Coda alla vaccinara

Oggi vi propongo la coda alla vaccinara! Lo so non è un piatto salentino, ma a me piace tantissimo. Non vi nascondo che ho avuto delle perplessità nell’accostarmi a questo piatto, ma da quando l’ho provato, l’ho inserito nei primi posti dei miei preferiti. La coda alla vaccinara è uno piatto tipico della cucina romana che non potete fare a meno di provare quando siete nella Capitale, ma che vi consiglio di preparare anche a casa, vista la sua semplicità e la sua bontà.
Si usa la coda di bue o di vitello (la differenza sta nel fatto che la prima è più grossa e richiederà una maggiore cottura), che si fa cuocere per lungo tempo con ortaggi e spezie dando vita ad un sugo meraviglioso con il quale i Romani generalmente condiscono i rigatoni; con il minimo sforzo avrete un primo ed un secondo da leccarsi i baffi.
Provate a prepararla …è troppo buona.

Ingredienti

1 kg coda di bue o di vitello; 100 g di guanciale; 3 cucchiai di olio d’oliva evo; 1 cipolla; 1-2 carote (secondo le dimensioni); 3-4 coste di sedano; 1 spicchio d’aglio; un ciuffo di prezzemolo; 3 chiodi di garofano; 1 bicchiere di vino bianco; 750 ml di passata di pomodori; un cucchiaio di pinoli; un cucchiaio di uvetta; mezzo cucchiaio di cacao amaro in polvere; sale fino q.b.; peperoncino piccante secondo gusto.

Preparazione

Tagliate la coda con un grosso coltello da cucina, seguendo le giunture della stessa e cercando di non spezzare l’osso (vi consiglio di farvela tagliare dal vostro macellaio di fiducia), lavatela bene sotto l’acqua corrente e lasciatela scolare

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Tagliate a tocchetti il guanciale

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e tritate la cipolla, la carota, il sedano e il prezzemolo. In una pentola capiente mettete l’olio, lo spicchio d’aglio e il guanciale;

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quando sarà rosolato, togliete l’aglio e aggiungete il trito di verdure, una manciata di prezzemolo tritato e fate cuocere per qualche minuto; unite la coda, chiodi di garofano e lasciate cuocere a fuoco basso per una decina di minuti; aggiungete il vino bianco, il peperoncino e salate il tutto; lasciate cuocere il tutto a fuoco medio per circa 20 minuti;

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aggiungete la passata di pomodori, mescolate e fate cuocere a fuoco basso, per un minimo di 2-3 (dipende dal tipo di coda), rimestando di tanto in tanto e facendo attenzione che il sugo non si asciughi molto; in tal caso aggiungete un po’ di acqua calda; la coda sarà pronta quando vi accorgete ce si stacca dall’osso facilmente.

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Poco prima di spegnere, aggiungete i pinoli, l’uvetta che avrete fatto ravvivare tenendola in po’ d’acqua per una mezz’ora, le coste di sedano che avrete privato dei filamenti, sbollentate e tagliate a pezzettini grossolani e il cacao; mescolate il tutto e lasciate cuocere per una decina di munti.

La coda è pronta; servitela in un piatto piano o fondo con una leggera spolverata di cacao amaro.

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Se volete fare i rigatoni: fate cuocere i la pasta in abbondante acqua salata, scolatela e fatela saltare in una padella con il sugo della coda; una bella spolverata di pecorino e il piatto è pronto

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Buon appetito e se avete dubbi scrivetemi!

 

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Trippa alla romana

La trippa alla romana è uno dei miei piatti preferiti. Una ricetta semplice, ma gustosissima. Rispetto alla ricetta tradizionale ho apportato una piccola variazione; infatti, ho sostituito il tradizionale pepe nero in grani con il peperoncino salentino; il gusto, in questo modo risulterà più intenso, ma sempre buonissimo. 

Ingredienti per 2 persone

500 gr di  trippa di bovino; 50 gr di guanciale; una manciata di pecorino; due gambi di sedano; 2 o 3 carote; mezza cipolla bianca (se di dimensione media-grossa); olio evo; 700 ml di Passata di pomodoro; un mezzo bicchiere di vino bianco; 2-3 rametti di menta; uno spicchio d’aglio; un peperoncino; sale fino q.b.

