Archivio mensile:gennaio 2015

Alessandri fritti

Gli alessandri IMG_6852sono una specie di verdura selvatica molto simile al sedano. Si trovano nelle campagne leccesi, ma non è facile trovarli. Sono conosciuti con diversi nomi in base alle zone, ma Il nome scientifico è Smyrnium olusatrum. Hanno un gusto dolciastro, molto profumato. Sono buonissimi fritti con pastella o arrostiti con un filo d’olio. Io li ho fatti fritti. Sono eccezionali.

Ingredienti: mezzo chilo di alessandri, tre uova, sei cucchiai di farina, sale quanto basta, olio di oliva.

Preparazione: pulire gli alessandri togliendo i filamenti di cui sono composti

IMG_6853-0IMG_6854; lessarli in abbondante acqua salata; scolarli e tagliarli a pezzettiniIMG_6858; preparare la pastella con le uova, la farina, il sale desiderato e un po’ d’acqua frizzante
IMG_6859; immergere gli Alessandri nella pastella e amalgamare il tuttoIMG_6860; con il cucchiaio fare delle piccole frittella e immergerle nell’olio bollente. Togliere le frittelle dall’olio adagiandole su dei fogli di carta assorbente.

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Gli alessandri fritti sono pronti! Buon appetito!

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Strudel con marmellata d’arance, mele e noci.

Oggi ho trovato in frigo un rotolo di pasta sfoglia… Che ci faccio? Una focaccia o un dolce? Alla fine ho deciso di fare un dolce… Visto che è anche domenica … Una cosa facile facile da fare con ciò che avevo a casa!

Ingredienti: un rotolo di pasta sfoglia, marmellata di arance, una mela, quattro noci.

Preparazione: srotolare la pasta sfoglia, tagliare i due lati in alto e in basso in modo da creare un rettangolo, al centro spalmare la marmellata di arance, adagiare sopra delle fette di mele, aggiungere infine gherigli di noci; ripiegare la parte in alto e congiungerla con la parte in basso, chiudere i lati e cospargere con lo zucchero. Infine, incidere con la rotella la parte superiore facendo delle strisce verticali. Infornare a 200° per 20 minuti.
Lo strudel di mele e pronto.

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Paccheri con gamberi e canocchie.

I paccheri con gamberi e canocchie è un piatto, facile e veloce, che vi farà leccare i baffi e anche le dita, dal momento che le canocchie vanno mangiate esclusivamente con le mani…e non sognatevi di mangiarle con coltello e forchetta…le fareste solo soffrire e non le gustereste! 🙂

Ingredienti per 4 persone: 400 gr di paccheri di gragnano,  500 gr di gamberi rosa, 12 canocchie o cicale di mare, 15 pomodorini rossi o gialli, uno spicchio d’aglio, prezzemolo, olio d’oliva e un bicchiere di vino bianco.

PreparazioneIn una saltapasta antiaderente mettere l’olio d’oliva, lo spicchio d’aglio e i pomodorini tagliati a metà; fare cuocere il tutto per 5 minuti a fuoco vivace, facendo attenzione a non far bruciare l’aglio; togliere l’aglio, aggiungere le canocchie e  il vino bianco e far cuocere il tutto per altri 10 minuti10933775_10205651392913542_1734579472756643657_n;

poi aggiungere i gamberetti sgusciati, un po’ di sale e far cuocere il tutto per altri 10 minuti, aggiungendo un po’ d’acqua calda (mi raccomando il sughetto non si deve seccare molto) 10451691_10205651393673561_9020661758350307532_n;

aggiungere la pasta, precedentemente fatta cuocere in abbondante acqua salata e fare saltare il tutto per qualche minuto; spolverare con abbondante prezzemolo tritato. 

10940440_10205651394433580_6851083067619462470_nI paccheri gamberi e canocchie sono pronti!

Buon appetito! Se avete dubbi scrivetemi!

