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Cos’è la coerenza?

Spesso, negli ultimi mesi, da quando sono uscito dal pd, mi sento rivolgere l’accusa di incoerenza. Allora provo a fare un po’ di chiarezza.

Partiamo dal concetto di coerenza. Cos’è la coerenza? Per non sbagliare sono andato sul mio vecchio dizionario Zingarelli e ho trovato questi i significati: 1) coesione; 2) stretta connessione logica, assenza di contraddizioni, conformità tra idee e comportamento, costanza.

Dunque, non sbaglio se dico che la coerenza è la stretta connessione tra le proprie idee e il proprio agire. Ora mi chiedo, se questo è il significato di coerenza, dove sarebbe la mia presunta incoerenza? Sarei incoerente per aver lasciato il pd e per manifestare la mia contrarietà apertamente, senza infingimenti? Sarei incoerente, perchè per anni (9 per l’esattezza) ho militato in quel partito, ed ora guardo altrove? Sarei incoerente perchè per anni mi sono speso per un partito, per le sue proposte, per i suoi rappresentanti e, ora, non lo faccio più e lo critico aspramente?

No! non posso essere considerato incoerente per questo. Se la coerenza è la stretta connessione tra quello che si pensa e il proprio agire, io non sono incoerente.

Chi mi consce e chi ha avuto la pazienza di leggermi (sui social o su questo blog) o di ascoltarmi in questi anni, sa bene come la penso sul pd, oggi così come ieri. Sa bene il mio percorso all’interno di quel partito e sa bene quanto lo abbia criticato negli ultimi 5 anni. Le mie critiche nei confronti del Segretario Renzi, del suo gruppo dirigente e della loro gestione sono state durissime, non mi sono mai risparmiato; e se ho criticato non l’ho fatto per sport o per passatempo o per una sorta di antipatia personale, ma perchè mi rendevo conto della deriva che il partito aveva imboccato e che si è dimostrata nelle ultime elezioni. L’ho sempre fatto in maniera schietta, senza troppi calcoli con la spregiudicatezza di chi ha a cuore solo il bene del partito.

Ahimè, queste critiche non solo non sono state ascoltate e non hanno sortito alcun effetto, ma hanno fatto si che venissi additato come quello che rompe le scatole, il peggior nemico del partito, quello da allontanare e da canzonare. La mia era diventata una situazione insostenibile, tanto da convincermi che era giusto ed opportuno uscire dal pd.

Così nel dicembre 2017, con grande travaglio interiore, ho deciso di rompere con quello che era stato il mio partito per nove anni. Non c’era più comunanza di idee, vedevo un partito lontano anni luce da quello che mi aveva convinto a tesserarmi per la prima volta  (per chi avesse voglia di leggere, vi rimando a questo articolo dove spiego perchè me ne sono andato Lascio il pD ).

Dunque, ho rotto, senza ripensamenti; il pd non è più il mio partito. Le mie scelte sono andate di pari passo con le mie idee, che, peraltro, ho sempre manifestato alla luce del sole. Di cosa mi si vuole accusare?

Il mio percorso politico è sempre stato lineare, trasparente e coerente. La politica per me è stata ed è una passione, praticata sempre in maniera disinteressata, in nome di un interesse collettivo al quale ho sempre creduto.

Ora mi si accusa, e sono prevalentemente chi nel pd è rimasto, di essere incoerente, di “sputare nel piatto nel quale ho mangiato” e di farlo per puro risentimento personale o per non aver ottenuto quello che volevo. Non c’è niente di più irreale.

Forse a qualcuno sfugge che la politica non è per tutti accomodarsi a qualche tavolo e mangiare, pensando esclusivamente a se stessi; sfugge che ci può essere qualcuno a cui la politica non solo non ha dato nulla ma ha preso a piene mani. Ai molti può sembrare impossibile quello che dico, tanto è comune l’idea che chi fa politica lo fa solo per interessi personali. Ma le eccezioni esistono e come se esistono.

Dunque, non ho nessun risentimento personale e il mio agire è dettato solo dalle mie convinzioni, giuste o sbagliate che siano.

Ora, mi chiedo per quale cavolo di motivo non dovrei criticare il pd? Per quale cavolo di motivo non dovrei osteggiare quel partito che ha distrutto l’idea di sinistra che ancora oggi mi pervade?

Ebbene si, forse sembrerà strano a qualche sapiente che si sente la personificazione della sinistra italiana, non ho cambiato il mio credo politico; ero, sono e sarò un socialdemocratico; ero, sono e sarò un convinto assertore del welfare state.

Solo perchè ho abbandonato un partito che è andato da tutt’altra parte rispetto al mio modo di pensare, sono diventato un traditore dei miei ideali? No, cari lettori, non ho tradito nessun ideale, piuttosto sono stato tradito da chi per anni ha usato anche le mie idee per andare da tutt’altra parte rispetto a dove sbandierava di voler andare.