Preparazione

Riponete la trippa già pulita in una scolapasta, sciacquatela per bene sotto acqua calda corrente e lasciatela scolare 27540347_10215082868534538_1437762208876765163_npreparate il trito con carote sedano e cipolla e mettetelo in una pentola con olio e uno spicchi d’aglio

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fate cuocere per una decina di minuti e aggiungente il guanciale che avrete tagliato a pezzettini

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fate cuocere per altri 10 minuti, togliete lo spicchio d’aglio ed aggiungete la trippa, il peperoncino e il sale; versate il mezzo bicchiere di vino bianco e fatelo sfumare a fuoco vivace per 5/7 minuti

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quando il vino sarà evaporato aggiungete la passata di pomodoro e fate cuocere il tutto per un ora; aggiungete le foglioline di menta e fate cuocere per un’altra ora (fate attenzione durante la cottura che il liquido di cottura non si asciughi troppo, in tal caso aggiungete un po di acqua calda).

Dopo circa due ore la trippa dovrebbe essere cotta e morbida, ma assaggiatela e, in caso contrario proseguite la cottura per il tempo che riterrete necessario. Aggiungete in fine una bella manciata di pecorino e mantecate il tutto.

Servite la trippa in un piatto fondo aggiungendo dei crostini di pane casereccio e decorate con qualche fogliolina di menta fresca.

Il Piatto è pronto27540183_10215082870534588_5782331219758110888_n

Buon appetito.

Se avete dubbi o perplessità scrivetemi!

 

Il mio primo Consiglio Comunale

…ebbene si, ieri mi sono emozionato…sedere per la prima volta tra i banchi del Consiglio Comunale della mia Città, mi ha fatto un certo effetto… non importa se si tratterà di pochi giorni, di poche settimane o di pochi mesi, vivrò questo tempo con la passione che ha sempre contraddistinto il mio impegno politico… senza calcoli personali e con spirito di servizio… non ho pensato a quanto mi potesse convenire dal punto di vista personale entrare in questa fase terminale della consigliatura, ma mi sono detto: chi mi ha votato merita rispetto ed io devo dare una risposta innanzi tutto a loro… so bene che non ci sarà molto tempo, ma a volte si riesce a fare di più in pochi mesi che in molti anni… di certo, non farò mancare il mio impegno per la mia città. Ieri l’ho detto: entro in Consiglio Comunale da CITTADINO, non da politico, non da aderente a schieramenti politici, e come tale agirò nell’interesse collettivo, mettendo da parte la logica della contrapposizione preconcetta personale e tra schieramenti! Nel momento in cui sembra che la politica viva di contrapposizioni e le alimenti in maniera smisurata, per segnare differenze che, poi, nei fatti non esistono, scelgo di andare in direzione opposta, sperando, che anche questa volta il tempo mi dia ragione!

Lascio il pD

…è passato un anno dal quel 4 dicembre 2016, giorno in cui ho sperato che il pD (dopo la sconfitta al Referendum sulla riforma costituzionale) potesse cominciare una nuova vita… che si potesse mettere da parte un elemento divisivo come Renzi, per andare alla ricerca dell’unità del partito… che si potesse recuperare un’azione politica fino a quel momento incompatibile con i principi del socialismo al quale ci si voleva ispirare quando il pD fu fondato… è passato un anno e non è cambiato niente…il pD ha riconfermato Renzi segretario, le politiche condotte nel corso dell’anno da lui e dal nuovo Premier si sono dimostrate in continuità con quelle precedenti… le prospettive future sono quelle di un partito di ispirazione neoliberista piuttosto che socialdemocratico… ho sperato per un anno che si trovasse all’interno del pD la forza di voltare pagina… che il reuccio fiorentino e il suo seguito si rendesse conto del malessere generato dentro e fuori il partito… ma niente! Da Roma a Lecce, si continua a dileggiare chi non mostra attaccamento al pensiero del capo e a prendere in giro i cittadini… si continua a cercare la divisione piuttosto che l’unità con operazioni di facciata, chiaramente opportunistiche… non può essere questo il mio partito… per quattro anni sono stato segretario e dirigente di un partito che era totalmente differente da quello odierno… in questo pD non riesco a riconoscermi, non ne condivido i principi e i valori (ammesso che ne siano rimasti), non ne condivido le politiche messe in campo… non riesco ad intravedere la praticabilità democratica al suo interno… non riesco più a trovare le motivazioni per una militanza…io scelgo di essere libero …sono un socialdemocratico, né comunista, né democristiano, e resterò tale!

