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La nave

C’era una volta una bella nave che navigava tranquilla in mari calmi e assolati, guidata da un comandante esperto; a bordo c’erano tante persone e tutte erano convinte e sicure che avrebbero fatto una straordinaria crociera; ad ogni porto dove attraccava imbarcava persone nuove, tanto si era sparsa la voce che era la nave giusta, quella dove valeva la pena salire. Un giorno però, la società armatrice, convinta che, dopo aver percorso sempre lo stesso tratto di mare, era opportuno esplorare nuove rotte, spinta anche dai passeggeri, che cominciavano a scocciarsi del solito percorso, decide di cambiare. “Nave nuova” – gridò il vecchio armatore – “cambieremo tutto ed esploreremo nuove rotte”. Ovviamente, per fare ciò, pensò: “non posso lasciare il vecchio comandante; ha una certa età e conosce solo quella rotta che ha percorso per tanti anni; ci vuole uno giovane, avventuriero, sprezzante del pericolo”. E fu così, che fu cacciato il vecchio timoniere e fu messo alla guida uno nuovo che fino ad allora aveva guidato solo motoscafi veloci.

Tutti furono contenti per la decisione, l’idea di scoprire posti nuovi con un nuovo e baldanzoso comandante affascinava, tanto che si faceva a gara per salire sulla bella  nave.  C’era molta gente che voleva salire, ma la nave, seppur rinnovata, aveva mantenuto le dimensioni solite; quelli che volevano salire, allora cominciarono a strattonarsi e a spingersi a farsi reciproche scorrettezze pur di accaparrarsi un bel posto a bordo; ma il nuovo capitano gridò “si parteeeee! vi farò fare una crociera da sogno!” e la nave partì.

Cominciò la navigazione; mare calmo, tempo bellissimo, si iniziò a vedere posti, magici, mai visti, da sogno; ” wowwww, ma che magnificenza” – si sentiva commentare a bordo – “questo comandante è proprio figo”, ” a saperlo ci saremmo sbarazzati prima del vecchio  timoniere”.

Furono giorni belli quelli, ad ogni porto saliva gente nuova e sembrava di vivere Love Boat (la famosa serie della nave dell’amore, che quelli della mia età sicuramente ricorderanno).

Il capitano, visto che la sua conduzione piaceva, anzi piaceva molto, cominciò a pensare “a bordo mi acclamano, sono tutti contenti, punto a spingermi ai confini del mondo”; e così fece, non curante di quanto gli diceva qualcuno che gli stava affianco e che lo consigliava di essere prudente, avendo capito meglio di lui i limiti della nave ; “zitto tu – spesso si sentiva tuonare – non gufare”, “voglio andare oltre, se non ti sta bene prendi una scialuppa e vattene”. E fu così che più di uno, prese il battello di salvataggio e se ne andò.

I giorni della navigazione serena, però, passarono presto; in mare aperto, si cominciarono ad affrontare le prime tempeste; le coste splendide, che fino ad allora erano state viste, non si scorgevano più; la vita di bordo cominciava a pesare; la baldoria continua che aveva contraddistinto il viaggio lasciò il passo ai mugugni; quelli che erano i passeggeri abituali della nave, passata la fase dell’esaltazione legata alla novità, iniziarono a mostrare qualche segno di insofferenza per la situazione; si cominciava a stare scomodi a bordo, troppa confusione, troppe persone, una meta che non si intravedeva;  nessuno era abituato a tutto questo; “porca miseria – tuonò il più anziano dei passeggeri – questo comandante è un incosciente, dove cavolo ci sta portando, voglio tornare alla vecchia rotta”. Qualcuno si fece coraggio e andò a parlare con il capitano: ” ma dove cavolo ci stai portando, non si vede meta, il mare è grosso, torniamo indietro”; “No – rispose stizzito il comandante – qui si fa come dico io! si va avanti, senza guardare indietro! voglio arrivare all’isola che non c’è dove mi hanno detto che c’è il tesoro! se non vi va bene prendete le scialuppe e andatevene!”.

E così si radunarono un bel po’ di quelli che erano abituati alla navigazione sottocosta e abbandonarono la nave.