Oggi possiamo dire che il pd sia un partito di sinistra? No, nel modo più assoluto! E questo non lo dico io, lo dicono i milioni di elettori che non lo hanno votato e che hanno cercato la rappresentazione delle proprie idee altrove.

La messa in stato d’accusa dei “delusi della sinistra” da parte di chi ha contribuito a creare questa delusione è incomprensibile e un puro esercizio di retorica che non trova e non troverà ascolto.

La mancanza di rispetto (che in molti casi sfocia nell’offesa personale), delle idee altrui è frutto dell’autoreferenzialità nella quale molti si sono trincerati e che non ha nulla di sinistra.

Mi sono dilungato troppo, ma spero che mi scuserete dal momento che non vi rompevo le scatole da un po’ di tempo. Sentivo la necessità di fare un po’ di chiarezza sulla mia presunta incoerenza, non tanto per chi mi accusa, dei quali, francamente, mi importa poco, ma per chi non mi giudica e continua a stimare Giovanni Leo anche fuori dal pd.

 

 

 

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Lascio il pD

…è passato un anno dal quel 4 dicembre 2016, giorno in cui ho sperato che il pD (dopo la sconfitta al Referendum sulla riforma costituzionale) potesse cominciare una nuova vita… che si potesse mettere da parte un elemento divisivo come Renzi, per andare alla ricerca dell’unità del partito… che si potesse recuperare un’azione politica fino a quel momento incompatibile con i principi del socialismo al quale ci si voleva ispirare quando il pD fu fondato… è passato un anno e non è cambiato niente…il pD ha riconfermato Renzi segretario, le politiche condotte nel corso dell’anno da lui e dal nuovo Premier si sono dimostrate in continuità con quelle precedenti… le prospettive future sono quelle di un partito di ispirazione neoliberista piuttosto che socialdemocratico… ho sperato per un anno che si trovasse all’interno del pD la forza di voltare pagina… che il reuccio fiorentino e il suo seguito si rendesse conto del malessere generato dentro e fuori il partito… ma niente! Da Roma a Lecce, si continua a dileggiare chi non mostra attaccamento al pensiero del capo e a prendere in giro i cittadini… si continua a cercare la divisione piuttosto che l’unità con operazioni di facciata, chiaramente opportunistiche… non può essere questo il mio partito… per quattro anni sono stato segretario e dirigente di un partito che era totalmente differente da quello odierno… in questo pD non riesco a riconoscermi, non ne condivido i principi e i valori (ammesso che ne siano rimasti), non ne condivido le politiche messe in campo… non riesco ad intravedere la praticabilità democratica al suo interno… non riesco più a trovare le motivazioni per una militanza…io scelgo di essere libero …sono un socialdemocratico, né comunista, né democristiano, e resterò tale!

Assemblea provinciale pD: il partito rinasce

…e mo’ che scrivo? all’Assemblea provinciale del pD non ci sono andato.

Non vorrei interrompere la tradizione che vuole che io scriva le mie impressioni dopo un’Assemblea provinciale …ho sempre partecipato alle assemblee, come segretario cittadino, come delegato, come semplice iscritto, ma ieri non c’ero! Eppure, sulla carta rappresentava un’Assemblea di svolta…la prima del neo Segretario Provinciale Ippazio Morciano…. a proposito, ne approfitto per fargli un grosso in bocca al lupo, anche se per me è un perfetto sconosciuto, mai visto né sentito nel corso di 9 anni di militanza nel partito (ma questa, sicuramente,  è una mia mancanza)… la prima dopo 4 anni di gestione Piconese-Abaterusso… quella indicata da tutti come il punto di partenza per un partito che si ritrova… ma non avevo proprio voglia di assistere ai soliti riti ipocriti.

E che vi devo dire? non c’ero! non ho ascoltato la relazione di Morciano, non ho ascoltato la relazione di Stefano Minerva, che a quanto pare è stato eletto Presidente dell’Assemblea, dopo che si era conteso il posto di Segretario con lo stesso Morciano. Boh!

Ho letto qualcosa sui social e sulla stampa e l’idea che mi sono fatta è che è stata un’Assemblea all’insegna del vogliamoci bene, del siamo un unico e grande partito, del grazie a Dio il cancro del partito è stato debellato, del abbiamo un futuro radioso davanti: percorriamolo tutti quanti insieme mano nella mano.

