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Nuove norme anticorruzione: a che servono?

Nuove norme anticorruzione! Ecco il nuovo SLOGAN coniato dal Premier Renzi.

E ci risiamo, un altro bellissimo messaggio lanciato nell’etere o meglio nella rete, a rassicurare chi in questi giorni ha lo stomaco in subbuglio ascoltando le notizie che arrivano da #mafiacapitale.

Come se bastassero 4 chiacchiere per sconfiggere una piaga che dilaga ad ogni latitudine, da decenni, e costa allo Stato diversi punti di PIL. Sono abbastanza disilluso per credere che quest’ennesimo annuncio spot porterà qualcosa di buono.

Ma davvero si vuol far credere che la corruzione dilaga perché non ci sono leggi per contrastarla? Ma chi si vuole prendere in giro. Dunque, con un nuovo pacchetto di norme anticorruzione o con l’inasprimento delle esistenti, si sconfigge un mal costume insito nella cultura italiana da millenni? Ma smettiamola di prenderci in giro.

Può davvero la politica (certa politica, perché non voglio fare di tutta l’erba un fascio, quella che gestisce il potere) riformare se stessa? Autopunirsi? Autolimitarsi? Scusatemi ma non ci credo!

Non credo che siano necessarie nuove leggi, sbandierati inasprimenti, sarebbe sufficiente l’applicazione dell’esistenti. Ed qui che casca l’asino, perché ad applicarle spesso è gente essa stessa corrotta. E’ un cane che si morde la coda, mentre la nostra società va a rotoli.

Non serve sbandierare chissà quale azione riformatrice (cambiamo tutto per non cambiare niente)! Ognuno faccia il suo applicando le norme esistenti e soprattutto dando fondo al senso di DECENZA, se ancora ce n’è rimasto un poco.

Nei partiti, si sa tutto, chi si candida o viene candidato lo si conosce; si sa la sua storia, che cosa ha fatto i personaggi che lo accompagnano, mi sembra strano che tutti fanno finta di cadere dal pero, invocando chissà quale giustizia divina. Se davvero si vuole cambiare, non ci vuole molto: basta non iscrivere al partito chi si sa che è indegno; basta non candidare chi si sa che ha rubato o truffato, fosse anche una mela; basta sospendere chi è indagato per qualsiasi reato, fin quando la giustizia avrà fatto il suo corso; basta non mettere in posizioni di comando chi ha l’attitudine alla truffa. Insomma basta poco per dare un po di moralità a questa politica, non serve sbandierare GRANDI RIFORME! E questo si chiama desiderio di GIUSTIZIA, che è cosa ben diverso dal giustizialismo, che “aborro”.

Ognuno faccia il suo sulla strada del rispetto dell’etica e della morale, altrimenti è inutile che riempiamo pagine e pagine di leggi e leggine, staremo sempre allo stesso punto!

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Questione etica e morale: il PD Salentino e Pugliese dimostri serietà e determinazione nell’affrontarla.

Bisogna aprire una discussione finalmente sincera al nostro interno, il nostro tesseramento andrebbe azzerato e rifatto da capo. Sono convinto che le riserve democratiche di questo partito siano ancora grandi e non vadano disperse, occorre recuperare quelle che si sono allontanate, intervenendo con delle azioni decise. Bisogna intervenire su come si fa il tesseramento, sulla trasparenza delle spese elettorali, introdurre l’anagrafe patrimoniale degli eletti, accessibile ad ogni cittadino“.

Non sono io a pronunciare queste parole, ma il deputato democratico Roberto Morassut in un intervista, come si legge sul quotidiano La Repubblica a proposito del commissariamento del PD romano, a seguito di Mafia Capitale.

Questo pensiero lo sposo integralmente e lo indirizzo ai dirigenti provinciali del PD salentino, a quelli regionali del PD Pugliese e ad ogni dirigente locale.
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La questione etica e il PD.

I partiti non fanno più politica. I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia“… “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi”.