“Vai comandate!”, “sei il migliore!”, “ci fidiamo di te!”, “ora che sono scesi quei mammalucchi stiamo più comodi!”, “portaci dove vuoi” erano queste le esclamazioni che si sentivano sulla nave; E tutti ripresero a ballare e a divertirsi, mentre il coraggioso e incosciente capitano governava la nave tra i flutti.

Seguirono giorni di navigazione complicata, ma tutti erano fiduciosi che lo spericolato comandante li avrebbe portati alla nuova meta.

Una mattina linda e serena si udì: “ci siamoooo!” “Terraaaaaaa”  “si vede l’isola che non c’è!”, “preparatevi a scendere”. Tutti furono felici, dopo tanti giorni di navigazione, finalmente, si era arrivati alla meta; non si vedeva l’ora di scendere.

La nave attracca, viene messa in mare l’unica scialuppa rimasta, salgono festanti e giulivi i passeggeri con in testa il comandante e si avviano verso quella che doveva essere la terra magica.

Tutti felici e contenti mettono piede sul suolo raggiunto pronti a godersi le gioie promesse dal comandante, ma si trovano davanti un’amara sorpresa.

La popolazione indigena, stremata da anni di isolamento, affamata e incazzata, era lì ad aspettarli. “Ma dove siamo finiti?” – gridò il comandante – “questa non è l’isola che non c’è!”, “torniamo sulla nave!”; nemmeno il tempo di dire ciò, e la popolazione indigena si era già scagliata contro, perchè voleva salire su quella nave che a loro sembrava l’ultima speranza per cambiare vita.

Comandante e passeggeri, con regalini vari, cercarono di tenere a bada la popolazione inferocita, e, approfittando di un momento di distrazione dei più facinorosi, riescono a salire sulla scialuppa e si allontanarono da quella terra triste ed inospitale.

Mentre, tornavano, inavvertitamente la scialuppa urta uno scoglio, ma nessuno ci fa caso, e così raggiunsero la nave, salirono a bordo, caricarono la scialuppa e salparono.

Il capitano, era incazzato! non si dava pace! “ma che cavolo di rotta mi avete indicato!” -gridava contro il suo equipaggio – “ora si fa a modo mio”, “non si torna indietro!”, “voglio raggiungere l’isola che non c’è!”, “qui mi gioco tutta la mia credibilità”.

I passeggeri, che avevano sentito le urla cominciarono a preoccuparsi, ma erano in mare aperto non si poteva tornare indietro; decisero allora, di assecondare il comandante nella speranza che prima o poi la terra promessa l’avrebbero raggiunta.

Si navigò, per giorni, settimane e mesi; la nave nel frattempo per le continue sollecitazione dopo tanto tempo in mare aperto, cominciava a presentare qualche segno di cedimento.

Finché, una mattina si udì “Eccola!”, “stavolta ci siamo”, “l’isola che non c’è è difronte a noi!”. Tutti lanciarono i cappelli in aria corsero nelle cabine per fare i bagagli, convinti che era quella la sospirata meta.

Ma, le amare sorprese, per i nostri eroi non erano finite! prima ancora di scendere, dalla terra si udirono delle esplosioni! “Che succede?” gridò il comandante preoccupato. “Capitano ci cannoneggiano” gli risposero!  I passeggeri: “ci cannoneggiano?” “ma dove cavolo ci ha portato di nuovo questo pazzo?”

“Prestoooo… macchine avanti tutta” , “togliamoci di mezzo” – gridava il comandante impazzito.

“Capitano è troppo tardiiii! ci hanno colpiti!” gli rispondevano. I passeggeri erano nel panico più assoluto. Non sapevano più che cosa fare.

“Gettate in mare l’unica scialuppa di salvataggio!” – disse uno dell’equipaggio – “si salvi chi può!”

Tutti a correre per cercare di salire sulla scialuppa; spintoni, calci, pugni; qualcuno cade in mare e viene assalito dagli squali; la disperazione regna sovrana.

Molti riescono a salire sulla scialuppa dove si era già posizionato il comandante, che rapidamente aveva abbandonato la nave che affondava e si allontanano.