Con politiche socialdemocratiche si esce dalla crisi.

Con politiche socialdemocratiche si esce dalla crisi. L’ho sempre pensato e la dimostrazione viene dagli Stati Uniti, dove grazie alle politiche tendenti a ridurre la diseguaglianza tra chi ha tanto e chi ha poco o niente, messe in atto da Obama, si è riusciti nel giro di pochi anni ad uscire fuor e da una crisi che sembrava irreversibile. Gli Stati Uniti, dopo anni buii tornano di fatto ad essere la nazione economicamente più forte al mondo.

Non è un miracolo quello che è successo negli USA, ma è frutto di programmazione, lungimiranza e coraggio di mettere in atto politiche di rinnovamento del vecchio sistema, elementi questi che sono del tutto assenti tra i nostri governanti. E così assistiamo negli Stati Uniti ad una forte ripresa dell’economia e in Italia ad una stagnazione che sta paralizzando una nazione, con prospettive ancora tristissime per i prossimi due anni, in cui è prevista, nelle migliori delle ipotesi, una crescita dello 0,4%.

“So’ forti gli americani” diceva un noto attore italiano, riescono a far ripartire alla grande la loro economia e non si accontentano, vogliono diventare ancora più forti; fosse successo in Italia quello che è successo negli USA, avremmo vissuto di gloria per i prossimi 50 anni. Infatti, per Obama, il nuovo capitolo della storia americana dovrà puntare a una maggiore eguaglianza sociale, bloccando l’allargamento della forbice della ricchezza e dando soprattutto nuove opportunità ai ceti medi perché diventino il motore dello sviluppo. Nel Discorso di martedì ha posto una domanda (ovviamente retorica): “Vogliamo forse una economia che permetta soltanto a pochi di arricchirsi in modo spettacolare? O vogliamo impegnarci a realizzare un modello economico che porti ad aumenti generalizzati di reddito e dà opportunità a chiunque faccia uno sforzo?” Di qui gli sconti fiscali proposti dalla Casa Bianca per le famiglie che lavorano, a cominciare da una deduzione di 3mila dollari all’anno per ogni figlio, e altre misure per rendere gratuita l’Università pubblica per alcune categorie di studenti o per il pagamento dei giorni di assenza  per malattia. Queste iniziative, sempre secondo il presidente, dovrebbero essere finanziate con una “stangata”  –  come l’ha subito definita la destra, promettendo di combatterla – da 320 miliardi di dollari in 10 anni sui super-ricchi. La Casa Bianca, nella prossima legge di bilancio che presenterà la settimana prossima, chiederà aumenti dal 23,8 al 28 per cento i capital gain per le famiglie che guadagnano più di mezzo milione di dollari all’anno e l’eliminazione di alcuni “trucchi” usati dai più abbienti per evitare le tasse di successione attraverso i trust fund.

Dunque, mentre negli USA, è bene ricordare, la patria del liberismo e del capitalismo, puntano ad incrementare le politiche di ridistribuzione della ricchezza, andando a colpire i super ricchi per dare a chi ha di meno, in Italia si mettono in atto una serie di leggine, che fanno si che raddoppi il patrimonio delle 10 famiglie più ricche, con un drastico allargamento delle distanze sociali. Negli USA si punta ad incrementare il diritto allo Studio, in Italia lo si limita, scoraggiando al proseguimento della carriera scolastica (non a caso siamo in presenza di un drastico calo delle iscrizioni universitarie). E ancora, negli Stati Uniti ci si batte per estendere il diritto alla salute pubblica, qui si parla di taglio dei servizi sanitari pubblici a vantaggio dei privati.

Insomma, il raffronto tra le due nazioni è sconfortante, oltre che dal punto di vista economico, soprattutto, dal punto di vista della capacità politica di mettere in atto quelle misure che, davvero, siano utili per la ripresa del Paese.

SEL in Puglia scompare… perché?