Assemblea provinciale pD: il partito rinasce

…e mo’ che scrivo? all’Assemblea provinciale del pD non ci sono andato.

Non vorrei interrompere la tradizione che vuole che io scriva le mie impressioni dopo un’Assemblea provinciale …ho sempre partecipato alle assemblee, come segretario cittadino, come delegato, come semplice iscritto, ma ieri non c’ero! Eppure, sulla carta rappresentava un’Assemblea di svolta…la prima del neo Segretario Provinciale Ippazio Morciano…. a proposito, ne approfitto per fargli un grosso in bocca al lupo, anche se per me è un perfetto sconosciuto, mai visto né sentito nel corso di 9 anni di militanza nel partito (ma questa, sicuramente,  è una mia mancanza)… la prima dopo 4 anni di gestione Piconese-Abaterusso… quella indicata da tutti come il punto di partenza per un partito che si ritrova… ma non avevo proprio voglia di assistere ai soliti riti ipocriti.

E che vi devo dire? non c’ero! non ho ascoltato la relazione di Morciano, non ho ascoltato la relazione di Stefano Minerva, che a quanto pare è stato eletto Presidente dell’Assemblea, dopo che si era conteso il posto di Segretario con lo stesso Morciano. Boh!

Ho letto qualcosa sui social e sulla stampa e l’idea che mi sono fatta è che è stata un’Assemblea all’insegna del vogliamoci bene, del siamo un unico e grande partito, del grazie a Dio il cancro del partito è stato debellato, del abbiamo un futuro radioso davanti: percorriamolo tutti quanti insieme mano nella mano.

E questo non potrebbe che farmi contento! Ma… c’è un ma! Ma non avrei dovuto partecipare a decine di altre assemblee… non dovrei conoscere i personaggi che guidano le dinamiche del partito da molti anni ormai e che le guidano ancora. Di queste assemblee ne ho viste tante … di toni entusiastici ne ho sentiti tanti… di giovani brillanti che esprimono tutta la loro passione, tutta la loro voglia di credere in qualcosa, che darebbero il sangue, perché convinti che la loro idea di partito finalmente troverà lo spazio desiderato, negato da altri, ne ho visti tanti! E’ andata a finire sempre allo stesso modo: un partito dilaniato, intriso di personalismi, lontano anni luce dalle istanze del territorio.

Questa volta, qualcuno è pronto a giurare che sarà diverso… beh! che dire? tutto è possibile! Ma io dico che sarà lo stesso! Le premesse sono sempre le stesse!

Due gruppi contrapposti (i Renziorlandiani e gli Emiliani) non possono trovare improvvisamente l’intesa… capibastoni in perenne contrasto tra di loro non possono abbandonare da un giorno all’altro i loro risentimenti personali per ritrovarsi magicamente tutti dalla stessa parte… se avessero voluto l’intesa l’avrebbero ricercata prima di arrivare ad uno scontro congressuale, non vi pare? In vece no! Si sono fronteggiati, si sono scontrati, hanno rappresentato idee contrapposte di partito e alla fine? Si ritrovano a pochi voti l’uno dall’altro e dicono: abbiamo scherzato! Truppe, sotterrate l’ascia di guerra, perché qui ci vogliamo tutti bene e vogliamo tutti il bene del partito! Scene già viste, che mi lasciano indifferente!

Ma si sa, io sono quello prevenuto, quello che non conosce la politica, quella che impone grandi sacrifici per il bene comune! No, non la conosco.

In realtà, ognuno, continuerà per la sua strada, ma in questa fase è più utile sbandierare  un’ipocrita unità. Ci si nasconde meglio. Si dà meno all’occhio nella corsa al rafforzamento della propria posizione personale, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche.

Scommetto, pure, che si proverà a fare una segreteria provinciale delle larghe intese dove ci si mettono tutti, si distribuiscono ruoli a tutti, così tutti sono più contenti… tanto comunque non contano niente, però si fa felice qualcuno, che si sente valorizzato, e le decisioni che contano le prendono le famose “satrapie”.

A naso, penso che non sia cambiato niente rispetto alla precedente gestione del partito, quella di Piconese, né rispetto a quella precedente alla precedente, quella di Salvatore Capone. Le dinamiche sono le stesse.

Come al solito, qualcuno mi dirà che mi sto sbagliando, anche se finora i fatti mi hanno dato sempre ragione! Staremo a vedere! Aspettiamo le prossime mosse!