Il comandate: “avete visto? anche questa volta ci siamo salvati”, “ora ci penso io a condurvi in salvo”! I passeggeri stremati e disperati non hanno altro santo a cui votarsi: “forse sarebbe meglio che lasciassi il timone della barchetta a qualcun altro” disse uno di loro timidamente, ma fu preso e gettato a mare. “Ci penso io -ribadì – il comandante stizzito”. “Vabbene -risposero i superstiti, impauriti – facciamo come di tu”.

Nessuno si era ancor accorto, che la scialuppa sulla quale erano saliti, aveva giù urtato uno scoglio e stava pian piano imbarcando acqua, nel mare aperto e tempestoso.

Degli altri passeggeri che si erano allontanati con le altre scialuppe non se ne seppe più  nulla. Si racconta che alcuni di loro raggiunsero terre sicure altri sparirono nel nulla.

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Parole e riflessioni. Alcune considerazioni prima delle elezioni.

Quest’anno per la prima volta, da oltre vent’anni, non ho fatto campagna elettorale in vista di una consultazione politica. Non vi nascondo, che un po’ mi è mancata l’aria di competizione che si respira prima di un’elezione, ma ho fatto una scelta consapevole. Sono uscito da poco dal pD (da Dicembre), partito dove ho militato convintamente per nove anni, e, francamente, avevo bisogno di guardarmi un po’ intorno con gli occhi di chi non è portato a distorcere la realtà per meri fini propagandistici ed elettorali. Dunque, quest’ultima campagna elettorale, da molti etichettata come una delle pegiori della storia recente, l’ho solo seguita da lontano, come ormai la maggiorparte della gente è abituata a fare.

A questo punto, negli anni passati ero solito dare le mie indicazioni sul voto, ma questa volta non lo farò. Ci ho rinunciato! Ma non voglio rinunciare a spendere qualche parola e fare qualche riflessione.

Parto dalle sensazioni che ho maturato in quest’ultimo periodo sul risultato elettorale: un M5s in grandissima ascesa, un Centrodestra che in coalizione regge e recupera delle sacche di consenso dal centrosinistra, un pd in caduta libera, una sinistra che stenta a decollare.

Questo quadro, piaccia o non piaccia, è il frutto delle politiche dei Governi che si sono succeduti negli ultimi 5 anni. Non voglio tener conto dell’operato dei governi precedenti perchè i contesti storici ed economici sono notevolmente cambiati.

Il contesto economico internazionale negli ultimi 5 anni è stato più che favorevole, tanto è vero che la maggior parte dei paesi  dell’Eurozona (GRECIA inclusa) sono cresciuti e sono cresciuti molto più del nostro Paese… l’Italia in questi anni si è impoverita; si è estesa la forbice delle diseguaglianze, oggi ci sono molti più poveri del 2013; quella poca ricchezza che si è prodotta in più, rispetto al quinquennio precedente, si è concentrata, ancor di più che nel passato, nelle mani di pochissimi. Oggi i poveri sono molto più poveri e la classe media (quella che ha retto l’architrave della nostra società fino a qualche anno addietro) oggi si può dire che sia sulla strada dell’estinzione. Il mondo delle professioni vive una crisi fin’ora mai riscontrata (stretto nella morsa della burocrazia e di un’economia ferma al palo da anni).

Le leggi, fatte negli ultimi 5 anni, dai Governi a guida pD, hanno alimentato tutto ciò!

Nessuno nega che siano state fatte cose buone. Le leggi fatte in tema di diritti civili, per esempio, certamente, rendono l’Italia un paese più vicino all’Europa; ma a quelle si sono contrapposte altre leggi che hanno cancellato altri sacrosanti diritti: quelli dei lavoratori. I famosi 80 € (per chi li ha presi, tanto decantati e fiore all’occhiello della politica governativa) sono stati praticamente assorbiti (con gli interessi) dall’aumento dei costi dei servizi pubblici (avete visto per esempio gli aumenti che ci sono stati nelle bollette dei servizi di luce e gas?). Il reddito di inclusione, una misura frettolosamente messa in campo in vista della scadenza elettorale, non ha sortito alcun effetto in termini di lotta alla povertà, ripeto, sempre crescente nella maggiorparte delle categorie sociali. Potrei continuare con tanti altri esempi, ma non voglio rischiare di annoiarvi più di quanto lo stia già facendo.

