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Parole e riflessioni. Alcune considerazioni prima delle elezioni.

Quest’anno per la prima volta, da oltre vent’anni, non ho fatto campagna elettorale in vista di una consultazione politica. Non vi nascondo, che un po’ mi è mancata l’aria di competizione che si respira prima di un’elezione, ma ho fatto una scelta consapevole. Sono uscito da poco dal pD (da Dicembre), partito dove ho militato convintamente per nove anni, e, francamente, avevo bisogno di guardarmi un po’ intorno con gli occhi di chi non è portato a distorcere la realtà per meri fini propagandistici ed elettorali. Dunque, quest’ultima campagna elettorale, da molti etichettata come una delle pegiori della storia recente, l’ho solo seguita da lontano, come ormai la maggiorparte della gente è abituata a fare.

A questo punto, negli anni passati ero solito dare le mie indicazioni sul voto, ma questa volta non lo farò. Ci ho rinunciato! Ma non voglio rinunciare a spendere qualche parola e fare qualche riflessione.

Parto dalle sensazioni che ho maturato in quest’ultimo periodo sul risultato elettorale: un M5s in grandissima ascesa, un Centrodestra che in coalizione regge e recupera delle sacche di consenso dal centrosinistra, un pd in caduta libera, una sinistra che stenta a decollare.

Questo quadro, piaccia o non piaccia, è il frutto delle politiche dei Governi che si sono succeduti negli ultimi 5 anni. Non voglio tener conto dell’operato dei governi precedenti perchè i contesti storici ed economici sono notevolmente cambiati.

Il contesto economico internazionale negli ultimi 5 anni è stato più che favorevole, tanto è vero che la maggior parte dei paesi  dell’Eurozona (GRECIA inclusa) sono cresciuti e sono cresciuti molto più del nostro Paese… l’Italia in questi anni si è impoverita; si è estesa la forbice delle diseguaglianze, oggi ci sono molti più poveri del 2013; quella poca ricchezza che si è prodotta in più, rispetto al quinquennio precedente, si è concentrata, ancor di più che nel passato, nelle mani di pochissimi. Oggi i poveri sono molto più poveri e la classe media (quella che ha retto l’architrave della nostra società fino a qualche anno addietro) oggi si può dire che sia sulla strada dell’estinzione. Il mondo delle professioni vive una crisi fin’ora mai riscontrata (stretto nella morsa della burocrazia e di un’economia ferma al palo da anni).

Le leggi, fatte negli ultimi 5 anni, dai Governi a guida pD, hanno alimentato tutto ciò!

Nessuno nega che siano state fatte cose buone. Le leggi fatte in tema di diritti civili, per esempio, certamente, rendono l’Italia un paese più vicino all’Europa; ma a quelle si sono contrapposte altre leggi che hanno cancellato altri sacrosanti diritti: quelli dei lavoratori. I famosi 80 € (per chi li ha presi, tanto decantati e fiore all’occhiello della politica governativa) sono stati praticamente assorbiti (con gli interessi) dall’aumento dei costi dei servizi pubblici (avete visto per esempio gli aumenti che ci sono stati nelle bollette dei servizi di luce e gas?). Il reddito di inclusione, una misura frettolosamente messa in campo in vista della scadenza elettorale, non ha sortito alcun effetto in termini di lotta alla povertà, ripeto, sempre crescente nella maggiorparte delle categorie sociali. Potrei continuare con tanti altri esempi, ma non voglio rischiare di annoiarvi più di quanto lo stia già facendo.

Il bilancio di 5 anni di governo, non può che essere negativo. Ed è questa la vera causa del crollo del pD. Non è l’antipatia per Renzi (che di certo non fa niente per risultare simpatico), ma sono le condizioni socio-economiche in cui ci troviamo.

Ricordo per averlo studiato, che lo stato sociale dell’Italia prima del fascismo non era dissimile da quello di oggi (con le dovute proporzioni e con un contesto storico diverso): analfabetismo, povertà diffusa, ricchezza concentrata nelle mani di pochi “signori”. Sono queste le condizioni ideali per il proliferare degli estremismi. Ed è quello che sta succedendo oggi. Si spiega così la ripresa di un Centrodestra, molto più a trazione Destra, rispetto al passato. Il dissolvimento del pensiero di sinistra, che c’è stato negli ultimi anni (non mi addentro nell’attribuzione delle colpe) ha aperto un’autostrada a chi (l’estremismo di destra) la protesta sociale è stato sempre ben capace di cavalcarla. E ringraziamo il cielo che per ora il M5S finora è riuscito e sta riuscendo ad incanalare in solchi democratici un dissenso e un rancore diffuso, che altrimenti potrebbe prendere strade molto più pericolose.

Un Governo che non è riuscito a leggere la società e le sue necessità e che ha fatto investimenti a pioggia senza una reale politica espansiva, può essere considerato un governo adeguato? Chi è stata la forza trainante di quel governo può essere ancora considerata credibile e meritevole di fiducia? Al di là delle parole mie o di altri (molto più bravi di me) lo giudicheranno gli Italiani.

Di una cosa sono certo: che gli Italiani non sono tanto pazzi da cambiare giusto per cambiare o perchè Renzi è antipatico… se lo faranno (qualunque sia la scelta) è perchè sono stati portati a farlo!

Buon voto!

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Si continua a chiacchierare, mentre la crisi avanza.