Il trenino di Matteo

… al piccolo Matteo hanno regalato un bel trenino nuovo… un trenino tutto suo per fare i giretti con i suoi amichetti… non tutti, ma quelli più simpa e quelli più yeeee… in giro per l’Italia se ne va mostrando il suo giocattolino… e  lo fa anche provare… ovviamente a chi ci sta a giocare come dice lui… Ma chi gliel’ha regalato questo bel trenino nuovo nuovo? Deve essere uno ricco perché è davvero un bel trenino confortevole, accessoriato e corredato di tante stazioncine carine carine, che all’occasione si possono anche riempire di folla festante che saluta con il fazzoletto in mano… Non c’è che dire un bel regalo e una bella spesuccia!

PD Salentino: un partito declinato

Ma come è possibile… è passato un mese da quando l’ormai ex Segretario provinciale del PD Salvatore Piconese si è dimesso ufficializzando la sua adesione ad Articolo 1 Mdp, eppure tutto tace… è vero, c’è stata una riappropriazione simbolica della federazione di via Tasso da parte di chi per 4 anni si è sentito esiliato o si è voluto esiliare, mi riferisco al gruppo facente capo alla Viceministro Bellanova, che ha salutato con canti di gioia la dipartita dell’ex segretario, ma niente di più… un incontro privo di contenuti, con le solite frasi di circostanza intrise di buoni propositi… gli stessi buoni propositi che sento da 7/8 anni e che puntualmente vengono disattesi… insomma, aria di festa come quando la Juventus arriva seconda in Champion legue… non ha vinto niente eppure gli juventini festeggiano… sarà che non sono juventino, ma francamente grandi motivi di festeggiamenti all’interno del PD (quello che è rimasto) non ne vedo… 4 anni di gestione Piconese hanno lasciato il deserto… un partito pieno di macerie… le stesse macerie che si era ritrovato quando fu eletto Segretario e manifestava la ferrea volontà di eliminarle per “riconnettere” (usava questa parola) il partito al territorio.

È così! Infatti, la demolizione del PD ha un’origine lunga e risale ai tempi della segreteria di Salvatore Capone, allorquando la caduta in disgrazia (politicamente parlando) di Sandro Frisullo, che reggeva abilmente le redini, spalancò le porte dei personalismi avviando al lento ed inesorabile declino del partito.

Perché stiamo parlando di un partito in declino, anzi completamente declinato, se è vero come è vero che perde ininterrottamente sul territorio da anni, pur essendo a livello regionale e nazionale il maggior partito di governo…

Può bastare la vittoria storica di “San Salvemini” a Lecce per far dimenticare le disgrazie in cui versa il PD leccese e salentino? Per me NO! Non ci dimentichiamo che il PD a Lecce racimola un modesto 8,5% ed è secondo nella coalizione dietro una lista civica e in provincia vince solo in una città su 4 di quelle sopra i 15000 abitati… senza dimenticare, perché più di qualcuno tra quelli che gioivano per il ritorno in via Tasso fa finta che non sia successo, la scandalosa sconfitta a San Cesario, la roccaforte salentina del renzismo, la patria dell’Onorevole Capone, che non racimola i voti sufficienti per farsi eleggere a consigliere, la capitale delle iniziative del PD di Governo (la presenza di Ministri, Viceministri, Sottosegretari, Europarlamentari è stata una costante negli ultimi anni)… c’è poco da stare allegri e da festeggiare!

La situazione è drammatica e nonostante tutto si continua a fare finta di niente… ci ritroviamo con un PD senza una guida, senza un gruppo dirigente coeso capace di far fronte alle necessità contingenti del partito, con un congresso provinciale alle porte e con le elezioni politiche dietro l’angolo.

Qualcuno adesso mi dirà: eccolo il solito disfattista, il solito “cacazzi”.

Forse lo sono, ma con l’unica finalità di dare una scossa ad una situazione di paralisi perenne. Sono anni che denuncio questo stato di cose, che invoco un cambiamento di rotta, che invoco un’assemblea programmatica, che invoco un coinvolgimento della base (per base intendo tutti quelli che si spaccano il posteriore per mantenere in piedi un vaso, che ha perso ogni stabilità, senza mai alcuna gratificazione)… Parole, le mie intrise di ragione, ma spesso declassate a polemica politica da chi la politica la intende in maniere personalistica ed autoreferenziale.