Il bilancio di 5 anni di governo, non può che essere negativo. Ed è questa la vera causa del crollo del pD. Non è l’antipatia per Renzi (che di certo non fa niente per risultare simpatico), ma sono le condizioni socio-economiche in cui ci troviamo.

Ricordo per averlo studiato, che lo stato sociale dell’Italia prima del fascismo non era dissimile da quello di oggi (con le dovute proporzioni e con un contesto storico diverso): analfabetismo, povertà diffusa, ricchezza concentrata nelle mani di pochi “signori”. Sono queste le condizioni ideali per il proliferare degli estremismi. Ed è quello che sta succedendo oggi. Si spiega così la ripresa di un Centrodestra, molto più a trazione Destra, rispetto al passato. Il dissolvimento del pensiero di sinistra, che c’è stato negli ultimi anni (non mi addentro nell’attribuzione delle colpe) ha aperto un’autostrada a chi (l’estremismo di destra) la protesta sociale è stato sempre ben capace di cavalcarla. E ringraziamo il cielo che per ora il M5S finora è riuscito e sta riuscendo ad incanalare in solchi democratici un dissenso e un rancore diffuso, che altrimenti potrebbe prendere strade molto più pericolose.

Un Governo che non è riuscito a leggere la società e le sue necessità e che ha fatto investimenti a pioggia senza una reale politica espansiva, può essere considerato un governo adeguato? Chi è stata la forza trainante di quel governo può essere ancora considerata credibile e meritevole di fiducia? Al di là delle parole mie o di altri (molto più bravi di me) lo giudicheranno gli Italiani.

Di una cosa sono certo: che gli Italiani non sono tanto pazzi da cambiare giusto per cambiare o perchè Renzi è antipatico… se lo faranno (qualunque sia la scelta) è perchè sono stati portati a farlo!

Buon voto!

Lascio il pD

…è passato un anno dal quel 4 dicembre 2016, giorno in cui ho sperato che il pD (dopo la sconfitta al Referendum sulla riforma costituzionale) potesse cominciare una nuova vita… che si potesse mettere da parte un elemento divisivo come Renzi, per andare alla ricerca dell’unità del partito… che si potesse recuperare un’azione politica fino a quel momento incompatibile con i principi del socialismo al quale ci si voleva ispirare quando il pD fu fondato… è passato un anno e non è cambiato niente…il pD ha riconfermato Renzi segretario, le politiche condotte nel corso dell’anno da lui e dal nuovo Premier si sono dimostrate in continuità con quelle precedenti… le prospettive future sono quelle di un partito di ispirazione neoliberista piuttosto che socialdemocratico… ho sperato per un anno che si trovasse all’interno del pD la forza di voltare pagina… che il reuccio fiorentino e il suo seguito si rendesse conto del malessere generato dentro e fuori il partito… ma niente! Da Roma a Lecce, si continua a dileggiare chi non mostra attaccamento al pensiero del capo e a prendere in giro i cittadini… si continua a cercare la divisione piuttosto che l’unità con operazioni di facciata, chiaramente opportunistiche… non può essere questo il mio partito… per quattro anni sono stato segretario e dirigente di un partito che era totalmente differente da quello odierno… in questo pD non riesco a riconoscermi, non ne condivido i principi e i valori (ammesso che ne siano rimasti), non ne condivido le politiche messe in campo… non riesco ad intravedere la praticabilità democratica al suo interno… non riesco più a trovare le motivazioni per una militanza…io scelgo di essere libero …sono un socialdemocratico, né comunista, né democristiano, e resterò tale!

Il trenino di Matteo

… al piccolo Matteo hanno regalato un bel trenino nuovo… un trenino tutto suo per fare i giretti con i suoi amichetti… non tutti, ma quelli più simpa e quelli più yeeee… in giro per l’Italia se ne va mostrando il suo giocattolino… e  lo fa anche provare… ovviamente a chi ci sta a giocare come dice lui… Ma chi gliel’ha regalato questo bel trenino nuovo nuovo? Deve essere uno ricco perché è davvero un bel trenino confortevole, accessoriato e corredato di tante stazioncine carine carine, che all’occasione si possono anche riempire di folla festante che saluta con il fazzoletto in mano… Non c’è che dire un bel regalo e una bella spesuccia!