E questo non potrebbe che farmi contento! Ma… c’è un ma! Ma non avrei dovuto partecipare a decine di altre assemblee… non dovrei conoscere i personaggi che guidano le dinamiche del partito da molti anni ormai e che le guidano ancora. Di queste assemblee ne ho viste tante … di toni entusiastici ne ho sentiti tanti… di giovani brillanti che esprimono tutta la loro passione, tutta la loro voglia di credere in qualcosa, che darebbero il sangue, perché convinti che la loro idea di partito finalmente troverà lo spazio desiderato, negato da altri, ne ho visti tanti! E’ andata a finire sempre allo stesso modo: un partito dilaniato, intriso di personalismi, lontano anni luce dalle istanze del territorio.

Questa volta, qualcuno è pronto a giurare che sarà diverso… beh! che dire? tutto è possibile! Ma io dico che sarà lo stesso! Le premesse sono sempre le stesse!

Due gruppi contrapposti (i Renziorlandiani e gli Emiliani) non possono trovare improvvisamente l’intesa… capibastoni in perenne contrasto tra di loro non possono abbandonare da un giorno all’altro i loro risentimenti personali per ritrovarsi magicamente tutti dalla stessa parte… se avessero voluto l’intesa l’avrebbero ricercata prima di arrivare ad uno scontro congressuale, non vi pare? In vece no! Si sono fronteggiati, si sono scontrati, hanno rappresentato idee contrapposte di partito e alla fine? Si ritrovano a pochi voti l’uno dall’altro e dicono: abbiamo scherzato! Truppe, sotterrate l’ascia di guerra, perché qui ci vogliamo tutti bene e vogliamo tutti il bene del partito! Scene già viste, che mi lasciano indifferente!

Ma si sa, io sono quello prevenuto, quello che non conosce la politica, quella che impone grandi sacrifici per il bene comune! No, non la conosco.

In realtà, ognuno, continuerà per la sua strada, ma in questa fase è più utile sbandierare  un’ipocrita unità. Ci si nasconde meglio. Si dà meno all’occhio nella corsa al rafforzamento della propria posizione personale, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche.

Scommetto, pure, che si proverà a fare una segreteria provinciale delle larghe intese dove ci si mettono tutti, si distribuiscono ruoli a tutti, così tutti sono più contenti… tanto comunque non contano niente, però si fa felice qualcuno, che si sente valorizzato, e le decisioni che contano le prendono le famose “satrapie”.

A naso, penso che non sia cambiato niente rispetto alla precedente gestione del partito, quella di Piconese, né rispetto a quella precedente alla precedente, quella di Salvatore Capone. Le dinamiche sono le stesse.

Come al solito, qualcuno mi dirà che mi sto sbagliando, anche se finora i fatti mi hanno dato sempre ragione! Staremo a vedere! Aspettiamo le prossime mosse!

PD Salentino: un partito declinato

Ma come è possibile… è passato un mese da quando l’ormai ex Segretario provinciale del PD Salvatore Piconese si è dimesso ufficializzando la sua adesione ad Articolo 1 Mdp, eppure tutto tace… è vero, c’è stata una riappropriazione simbolica della federazione di via Tasso da parte di chi per 4 anni si è sentito esiliato o si è voluto esiliare, mi riferisco al gruppo facente capo alla Viceministro Bellanova, che ha salutato con canti di gioia la dipartita dell’ex segretario, ma niente di più… un incontro privo di contenuti, con le solite frasi di circostanza intrise di buoni propositi… gli stessi buoni propositi che sento da 7/8 anni e che puntualmente vengono disattesi… insomma, aria di festa come quando la Juventus arriva seconda in Champion legue… non ha vinto niente eppure gli juventini festeggiano… sarà che non sono juventino, ma francamente grandi motivi di festeggiamenti all’interno del PD (quello che è rimasto) non ne vedo… 4 anni di gestione Piconese hanno lasciato il deserto… un partito pieno di macerie… le stesse macerie che si era ritrovato quando fu eletto Segretario e manifestava la ferrea volontà di eliminarle per “riconnettere” (usava questa parola) il partito al territorio.

È così! Infatti, la demolizione del PD ha un’origine lunga e risale ai tempi della segreteria di Salvatore Capone, allorquando la caduta in disgrazia (politicamente parlando) di Sandro Frisullo, che reggeva abilmente le redini, spalancò le porte dei personalismi avviando al lento ed inesorabile declino del partito.

Perché stiamo parlando di un partito in declino, anzi completamente declinato, se è vero come è vero che perde ininterrottamente sul territorio da anni, pur essendo a livello regionale e nazionale il maggior partito di governo…

Può bastare la vittoria storica di “San Salvemini” a Lecce per far dimenticare le disgrazie in cui versa il PD leccese e salentino? Per me NO! Non ci dimentichiamo che il PD a Lecce racimola un modesto 8,5% ed è secondo nella coalizione dietro una lista civica e in provincia vince solo in una città su 4 di quelle sopra i 15000 abitati… senza dimenticare, perché più di qualcuno tra quelli che gioivano per il ritorno in via Tasso fa finta che non sia successo, la scandalosa sconfitta a San Cesario, la roccaforte salentina del renzismo, la patria dell’Onorevole Capone, che non racimola i voti sufficienti per farsi eleggere a consigliere, la capitale delle iniziative del PD di Governo (la presenza di Ministri, Viceministri, Sottosegretari, Europarlamentari è stata una costante negli ultimi anni)… c’è poco da stare allegri e da festeggiare!