Quello che sto notando è la grande abilità di Renzi a nascondere i problemi reali del Paese, la sua capacità di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica da ciò che è davvero importante per il futuro della Nostra Nazione. Ormai sono passati tanti mesi da quando si è insediato alla guida del Governo del Paese e l’unica cosa che ha saputo fare è stata quella di lanciare degli argomenti che captassero l’attenzione dei media per nascondere la triste realtà che l’Italia sta vivendo. Se ci fate caso nei mesi di Governo Renzi i grandi dibattiti che si sono sviluppati non riguardavano mai la risoluzione della grave situazione di crisi economica che stiamo vivendo; infatti, il primo argomento che ha occupato per settimane l’attenzione dell’opinione pubblica è stato quello della legge elettorale, è stato poi il turno delle riforme istituzionali ed ora tocca all’art.18.

Si è discusso, si è dibattuto, si è rischiato sempre di arrivare alla rottura tra maggioranza e opposizioni; si sono minacciate dimissioni, scissioni, spaccature, ma alla fine si è andati avanti, senza nessun risultato concreto, se è vero come è vero che non vi è ancora una legge elettorale, che l’architettura istituzionale è sostanzialmente quella di prima. Ora da oltre un mese non si sta facendo altro che parlare dell’eliminazione dell’art.18, come se questo fosse la panacea di tutti i mali dell’Italia. E mentre chiacchieriamo su l’art. 18, ci giungono notizie sulle reali condizioni economiche dell’Italia, che dire preoccupanti è poco. Il PIL è in calo dello 0,3%, la disoccupazione giovanile sale al 44,2%, terzo trimestre di recessione.

A questo punto la strategia appare chiara far finta di metter mano a quella che è l’architettura dello Stato, facendo credere chissà quale rivoluzione, ma lasciare tutto invariato nella sostanza e tirare a campare il più allungo possibile. Così è stato per esempio con la quasi riforma delle Provincie, dove si è fatto un gran parlare sull’abolizione si, abolizione no, raggiungendo alla fine una soluzione pasticciata che mantiene in vita le stesse, con tutto quello che ne deriva in termini di costi (non erano certo gli emolumenti dei consiglieri a determinare i grandi costi di gestione).

Che fine ha fatto la legge elettorale? Doveva essere la prima cosa da fare e invece è impantanata chissà dove. Se domani si dovesse andare a votare si voterebbe con il vecchissimo sistema proporzionale. Eppure se n’è discusso per mesi.

Oggi lo sappiamo tutti che l’eliminazione dell’art.18 non porterà a niente, infatti sono abbastanza distaccato da questo argomento, eppure probabilmente si arriverà a chiedere la fiducia al Governo, come se fosse una questione di vita o di morte per milioni di cittadini.

Non si può andare avanti così! Qui giriamo giriamo e stiamo sempre allo stesso punto. La crisi, intanto, avanza e sta diventando sempre più irreversibile (dicono che per tornare ai livelli occupazionali di qualche anno fa ci vorranno forse vent’anni).

A Capodanno, valzer (di poltrone)

E’ del tutto evidente che il governo così com’è non può andare avanti. Anche un cieco se ne accorgerebbe. Per fortuna se n’è accorto anche il neo segretario del PD Renzi.
E che ti fa? Chiede un rimpasto di governo. Vale a dire chiede che vengano rimossi alcuni ministri per fare posto ad altri o che vengano spostati alcuni ministri da ruoli di governo più periferici a ruoli più centrali.
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Il mistero di Natale…Roma non è stata salvata!

La notizia è di ieri, ma non l’ho voluta commentare, perché mi sono impegnato a non parlare di politica a Natale. Ebbene, è successo che il nostro “governo delle vaghe intese” o  “scarse intese” o come lo si vuol chiamare, dopo aver chiesto la fiducia in Parlamento per approvare il cosiddetto decreto salva Roma, il giorno dopo lo abbia ritirato.

Che sarà successo? Non è dato saperlo a noi poveri mortali. E’ davvero un mistero. Si vocifera che il nostro amatissimo Presidente della Repubblica, ormai da molti appellato “Re Giorgio”, abbia chiesto a Letta di fare un passo indietro sul “salva Roma”,  poiché nutriva forti perplessità sull’appesantimento emendativo che in Parlamento aveva di fatto tarsformato il dl da lui firmato a suo tempo. E così è stato! Roma non è stata salvata! Forse la salveranno nel “mille proroghe”, che non è un dolce natalizio.

Mi chiedo, ma come è possibile che Letta pone e Napolitano dispone o che Napolitano pone e Letta dispone?  Ho la netta impressione che ci sia un cortocircuito nel nostro sistema politico istituzionale.

Il “salva Roma” doveva essere un decreto in cui ci doveva essere di tutto: contributi per Roma, ma anche per la Val d’Aosta e la Calabria, una sanatoria indifferenziata per case in legno, cabine, bungalow, roulotte o altri manufatti non previsti dalle concessioni e realizzati in aree demaniali, l’eliminazione dell’incompatibilità tra la carica di sindaco in comuni tra i 5.000 e i 20.000 abitanti e il mandato parlamentare e altro ancora. Insomma, un vero e proprio calderone in cui ci trovavi di tutto.

La cosa certa è che siamo difronte all’ennesima brutta figura (si chiede la fiducia per approvare un decreto che viene cancellato il giorno dopo); siamo difronte all’ennesima dimostrazione che il governo in carica non è, e non sarà, in grado di risollevare le sorti della Nostra Nazione. Stento a credere alle parole del nostro Premier, quando dice che il passe sta uscendo dalla crisi e il 2014 sarà l’anno della ripresa. Continuo a pensare che questo Governo non abbia le capacità e le possibilità di fare quelle riforme strutturali di cui l’Italia a veramente bisogno. Non può andare avanti così per un altro anno o due o tre, come qualcuno vorrebbe! Mi auguro che si faccia al più presto una legge elettorale decente e che si torni a votare. C’è bisogno di un Governo AUTOREVOLE e non delle “vaghe intese”.