Esiste una sinistra fuori dal PD?

Qualcuno mi dice: non esiste una sinistra fuori dal PD… ci ho riflettuto… per un attimo ho pensato che avesse ragione…d’altra parte il PD è il diretto discendente di quei partiti che hanno incarnato la sinistra italiana… ma poi mi guardo intorno… penso a quello che vedo ogni santo giorno, in cui mi alzo e metto la testa fuori di casa… e mi rendo conto che c’è più sinistra fuori del PD che dentro … ora qualcuno mi dirà: ma che sei scemo? dove la vedi la sinistra fuori dal PD? nello 0,00001% di qualche fuoriuscito del PD stesso?… in effetti tutti i derivati dei partiti che per 70 anni hanno rappresentato la sinistra italiana sono nel PD, fuori c’è ben poco… ma questo solo se si vuole identificare la sinistra con chi ha smesso di svolgere la funzione di rappresentate del popolo per dar vita ad una vera e propria categoria sociale: il politico di professione… questa categoria non è la sinistra…la sinistra è ben altra cosa … la sinistra fuori dal PD c’è, eccome se c’è… la sinistra fuori dal PD sono quei disoccupati in là con gli anni incapaci di essere servi del potente di turno e di svendere i proprio diritti, dopo una vita di sacrifici… la sinistra fuori dal PD sono quei giovani che si illudevano che il merito avrebbe cambiato la loro vita, salvo poi a scoprire che è più importante conoscere la persona giusta, ma che ci sperano ancora… la sinistra sono quei genitori che dopo tanti sacrifici, vedono allontanarsi i propri figli da casa alla ricerca di un posto di lavoro lontano dalla propria terra… la sinistra fuori dal PD sono quelle persone che coltivano ancora quel sentimento di solidarietà, di umanità verso il prossimo, mettendo da parte il proprio io… la sinistra fuori dal PD sono tutte quelle partite IVA che non trovano mercato e che non hanno tutele… la sinistra fuori dal PD sono quelle coppie che vorrebbero sposarsi, che vorrebbero dei figli, ma che ci rinunciano in mancanza di prospettive economiche certe per il futuro… la sinistra fuori dal PD sono i tanti che hanno rinunciato ai propri diritti e non vanno più a votare… la sinistra fuori dal PD sono tutti quelli che non si fanno abbagliare dalle luci dei riflettori, che non si fanno motivare da una canzone di Jovanotti, che non credono alle frasi ad effetto dette da un palco, dette per incantare chi sta davanti… la sinistra fuori dal PD è tanto altro ancora… la sinistra fuori dal PD c’è e aspetta solo di essere rappresentata.

PD provincia di Lecce: una direzione sulla direzione

… è così, l’ultima direzione provinciale del PD leccese non è stata altro che una direzione sulla direzione. Scusate il gioco di parole proverò ad essere più chiaro.

Martedì 5 Luglio  si è svolta la direzione provinciale del partito (non so quanti lo sapessero, ma sono certo di a quanti non frega una cippa), dove si sarebbe dovuto analizzare l’esito del voto della appena trascorsa tornata delle elezioni amministrative.

Yahoooo, ho detto dentro di me, quando l’ho saputo, finalmente sento che cosa ha da dire il Segretario provinciale sull’esito elettorale, che ha visto il PD perdere (o vincere per i più faziosi) in circa la metà dei comuni al voto. qualche accenno sull’analisi l’avevo letta nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa, il giorno dopo le elezioni, ma volevo sentire di più… volevo cercare di capire le ragioni di certe inspiegabili sconfitte (Nardò). Dentro di me nutrivo la speranza di ascoltare un’analisi dettagliata, magari comune per comune, del voto di Giugno, con una presa di coscienza che il risultato non è stato certo esaltante, in un contesto dove il centrodestra è disgregato come non mai e il M5s (principale antagonista del pd sulla scena nazionale) nel Salento è pressoché inesistente. Forse, come mi aveva suggeìito un amico, sarebbe stato meglio se me ne fossi andato al mare. Infatti nulla di tutto ciò che mi aspettavo è avvenuto. Un’analisi frettolosa, liquidata con “abbiamo vinto nella maggior parte dei comuni al voto…siamo rammaricati per il risultato di Nardò, però compensato con quello di Gallipoli… il pD provinciale è in controtendenza con il dato nazionale… il partito ha dimostrato radicamento e di essere in ottima salute”.  E, cari amici, finisce qui l’analisi del voto.