La situazione è drammatica e nonostante tutto si continua a fare finta di niente… ci ritroviamo con un PD senza una guida, senza un gruppo dirigente coeso capace di far fronte alle necessità contingenti del partito, con un congresso provinciale alle porte e con le elezioni politiche dietro l’angolo.

Qualcuno adesso mi dirà: eccolo il solito disfattista, il solito “cacazzi”.

Forse lo sono, ma con l’unica finalità di dare una scossa ad una situazione di paralisi perenne. Sono anni che denuncio questo stato di cose, che invoco un cambiamento di rotta, che invoco un’assemblea programmatica, che invoco un coinvolgimento della base (per base intendo tutti quelli che si spaccano il posteriore per mantenere in piedi un vaso, che ha perso ogni stabilità, senza mai alcuna gratificazione)… Parole, le mie intrise di ragione, ma spesso declassate a polemica politica da chi la politica la intende in maniere personalistica ed autoreferenziale.

Lo stato dei fatti è sotto gli occhi di tutti e chi mi legge sa che ho ragione anche se molti non lo ammetteranno mai…

Credo che per il Pd salentino ci sia la possibilità di un riscatto, che possa ambire ad essere un partito popolare, capace di parlare alle masse, ad una sola condizione: torni ad essere una comunità con comunione d’intenti. Na parola!

Nonostante tutto ci spero ancora (anche se la speranza ogni anno che passa diventa sempre più flebile), perché in questi anni ho conosciuto uomini e donne dalle capacità straordinarie e dalle passioni indescrivibili. Uomini e donne che spesso vengono marginalizzati, spinti quasi nell’angolo del dimenticatoio perché non adombrino la fioca luce di qualcuno che vuole sentirsi il re o la regina del nulla. Uomini e donne che con l’arma dell’indifferenza sono accompagnati “gentilmente” alla porta, facendoli sentire estranei a casa loro e determinando l’emorragia di iscritti alla quale assistiamo da anni.

Non ci vorrebbe molto: solo la reale volontà di cambiare con i fatti ciò che spesso si vuole cambiare a parole.

C’è tanto da fare eppure si sta fermi.

” In politica la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana.”

” In politica la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana.”.

Sono queste le parole di Carlo Salvemini che all’indomani della clamorosa vittoria del Centrosinistra a Lecce mi hanno colpito.

E’ proprio vero, succede sempre così, quando si vince, gli artefici sono tanti, ma quando si perde il responsabile è uno solo. Ma a sto giro, non deve essere così, è giusto raccontare la verità e dire che quella clamorosa vittoria che il centrosinistra ha ottenuto a Lecce, sconfiggendo al ballottaggio il centrodestra, ha un solo padre e quello si chiama Carlo Salvemini. E’ stato lui l’artefice di questo risultato straordinario e nessun altro; è stato lui che ha dato quel qualcosa in più rispetto alle altre tornate elettorali in cui si era perso in maniera netta.

In questi giorni assistiamo, invece, alla corsa per intestarsi il risultato di Lecce, sminuendo quello che realmente è stato. Tutti si definisco artefici di questo successo. Addirittura, anche a Roma, l’entourage di Renzi, per bilanciare il risultato che ha visto perdente il PD nella stragrande maggioranza delle città dove si è votato per il ballottaggio, ha detto che è stata una vittoria sua. Ma sappiamo bene che non è così. L’apporto del PD, è sotto gli occhi di tutti, è stato modesto, in linea con con il suo recente passato, quando assicurò ai suoi candidati terrificanti sconfitte. Non dimentichiamo che che l’apporto dei democratici è rappresentato da un misero 8,5%, davvero un pessimo risultato se si pensa che il PD è il maggior partito di governo nazionale e regionale, che vanta al suo interno Viceministri, Onorevoli e Assessori regionali. Vederlo scavalcato nel computo dei voti da una delle liste del Sindaco è “agghiacciante”.  Eppure, c’è chi sta cantando vittoria.

Se il centrosinistra ha vinto è merito di Carlo Salvemini. Che poi, il centrosinistra ha davvero vinto? La matematica ci viene in soccorso. in termini di voti le liste di centrosinistra collegate a Salvemini raggiungono a malapena un 25%; risultato questo speculare a quello di 5 anni fa quando consegnarono il centrosinistra ad una delle più cocenti sconfitte. Il 29% complessivo non sarebbe servito a nulla, senza quello che è stato l’elemento determinate della vittoria di Salvemini: la spaccatura del centrodestra.