Non sono uno che cita spesso Enrico Berlinguer, ma oggi son voluto partire dalle sue considerazioni, rilasciate in un intervista alla Republica il 28 Luglio 1981, per dire come la penso su certe notizie apparse di recente su un quotidiano locale; notizie che hanno riguardato dirigenti del mio Partito; notizie che ti fanno male e che ti lasciano senza parole.

In effetti sono rimasto senza parole per giorni; giorni in cui, non vi nascondo, mi sono tormentato con qualche interrogativo, di quelli che ti fanno rivedere le cose da un altro punto di vista rispetto a quello dal quale eri abituato a guardarle.

Sono andato a rileggermi cose che hanno, sempre, fatto  parte del mio patrimonio umano e culturale, ma volevo avere la certezza che lo strano non fossi io, che quello che sta nel giusto fosse qualcun altro e non io.

Eppure la lettura di queste parole: “Le donne e gli uomini del Partito Democratico ispirano il proprio stile politico all’onestà e alla sobrietà. Mantengono con i cittadini un rapporto corretto, senza limitarsi alle scadenze elettorali. Non abusano della loro autorità o carica istituzionale per trarne privilegi; rifiutano una gestione oligarchica o clientelare del potere, logiche di scambio o pressioni indebite“, mi da ragione: non sono io quello che sta dalla parte del torto.

E’ una frase tratta dal Codice Etico del Partito Democratico, riportata all’art. 2, comma 5. Una frase bellissima, di quelle che ti fanno innamorare, di quelle che ti danno (o almeno dovrebbero darti) la certezza che sei nel Partito giusto, di quelle che ti spingono a credere in qualcosa di buono; è una di quelle frasi che ti convince che c’è un partito che riesce a demolire certi totem, che rappresentano la politica come sporca, fatta da gente che guarda al proprio interesse, più che a quello collettivo.

Ma, poi, leggi certe notizie, osservi certi comportamenti e ti rendi conto che quella bella frase, rimane stampata solo su un foglio di carta. Ed è allora che cominciano a vacillare i tuoi convincimenti.

Ti accorgi che la questione etica all’interno del tuo partito è qualcosa dalla quale si rifugge; ti accorgi che su certe notizie viene calata una cortina di piombo; ti accorgi che, chi si dovrebbe ergere a garante del buon nome e del buon andamento del partito, diventa garante dell’io e del singolo; percepisci la paura di esporsi, di dire come la si pensa; avverti il desiderio di insabbiare certi argomenti, perché, magari, oggi hanno riguardato qualcuno, ma domani potrebbero riguardare me; avverti la spocchiosità di chi, invece, di farsi da parte in attesa che la propria posizione venga chiarita, rilancia la sfida personale.

Vorresti che fossero pronunciate parole di chiarezza da parte di chi ti rappresenta; vorresti che il senso di responsabilità prevalesse, portando a fare un passo indietro rispetto alla posizione che si occupa, e questo non perché sia un implicito riconoscimento di colpevolezza, ma perché rafforzi la presunzione d’innocenza. Niente di tutto ciò.

Mi sono chiesto: è questo il partito per il quale negli ultimi 5 anni mi sono battuto, sforzandomi di mostrarlo, come diverso agli occhi di chi mi diceva: tanto siete tutti uguali? Sono cominciate a vacillare le mie certezze; ho cominciato a pensare che, forse, solo io mi ero dato una rappresentazione diversa dalla realtà; forse mi ero autoconvinto di un primato morale del mio partito sugli altri che non esiste; forse mi ero sbagliato. Ma, nel contempo, mi sono tornate in mente tante persone che in questi anni ho conosciuto; persone leali e corrette; persone che nel dubbio di aver sbagliato, non hanno avuto remore nel farsi da parte, convinte che il bene del partito andasse tutelato prima ancora di quello personale.

Sono queste ultime persone che mi inducono a stare ancora nel PD, nella speranza che, in un prossimo futuro, quello dell’onestà e della sobrietà sia un modello per tutti e non per pochi. Nel frattempo non rinuncio a dire come la penso.