Ma non finisce la direzione; infatti, finisce la relazione del segretario, e comincia la “discussione”. Il primo intervento è di uno dei reduci della sconfitta di Nardò, che spiega come sono andate le cose lanciando pesanti accuse di tradimento nei confronti di componenti del pD provinciale e regionale. Beneeeee, dico dentro, si comincia a scaldare l’ambiente, forse è la volta buona che si torna a fare una discussione franca sullo stato del partito… macché! Finisce tutto lì, e con il secondo intervento si passa all’analisi della direzione nazionale del pd e della relazione del segretario Renzi. Da quel momento si abbandona ogni discussione sui risultati elettorali e ci si addentra in una più “politica” dissertazione sullo stato del partito nazionale, sulla perdita dei consensi, sulla necessità di cambiare linea, sugli errori di Renzi che hanno comportato la sconfitta del PD a livello nazionale… insomma la direzione convocata per l’analisi del voto, si trasforma in direzione sulla direzione nazionale.

Su 10 interventi, 8 sono per una secca condanna e critica dell’operato del segretario nazionale, uno non ne parla, uno ne parla a favore. Due ore, in cui membri di direzione, consiglieri regionali (per la verità è uno ed unico presente), componenti di uffici politici, argomentano il cattivo stato del partito nazionale individuando errori e possibili soluzioni. “Se si è perso, disperdendo migliaia di voti, la colpa è di Renzi”… “la riforma costituzionale è inaccettabile e al referendum bisogna votare NO” …è questa la sintesi della quasi totalità degli interventi.

Ascoltavo e pensavo! In gran parte ho condiviso quell’analisi sullo stato del partito nazionale! Ma il tutto aveva un grandissimo limite, il considerare avulsa da questa situazione il PD provinciale.

Le stesse critiche, che gli illustri esponenti del Pd provinciale rivolgevano al segretario nazionale  e al gruppo dirigente nazionale io da anni le rivolgo al segretario provinciale e alla sua segreteria… le due situazioni sono perfettamente sovrapponibili… eppure io dico stronzate, loro fanno grandi analisi politiche e dimostrano attaccamento al partito.

Qualcosa non quadra… non ho sentito una parola di autocritica… non si possono criticare certi metodi, se poi a casa proprio si utilizzano quegli stessi… si condannano “i lanciafiamme di Renzi” quando in tante sezioni locali ci sono state epurazioni di oppositori  a colpi di cannone… ci si lamenta che a livello nazionale le minoranze non ricevono ascolto, quando qui non le si prendono nemmeno in considerazione.

No! Così non va… abbiamo perso l’ennesima occasione per rimetterci in piano. Una direzione deludente sotto ogni punto di vista, utile solo a fare un po di propaganda per il No del prossimo referendum costituzionale.

A proposito, e non posso sottacerla, mentre tutto il gruppo di sostegno di Piconese, a giudicare dagli interventi, si è espresso per il No al referendum costituzionale (Abaterusso compreso), il Segretario è per il SI! poi vi dico cosa penso di questa cosa!

 

 

Vi piaceva vincere facile

…è quello che sto pensando! con riferimento a quei dirigenti e  amministratori del PD salentino che in questi giorni, all’indomani dei risultati delle elezioni amministrative, si stanno lamentando con Renzi attribuendogli la causa degli sconfortanti risultati ottenuti dal partito.

