quello di oggi (con le dovute proporzioni e con un contesto storico diverso): analfabetismo, povertà diffusa, ricchezza concentrata nelle mani di pochi “signori”. Sono queste le condizioni ideali per il proliferare degli estremismi. Ed è quello che sta succedendo oggi. Si spiega così la ripresa di un Centrodestra, molto più a trazione Destra, rispetto al passato. Il dissolvimento del pensiero di sinistra, che c’è stato negli ultimi anni (non mi addentro nell’attribuzione delle colpe) ha aperto un’autostrada a chi (l’estremismo di destra) la protesta sociale è stato sempre ben capace di cavalcarla. E ringraziamo il cielo che per ora il M5S finora è riuscito e sta riuscendo ad incanalare in solchi democratici un dissenso e un rancore diffuso, che altrimenti potrebbe prendere strade molto più pericolose.

Un Governo che non è riuscito a leggere la società e le sue necessità e che ha fatto investimenti a pioggia senza una reale politica espansiva, può essere considerato un governo adeguato? Chi è stata la forza trainante di quel governo può essere ancora considerata credibile e meritevole di fiducia? Al di là delle parole mie o di altri (molto più bravi di me) lo giudicheranno gli Italiani.

Di una cosa sono certo: che gli Italiani non sono tanto pazzi da cambiare giusto per cambiare o perchè Renzi è antipatico… se lo faranno (qualunque sia la scelta) è perchè sono stati portati a farlo!

Buon voto!