La vittoria che oggi sta esaltando molti di centrosinistra (io sono stracontento, ma non riesco ad esaltarmi) non ci sarebbe mai stata se il centrodestra non si fosse diviso e soprattutto senza l’apparentamento con una parte consistente di quel centrodestra (quella schieratasi con Alessandro Delle Noci).

Carlo Salvemini è stato bravo ad includere tutti, a far sentire quelli che, normalmente, stentano a riconoscersi in qualche partito parte importante del suo progetto. E’ stato bravo a mantenere la barra del timone dritta. In questo ha vinto. E’ stato questo il valore aggiunto che ha saputo portare il candidato sindaco.

Il Centrosinistra ha bisogno di riflettere sulla realtà dei fatti, per non rischiare di ritrovarsi tra qualche mese con l’acqua alla gola. C’è molto dal lavorare. C’è la necessità di trasformare una vittoria frutto delle indubbie capacità di Carlo Salvemini, ma anche delle circostanze favorevoli in una vittoria della buona politica e della maggiore capacità di amministrare. Il PD, anche grazie ai suoi consiglieri eletti, ai quali rivolgo il mio più grande in bocca al lupo, deve cambiare letteralmente registro e radicarsi sul territorio; deve diventare un partito rappresentativo sul territorio e dare risposte concrete ai bisogni della città.

Guai a cullarsi e ad adagiarsi sugli allori. Il bello viene ora!

 

 

 

Va convocata l’Assemblea provinciale del PD

… vi sembrerà strano, ma ieri sera ho ascoltato che cosa avevano da dire i promotori dei comitati per il No, che si ritrovavano all’hotel Tiziano per un’analisi del voto referendario e discutere del dopo…

…che c’è di strano? Lo strano è che l’iniziativa era sostanzialmente organizzata dal gruppo dirigente del partito democratico provinciale… quel gruppo dal quale notoriamente ho preso le distanze più di una volta non condividendone il percorso politico … ma ero stato invitato e ci sono andato…

…lo dico con la franchezza che mi contraddistingue: non ciò visto nulla di nuovo… il solito tentativo di strutturarsi in un’associazione/corrente, di quelli che, nel corso de miei anni di militanza pd, ne ho già visti nascere e morire alla velocità della luce… solo l’intervento di Pippi Nocera, ex sindaco di Sannicola, mi ha fornito qualche spunto di riflessione insieme a quello di Raffaele Cesari di Maglie… ma è durato giusto il tempo che salisse sul pulpito il Segretario Provinciale del pd…

…la sua relazione (non entrerò nel merito) è stata quella che un segretario di partito normalmente fa all’interno dei cosiddetti organismi di partito (assemblea e direzione) … ha fatto l’analisi del voto referendario e ha prospettato il percorso che il pd provinciale a suo modo di vedere deve fare… ripeto, non entrò nel merito… la cosa assurda, per me, è che il segretario provinciale del pd quella relazione l’avrebbe dovuta nelle cosiddette sedi di partito, negli organismi nati per la discussione… ora mi chiedo come si può voler costruire un partito che funzioni ( e questo è stato il tema della serata) se si parla fuori di esso… se non ci si pone questo problema non potrà nascere mai nulla di nuovo… la situazione è difficile… grandi adunate a Lecce … grandi adunate a Maglie… ma il risultato è sempre uguale… un partito in stallo, vittima di se stesso, sordo alle richieste di cambiamento, che arrivano dall’esterno! 

Salvatore Piconese … per quel che può valere un mio suggerimento (nulla), ma mi permetto solo perché a questo partito ancora ci tengo, convoca l’assemblea del partito!

PD Lecce: non servono gli incontri al vertice

Non servono gli incontri al vertice!
… credo che in questo momento il pD leccese, possa trovare la forza per uscire dalla situazione in cui si trova solo tra i suoi iscritti, tra i suoi militanti… serve la loro partecipazione, il loro coinvolgimento… serve restituirgli un ruolo e fargli recuperare fiducia… quella fiducia che è alla base di ogni battaglia… per questo mi sorprende che il Segretario provinciale, piuttosto che convocare una grande assemblea aperta a tutti, si ostini a chiudersi nelle stanzette con “quelli che contano” per cercare soluzioni ad uno stallo che loro stesso hanno creato… ho sentito che lunedì ci sarà un incontro con i “vertici”… sarà un altro tavolo del nulla, se non si lavora per rinsaldare il partito alla base… nessuna coalizione si può formare intorno ad un partito (inteso come una moltitudine di uomini e donne che si impegnano per una causa comune) che non esiste… nessun candidato esterno al partito potrà mai candidarsi sapendo che non c’è una coalizione e un partito forte di riferimento… un segretario provinciale non può dire pubblicamente che la colpa di tutto è da attribuire ai cecchini interni che gli tengono puntato il fucile contro (quand’anche questo fosse vero) e lavarsi così la coscienza… qui stiamo rischiando di fare una figura peggiore di quella del 2012… non sono uno stratega della politica, come qualcuno si atteggia, non ho nessuna verità in tasca, ma di una cosa sono convinto, che le alchimie di palazzo in questo momento non servono o non bastano… bisogna creare le condizioni minime di agibilità politica nel pD… se non si riesce a fare questo è davvero tutto inutile!