E’ notizia di questi giorni che SEL non presenterà una propria lista alle prossime elezioni regionali di Puglia. Questa è una di quelle notizie che mi fanno pensare che davvero non ho capito niente della politica… mi sembra un paradosso che il partito di Vendola, Governatore di Puglia per dieci anni, non presenti una propria lista e decida di confluire in una lista civica, che, pare, si stia formando su impulso del Senatore Dario Stefano, sconfitto alle primarie del 3o novembre scorso.

Dieci anni di governo della Regione Puglia avrebbe dovuto garantire al partito del Presidente Vendola un ritorno di consenso politico straordinario, specie se, come sento spesso ripetere, sono stati anni di buon governo, costellati di straordinari risultati.

E invece no! Dieci anni di Governo Vendola ha portato alla scomparsa di SEL in Puglia. Perché? provo a darmi una spiegazione: forse in questi anni si è pensato più al rafforzamento dei singoli… Vendola ha pensato più a tutelare la sua persona, circondandosi di fedelissimi che garantissero la sua centralità decisionale, piuttosto che dare spazio ai tanti militanti di SEL, che erano stati il motore propulsivo delle sue due elezioni… Ne è derivato un lento ed inesorabile svuotamento di quelle che erano state denominate “le fabbriche di Nichi”, quelle officine di idee e di consenso che avevano fatto tanto ben sperare agli affezionati dei valori di sinistra, tanto da rivendicare una certa supremazia politica e morale su i militanti del PD.

Ripeto, mi sembra davvero un paradosso, la scelta di Vendola di non partecipare alle prossime Elezioni Regionali con la lista di SEL… credo che doveva essere un atto dovuto nei confronti di quei militanti che in tutti questi anni lo hanno sostenuto e difeso. Bene ha fatto la Segreteria provinciale di Lecce a dimettersi in blocco e a ribellarsi a questo stato di cose.

Quello che è successo a SEL in Puglia è la prova provata di quanto sia dannosa per un partito l’idea del “leader”, dell’uomo solo al comando… si rischia di svuotare il partito, di perdere tutte quelle risorse, quelle intelligenze che sono la linfa vitale dello stesso e la garanzia di sopravvivenza negli anni.

Spero che quello che è successo a SEL sia di monito al PD, gli faccia ben comprendere che l’idea leaderistica, che sembra stia prendendo sempre più piede al suo interno, porterà ad un lento, ma inesorabile, svuotamento (un po’ sta già succedendo). Il partito ha senso nel momento in cui è espressione di pluralismo e collegialità, nel momento in cui diventa un comitato elettorale a servizio di qualcuno è destinato a morire.

Perché il consenso del PD è in caduta libera?

E come ampiamente da me previsto, il PD di Renzi, comincia la discesa… dal 40,8% nei sondaggi di qualche mese fa si è arrivati al 34,8% di oggi (sondaggio Ipsos)… beh, non ci voleva un mago per capire che quel 40,8% di consenso, fondato su chiacchiere, su promesse non mantenute, su una rincorsa sfrenata ad apparire il salvatore della Patria, prima o poi sarebbe sceso… e la cosa che più mi preoccupa, non è tanto quel 34,8%, che più o meno è la dimensione storica alla quale il PD è abituato, ma il fatto che in quel 34,8% c’è molta gente che con il PD non c’entra nulla; c’è molta gente che con il centrosinistra no c’entra nulla e che, presto o tordi, tornerà a guardare con favore quei partiti che ha abbandonato, attratta dalla novità Renzi.

Dunque, il rischio serio e concreto è quello di ritrovarci (io continuo a stare sempre nel PD anche con il mal di pancia) con l’elettorato di centrosinistra deluso che si disinteressa (perché non credo che riuscirebbe mai a votare il centrodestra) e l’elettorato tipicamente di centrodestra che ci abbandona per tornare al suo “ovile”.