Lo stato dei fatti è sotto gli occhi di tutti e chi mi legge sa che ho ragione anche se molti non lo ammetteranno mai…

Credo che per il Pd salentino ci sia la possibilità di un riscatto, che possa ambire ad essere un partito popolare, capace di parlare alle masse, ad una sola condizione: torni ad essere una comunità con comunione d’intenti. Na parola!

Nonostante tutto ci spero ancora (anche se la speranza ogni anno che passa diventa sempre più flebile), perché in questi anni ho conosciuto uomini e donne dalle capacità straordinarie e dalle passioni indescrivibili. Uomini e donne che spesso vengono marginalizzati, spinti quasi nell’angolo del dimenticatoio perché non adombrino la fioca luce di qualcuno che vuole sentirsi il re o la regina del nulla. Uomini e donne che con l’arma dell’indifferenza sono accompagnati “gentilmente” alla porta, facendoli sentire estranei a casa loro e determinando l’emorragia di iscritti alla quale assistiamo da anni.

Non ci vorrebbe molto: solo la reale volontà di cambiare con i fatti ciò che spesso si vuole cambiare a parole.

C’è tanto da fare eppure si sta fermi.

” In politica la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana.”

” In politica la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana.”.

Sono queste le parole di Carlo Salvemini che all’indomani della clamorosa vittoria del Centrosinistra a Lecce mi hanno colpito.

E’ proprio vero, succede sempre così, quando si vince, gli artefici sono tanti, ma quando si perde il responsabile è uno solo. Ma a sto giro, non deve essere così, è giusto raccontare la verità e dire che quella clamorosa vittoria che il centrosinistra ha ottenuto a Lecce, sconfiggendo al ballottaggio il centrodestra, ha un solo padre e quello si chiama Carlo Salvemini. E’ stato lui l’artefice di questo risultato straordinario e nessun altro; è stato lui che ha dato quel qualcosa in più rispetto alle altre tornate elettorali in cui si era perso in maniera netta.

In questi giorni assistiamo, invece, alla corsa per intestarsi il risultato di Lecce, sminuendo quello che realmente è stato. Tutti si definisco artefici di questo successo. Addirittura, anche a Roma, l’entourage di Renzi, per bilanciare il risultato che ha visto perdente il PD nella stragrande maggioranza delle città dove si è votato per il ballottaggio, ha detto che è stata una vittoria sua. Ma sappiamo bene che non è così. L’apporto del PD, è sotto gli occhi di tutti, è stato modesto, in linea con con il suo recente passato, quando assicurò ai suoi candidati terrificanti sconfitte. Non dimentichiamo che che l’apporto dei democratici è rappresentato da un misero 8,5%, davvero un pessimo risultato se si pensa che il PD è il maggior partito di governo nazionale e regionale, che vanta al suo interno Viceministri, Onorevoli e Assessori regionali. Vederlo scavalcato nel computo dei voti da una delle liste del Sindaco è “agghiacciante”.  Eppure, c’è chi sta cantando vittoria.

Se il centrosinistra ha vinto è merito di Carlo Salvemini. Che poi, il centrosinistra ha davvero vinto? La matematica ci viene in soccorso. in termini di voti le liste di centrosinistra collegate a Salvemini raggiungono a malapena un 25%; risultato questo speculare a quello di 5 anni fa quando consegnarono il centrosinistra ad una delle più cocenti sconfitte. Il 29% complessivo non sarebbe servito a nulla, senza quello che è stato l’elemento determinate della vittoria di Salvemini: la spaccatura del centrodestra.

La vittoria che oggi sta esaltando molti di centrosinistra (io sono stracontento, ma non riesco ad esaltarmi) non ci sarebbe mai stata se il centrodestra non si fosse diviso e soprattutto senza l’apparentamento con una parte consistente di quel centrodestra (quella schieratasi con Alessandro Delle Noci).

Carlo Salvemini è stato bravo ad includere tutti, a far sentire quelli che, normalmente, stentano a riconoscersi in qualche partito parte importante del suo progetto. E’ stato bravo a mantenere la barra del timone dritta. In questo ha vinto. E’ stato questo il valore aggiunto che ha saputo portare il candidato sindaco.

Il Centrosinistra ha bisogno di riflettere sulla realtà dei fatti, per non rischiare di ritrovarsi tra qualche mese con l’acqua alla gola. C’è molto dal lavorare. C’è la necessità di trasformare una vittoria frutto delle indubbie capacità di Carlo Salvemini, ma anche delle circostanze favorevoli in una vittoria della buona politica e della maggiore capacità di amministrare. Il PD, anche grazie ai suoi consiglieri eletti, ai quali rivolgo il mio più grande in bocca al lupo, deve cambiare letteralmente registro e radicarsi sul territorio; deve diventare un partito rappresentativo sul territorio e dare risposte concrete ai bisogni della città.