Esiste una sinistra fuori dal PD?

Qualcuno mi dice: non esiste una sinistra fuori dal PD… ci ho riflettuto… per un attimo ho pensato che avesse ragione…d’altra parte il PD è il diretto discendente di quei partiti che hanno incarnato la sinistra italiana… ma poi mi guardo intorno… penso a quello che vedo ogni santo giorno, in cui mi alzo e metto la testa fuori di casa… e mi rendo conto che c’è più sinistra fuori del PD che dentro … ora qualcuno mi dirà: ma che sei scemo? dove la vedi la sinistra fuori dal PD? nello 0,00001% di qualche fuoriuscito del PD stesso?… in effetti tutti i derivati dei partiti che per 70 anni hanno rappresentato la sinistra italiana sono nel PD, fuori c’è ben poco… ma questo solo se si vuole identificare la sinistra con chi ha smesso di svolgere la funzione di rappresentate del popolo per dar vita ad una vera e propria categoria sociale: il politico di professione… questa categoria non è la sinistra…la sinistra è ben altra cosa … la sinistra fuori dal PD c’è, eccome se c’è… la sinistra fuori dal PD sono quei disoccupati in là con gli anni incapaci di essere servi del potente di turno e di svendere i proprio diritti, dopo una vita di sacrifici… la sinistra fuori dal PD sono quei giovani che si illudevano che il merito avrebbe cambiato la loro vita, salvo poi a scoprire che è più importante conoscere la persona giusta, ma che ci sperano ancora… la sinistra sono quei genitori che dopo tanti sacrifici, vedono allontanarsi i propri figli da casa alla ricerca di un posto di lavoro lontano dalla propria terra… la sinistra fuori dal PD sono quelle persone che coltivano ancora quel sentimento di solidarietà, di umanità verso il prossimo, mettendo da parte il proprio io… la sinistra fuori dal PD sono tutte quelle partite IVA che non trovano mercato e che non hanno tutele… la sinistra fuori dal PD sono quelle coppie che vorrebbero sposarsi, che vorrebbero dei figli, ma che ci rinunciano in mancanza di prospettive economiche certe per il futuro… la sinistra fuori dal PD sono i tanti che hanno rinunciato ai propri diritti e non vanno più a votare… la sinistra fuori dal PD sono tutti quelli che non si fanno abbagliare dalle luci dei riflettori, che non si fanno motivare da una canzone di Jovanotti, che non credono alle frasi ad effetto dette da un palco, dette per incantare chi sta davanti… la sinistra fuori dal PD è tanto altro ancora… la sinistra fuori dal PD c’è e aspetta solo di essere rappresentata.

PD provincia di Lecce: una direzione sulla direzione

… è così, l’ultima direzione provinciale del PD leccese non è stata altro che una direzione sulla direzione. Scusate il gioco di parole proverò ad essere più chiaro.

Martedì 5 Luglio  si è svolta la direzione provinciale del partito (non so quanti lo sapessero, ma sono certo di a quanti non frega una cippa), dove si sarebbe dovuto analizzare l’esito del voto della appena trascorsa tornata delle elezioni amministrative.

Yahoooo, ho detto dentro di me, quando l’ho saputo, finalmente sento che cosa ha da dire il Segretario provinciale sull’esito elettorale, che ha visto il PD perdere (o vincere per i più faziosi) in circa la metà dei comuni al voto. qualche accenno sull’analisi l’avevo letta nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa, il giorno dopo le elezioni, ma volevo sentire di più… volevo cercare di capire le ragioni di certe inspiegabili sconfitte (Nardò). Dentro di me nutrivo la speranza di ascoltare un’analisi dettagliata, magari comune per comune, del voto di Giugno, con una presa di coscienza che il risultato non è stato certo esaltante, in un contesto dove il centrodestra è disgregato come non mai e il M5s (principale antagonista del pd sulla scena nazionale) nel Salento è pressoché inesistente. Forse, come mi aveva suggeìito un amico, sarebbe stato meglio se me ne fossi andato al mare. Infatti nulla di tutto ciò che mi aspettavo è avvenuto. Un’analisi frettolosa, liquidata con “abbiamo vinto nella maggior parte dei comuni al voto…siamo rammaricati per il risultato di Nardò, però compensato con quello di Gallipoli… il pD provinciale è in controtendenza con il dato nazionale… il partito ha dimostrato radicamento e di essere in ottima salute”.  E, cari amici, finisce qui l’analisi del voto.