Qualcuno, adesso, mi dirà che la sto facendo tragica, che tutto sommato il PD è ancora il primo partito in Italia, con un ampio margine di sicurezza sul secondo (M5S intorno al 20%) e lontano anni luce dal primo partito delle destre (la Lega intorno al 14%), ma basta guardare il dato delle coalizioni per accorgersi che non sto esagerando…. la coalizione di centrosinistra stazionerebbe intorno al 38%, mentre quella del centrodestra intorno al 36%. Sono davvero tanto pazzo se comincio seriamente a preoccuparmi? No, non credo.

E ci risiamo… il centrosinistra (oggi, per la verità, più centro che sinistra) torna a fare i suoi soliti errori… quando non governa riesce a fare innamorare tutti di se, ma quando governa riesce a deludere tutti a destra e a sinistra… ora mi chiedo è davvero tanto difficile trovare una consequenzialità tra quello che si dice prima e quello che si fa dopo? La gente non è stupida si accorge presto che la stai prendendo in giro. Raccontare delle belle bugie ti portano in alto, ma prima o poi dovrai scontrarti con la triste verità, e ogni volta che accade sono dolori.

Che cosa fare? Io la mia ricetta la butto: Renzi dovrebbe lasciare la guida politica del PD, andare ad elezioni, avere una maggioranza ben connotata, e GOVERNARE. Il PD (inteso come l’insieme di uomini e donne che lo compongono) dovrebbe affidarsi a qualcuno che lo trasformi in un partito vero, cioè a CIVATI e lavorare unitariamente per connotare e sostenere l’azione di governo… Insomma per me la ricetta era ed è un ticket Renzi-Civati… e adesso ditemi pure che sono “pazzo”.

Regionali 2015: la lista del PD non dovrebbe privarsi dell’apporto del suo Segretario provinciale.

Ormai, sono mesi che impazza il totonomi in vista delle Elezioni Regionali del 2015. Si stanno facendo tanti nomi, in alcuni casi è già cominciata la campagna elettorale, ma non si sente parlare  dei progetti, delle idee per il territorio che ciascuno di essi dovrebbe mettere sul piatto per avanzare la propria candidatura.

Credo che il PD della provincia di Lecce abbia il dovere di avanzare prima di tutto una proposta politica seria e convincente, che sia chiara e attrattiva di quanti ormai guardano la politica con disinteresse e distacco, che sia ampia e condivisa. In un territorio che sta vivendo una crisi senza precedenti è necessario mettere in campo le idee migliori e le forze migliori, per cercare di invertire la rotta.

La lista del PD deve essere forte e rappresentativa del territorio; non si può giocare con il bilancino del probabile consenso, per andare a tutelare l’elezione di un candidato piuttosto che di un’altro. Le personalità più rappresentative hanno il dovere di contribuire con il loro radicamento e con la loro offerta politica alla vittoria finale di Michele Emiliano e nel contempo alla rinascita della nostra Provincia e della nostra Regione.

In quest’ottica, mi sorprende che tra i tanti nomi dati per candidati certi (Loredana Capone, Gabriele Abaterusso, Sergio Blasi, Paolo Foresio, Antonio Buccoliero, Ada Fiore, Alfonso Rampino) manchi quello di Salvatore Piconese, Segretario Provinciale del PD, ex Consigliere provinciale e attuale Sindaco di Uggiano La Chiesa (in scadenza di mandato). Davvero, non mi spiego per quale motivo non si parli della candidatura di Piconese, che senz’altro, per i ruoli ricoperti e per tutte #lecosebelle fatte nel suo comune e in Provincia, sarebbe molto rappresentativa. A mio modestissimo parere, la lista del PD non dovrebbe privarsi dell’apporto del suo Segretario provinciale.

Anche per questo, mi auguro che venga convocata al più presto un’Assemblea provinciale del PD con all’odg: Regionali, regole e candidature.