Guai a cullarsi e ad adagiarsi sugli allori. Il bello viene ora!

 

 

 

Porchetta romana fatta in casa

E’ vero, la porchetta romana, come si evince dal nome, non è un piatto tipico della mia zona (per chi lo avesse dimenticato, sono salentino), ma della zona di Roma, dei Castelli Romani, dell’Italia Centrale in generale…in particolare  è famosa quella di Ariccia. Siccome da noi non si usa molto ed io ne vado pazzo, per non mangiare la porchetta a lunga conservazione che spesso si trova ai camioncini dei paninari, ho deciso di provare a farla… Vi assicuro che non è difficile ed il risultato è spettacolare.

Ingredienti:

un bel pezzo di pancetta con la cotenna , un filetto di maiale, sale, pepe, rosmarino, salvia, timo, finocchietto selvatico, vino bianco.

Preparazione:

su di un piano stendete la pancetta come se fosse un foglio, cospargetela di sale grosso, pepe bianco o nero, salvia, rosmarino, timo e finochietto selvatico fresco (io ho fatto un battuto di tutto con il coltello) e massaggiatela; aggiungete al centro il filetto di maiale, che dovrà avere la lunghezza della pancetta e arrotolate; legate il tutto con uno spago da cucina ben stretto.17264841_10212120488516889_4519853280852883699_n

Riponete la porchetta in un tegame, che riempirete fino a metà con acqua, un bicchiere divino bianco e dei rametti di rosmarino; fate cuocere per circa tre ore a 200° in forno statico (la porchetta pesava circa 3 kg e, in genere, si fa cuocere un’ora per ogni kg), avendo l’accortezza di girarla ogni tanto e di irrorala con il liquido di cottura.

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Tagliatela a fette sottili con un coltellaccio ed accompagnatela con carciofi e funghi sott’olio e peperoni arrostiti … una vera delizia

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Buon Appetito… se avete dubbi sul procedimento scrivetemi.

Va convocata l’Assemblea provinciale del PD

… vi sembrerà strano, ma ieri sera ho ascoltato che cosa avevano da dire i promotori dei comitati per il No, che si ritrovavano all’hotel Tiziano per un’analisi del voto referendario e discutere del dopo…

…che c’è di strano? Lo strano è che l’iniziativa era sostanzialmente organizzata dal gruppo dirigente del partito democratico provinciale… quel gruppo dal quale notoriamente ho preso le distanze più di una volta non condividendone il percorso politico … ma ero stato invitato e ci sono andato…

…lo dico con la franchezza che mi contraddistingue: non ciò visto nulla di nuovo… il solito tentativo di strutturarsi in un’associazione/corrente, di quelli che, nel corso de miei anni di militanza pd, ne ho già visti nascere e morire alla velocità della luce… solo l’intervento di Pippi Nocera, ex sindaco di Sannicola, mi ha fornito qualche spunto di riflessione insieme a quello di Raffaele Cesari di Maglie… ma è durato giusto il tempo che salisse sul pulpito il Segretario Provinciale del pd…

…la sua relazione (non entrerò nel merito) è stata quella che un segretario di partito normalmente fa all’interno dei cosiddetti organismi di partito (assemblea e direzione) … ha fatto l’analisi del voto referendario e ha prospettato il percorso che il pd provinciale a suo modo di vedere deve fare… ripeto, non entrò nel merito… la cosa assurda, per me, è che il segretario provinciale del pd quella relazione l’avrebbe dovuta nelle cosiddette sedi di partito, negli organismi nati per la discussione… ora mi chiedo come si può voler costruire un partito che funzioni ( e questo è stato il tema della serata) se si parla fuori di esso… se non ci si pone questo problema non potrà nascere mai nulla di nuovo… la situazione è difficile… grandi adunate a Lecce … grandi adunate a Maglie… ma il risultato è sempre uguale… un partito in stallo, vittima di se stesso, sordo alle richieste di cambiamento, che arrivano dall’esterno! 

Salvatore Piconese … per quel che può valere un mio suggerimento (nulla), ma mi permetto solo perché a questo partito ancora ci tengo, convoca l’assemblea del partito!