Ma non finisce la direzione; infatti, finisce la relazione del segretario, e comincia la “discussione”. Il primo intervento è di uno dei reduci della sconfitta di Nardò, che spiega come sono andate le cose lanciando pesanti accuse di tradimento nei confronti di componenti del pD provinciale e regionale. Beneeeee, dico dentro, si comincia a scaldare l’ambiente, forse è la volta buona che si torna a fare una discussione franca sullo stato del partito… macché! Finisce tutto lì, e con il secondo intervento si passa all’analisi della direzione nazionale del pd e della relazione del segretario Renzi. Da quel momento si abbandona ogni discussione sui risultati elettorali e ci si addentra in una più “politica” dissertazione sullo stato del partito nazionale, sulla perdita dei consensi, sulla necessità di cambiare linea, sugli errori di Renzi che hanno comportato la sconfitta del PD a livello nazionale… insomma la direzione convocata per l’analisi del voto, si trasforma in direzione sulla direzione nazionale.

Su 10 interventi, 8 sono per una secca condanna e critica dell’operato del segretario nazionale, uno non ne parla, uno ne parla a favore. Due ore, in cui membri di direzione, consiglieri regionali (per la verità è uno ed unico presente), componenti di uffici politici, argomentano il cattivo stato del partito nazionale individuando errori e possibili soluzioni. “Se si è perso, disperdendo migliaia di voti, la colpa è di Renzi”… “la riforma costituzionale è inaccettabile e al referendum bisogna votare NO” …è questa la sintesi della quasi totalità degli interventi.

Ascoltavo e pensavo! In gran parte ho condiviso quell’analisi sullo stato del partito nazionale! Ma il tutto aveva un grandissimo limite, il considerare avulsa da questa situazione il PD provinciale.

Le stesse critiche, che gli illustri esponenti del Pd provinciale rivolgevano al segretario nazionale  e al gruppo dirigente nazionale io da anni le rivolgo al segretario provinciale e alla sua segreteria… le due situazioni sono perfettamente sovrapponibili… eppure io dico stronzate, loro fanno grandi analisi politiche e dimostrano attaccamento al partito.

Qualcosa non quadra… non ho sentito una parola di autocritica… non si possono criticare certi metodi, se poi a casa proprio si utilizzano quegli stessi… si condannano “i lanciafiamme di Renzi” quando in tante sezioni locali ci sono state epurazioni di oppositori  a colpi di cannone… ci si lamenta che a livello nazionale le minoranze non ricevono ascolto, quando qui non le si prendono nemmeno in considerazione.

No! Così non va… abbiamo perso l’ennesima occasione per rimetterci in piano. Una direzione deludente sotto ogni punto di vista, utile solo a fare un po di propaganda per il No del prossimo referendum costituzionale.

A proposito, e non posso sottacerla, mentre tutto il gruppo di sostegno di Piconese, a giudicare dagli interventi, si è espresso per il No al referendum costituzionale (Abaterusso compreso), il Segretario è per il SI! poi vi dico cosa penso di questa cosa!

 

 

PD salentino – Un gruppo dirigente che ha fallito

Sono passati più di tre anni dalla fine del congresso provinciale, da quando si è insediato un nuovo gruppo dirigente; speravo che ci fosse quella “riconnessione” con il territorio tanto decantata, ma abbiamo assistito ed assistiamo ad un peggioramento della situazione, con arroccamenti, lacerazioni, risentimenti personali, non degni di un partito democratico. Ne consegue un partito in rapido dissolvimento con una scarsa capacità di incidere sulla triste realtà economica e sociale che il nostro territorio sta vivendo.

Siamo di fronte ad un partito che si anima solo quando bisogna comporre organismi di partito o quando bisogna individuare candidature in occasione degli appuntamenti elettorali, per il restante tempo è silente.

E’ evidente che il PD salentino tende a misurarsi più sul terreno degli equilibri tra gruppi dirigenti, che su quello della relazione concreta, con persone concrete, per fare i conti con la loro quotidianità, con i loro smarrimenti, con le loro debolezze, affinché avvertano che comprendiamo il loro disagio, che siamo dalla loro parte.  Questo partito appare distante dalle persone, dalla loro quotidianità, intento più a costruire posizioni da privilegiare, che mettersi a disposizione dei tanti che invocano sostegno.

Succede così, che quando si fanno le analisi dello stato dei fatti o dei risultati elettorali, non ci si sforzi di capire quello che in realtà è successo, ma si fornisca una visione distorta, spesso partigiana, cercando di esaltare situazioni positive oltre i propri meriti e di trovare giustificazioni, di individuare responsabilità (che sono sempre di qualcun altro) là dove, invece, le situazioni non sono rosee (ricordo che nelle elezioni amministrative del 2015 il PD ha perso in 11 comuni su 15 e in quelle del 2016 in 12 comuni su 23).

Un buon dirigente deve sforzarsi di capire che cosa è realmente accaduto e non autocelebrarsi quando le cose vanno bene e autoassolversi, scaricando le responsabilità sugli altri, quando le cose vanno male.

Si ha la netta sensazione che nella nostra provincia ci troviamo ancora una volta con un gruppo dirigente che si arrocca nel suo fortino, che alza palizzate a sua difesa, nel tentativo di tutelare quelle posizioni di privilegio conquistate ed auto conservarsi. Non c’è nulla di più sbagliato. Le passate esperienze sembrano non aver insegnato nulla.

È necessario uscire dal fortino, abbattere le palizzate e non aver paura di confrontarsi con chi critica questo sistema; è necessario aprirsi ad un confronto di merito, schietto, senza falsi infingimenti, senza preoccupazioni personali.

Qui c’è da costruire un PARTITO, che sia innanzi tutto una comunità che persegue un medesimo obiettivo: quello di dare al nostro territorio un’immagine, un progetto per il futuro, un’idea di sviluppo.

L’attuale condotta, non ci porta da nessuna parte. Ora possiamo, cullarci, esaltarci, per una presunta vittoria alle ultime amministrative, che a mio parere non c’è stata, ma sappiamo benissimo che presto o tardi dovremo fare i conti con la realtà. Realtà, fatta di crisi, di aziende che chiudono, di altre che stanno pensando di farlo in un prossimo futuro e che ci lanciano un grido di aiuto, perché vengano poste in essere quelle misure idonee a dare speranza. Un partito, non è tale se non è intimamente legato con le sorti del proprio territorio.

I suoi dirigenti, non sono dei buoni dirigenti se non hanno a cuore le sorti di un’intera comunità e non pongono in essere quei meccanismi di crescita e di riscatto sociale di cui il territorio ha bisogno.

Non si costruisce nulla se non si dispone di un organizzazione di partito, che prescinda dai nomi, dai capibastone, che faccia del suo essere comunità la propria forza. Ormai ci siamo abituati, negli ultimi anni, a vedere, nella migliore delle ipotesi, le sezioni di partito trasformate in perenni comitati elettorali, avamposti a sostegno di questo o quel personaggio, nella peggiore, a vederle chiuse. Poi non ci dobbiamo sorprendere sei il partito è pressoché inesistente in tutti i comuni al voto, con un’ampia proliferazione di comitati civici. Ancora oggi la geografia del partito si compone di quei circoli (o gruppi dirigenti) a favore di questi piuttosto che di quegli altri, senza capire che il partito è uno. Non si può alimentare questo stato di cose; non si può incentrare la propria linea politica nel cercare di posizionare la propria bandierina in questo o in quel comune. Chi ha l’onore e l’onere di dirigere il partito ha il sacrosanto dovere di farlo in nome di TUTTI e non dei SINGOLI.

Il nostro partito è per definizione DEMOCRATICO e non può prescindere da quel contributo di idee (anche espresse sotto forma di critica) di tutti coloro che hanno a cuore il PD. Non si può fare a meno di tenere nella giusta considerazione il patrimonio umano, in termini di esperienza, anche se tra luci ed ombre, che ci rinviene dal passato. Così come non si può fare a meno di quella brillantezza e quella freschezza che si può ritrovare nel pensiero di taluni giovani. Non si può fare a meno di chi ricopre un ruolo, piccolo o grande che sia, nelle Istituzioni. Insomma, non siamo nelle condizioni di poterci permettere di marginalizzare chi (giovane o più in là con gli anni), senza dubbio, può fornire il suo apporto, per il solo fatto che non è fedele alla linea del capo.

Noi dobbiamo avere riguardo e cura dell’organizzazione del partito, ma non la si fa riempendo gli organismi di partito di fedelissimi o creandone dei nuovi per accontentare qualche amico in più. Così facendo, l’unico risultato che si può ottenere è quello di un unanimismo di facciata, che mortifica il dibattito e, anzi, lo annienta, lasciando il vuoto dietro di se (sintomatiche sono state le ultime assemblee provinciali, svoltesi nel più assoluto silenzio dei presenti). La paura di confrontarsi, di discutere anche con durezza, deve essere messa da parte, il coraggio di affermare il proprio pensiero deve prendere il sopravvento, perché è nel confronto che risiede la crescita e lo sviluppo.

Ecco perché dico che questo gruppo dirigente fin’ora ha fallito, sperando che da qui al prossimo congresso riesca a cambiare rotta!