Tutti ad invocare un cambiamento di rotta, tutti alla ricerca del partito comunità, tutti a criticare la gestione del partito da parte del segretario nazionale. Tutto per cercare di giustificare in qualche modo gli scarsi risultati ottenuti dal PD locale. E si! é così quando si perde, è colpa di Renzi che sta smantellando o ha smantellato il partito, quando si vince è merito del gruppo dirigente locale diffuso e “riconnesso” con il territorio.

Gli piaceva vincere facile, godere dell’aura del Segretario-Presidente, che faceva si che si vincesse ovunque con il minimo sforzo, consentendo ai gruppi dirigenti locali di intestarsi grandi vittorie senza reali meriti (mi ricordo ancora l’esaltazione di qualcuno all’indomani delle elezioni Europee).

Ora le cose sono cambiate, Renzi non illumina la via, o meglio, non è quel valore aggiunto che consente di fare i grandi risultati invocando il suo nome, stando seduti comodamente a casa. Improvvisamente gli illuminati dirigenti del PD si sono resi conti che il partito non è una comunità, che le sedi sono vuote, che i pochi militanti rimasti sono demotivati e stanchi di quei continui atteggiamenti manifestanti una presunta superiorità. E allora che fanno? prendono carta e penna o computer e tastiera e scrivono; scrivono al Segretario nazionale lamentandosi di una linea politica e di una gestione del partito avallata e benedetta sino a ieri; improvvisamente, sentono la necessità del partito comunità, vicino alla gente e ai sui problemi e chiedono un cambiamento di rotta.

Ma la cosa bella, sapete qual’è? Il cambiamento di rotta lo invocano a Renzi, ma loro continuano ad andare dalla parte opposta. Forse sperano in qualche magia di Renzi che gli consenta di guadagnare voti continuando ad essere quelli che sono stati fin ora e a gestire come hanno gestito fin’ora.

Io l’ho sempre pensato che i buoni risultati ottenuti negli ultimi anni, in gran parte, erano legati all’effetto trascinatore di Renzi ed ho sempre invocato un maggiore impegno da parte dei gruppi dirigenti locali a costruire e ricomporre un partito, che fosse una comunità prima che un insieme di comitati elettorali legati a questo o quel capobastone. Me ne sono sentite dire di tutti i colori.

Il consenso lo si guadagna sul territorio; i dirigenti sono tali se sono in grado di affermare un idea di partito al di là dell’immagine di qualcuno; il partito è vincente se è capace di fare proposte serie e sopratutto se quelle proposte le trasforma in azioni percettibili.

Era bello vincere facile! Era bello far pensare che era arrivato Renzi a risolvere tutti i problemi! Era bello sbandierare un’amicizia più o meno diretta con il Segretario-Premier per accaparrarsi consensi al di là dei propri meriti e delle proprie azioni. Ed è così che tutti divennero renziani; a quelli “puri” della prima ora si aggiunsero quelli della seconda e terza ora e tutti vivevano felici e convinti che questo bastasse per andare avanti con buoni risultati.

Le cose però cambiano! Renzi in questo momento non è il valore aggiunto e allora, piuttosto che rimboccarsi le maniche, per costruire un partito che dai livelli periferici possa essere trainante per la nazione (perché è questo che ci manca), invocano in cambiamento dall’alto.

Renzi fagli un’altro miracolo!

 

 

Elezioni presidenziali: la “mandrakata” di Renzi.

… beh qualcosa sull’elezione del Presidente della Repubblica la devo scrivere; un ricordo di questo avvenimento lo voglio lasciare.

Non c’è dubbio che questa elezione passerà agli annali, come il capolavoro politico e tattico del Presidente del Consiglio Matteo Renzi; come la “mandrakata”, prendendo in prestito un termine cinematografico, del Premier, che ha lasciato di sasso tutti i politici e politologi nazionali e internazionali. Infatti, quando tutti si aspettavano l’elezione di un Presidente della repubblica che fosse il frutto del compromesso, o meglio del “patto del Nazareno”, tra Renzi e Berlusconi, con grande sorpresa è arrivata l’elezione di Sergio Mattarella.

Perché la considero una “mandrakata”? Perché facendo il nome di Mattarella, Renzi è riuscito a scombussolare, a destabilizzare, tutto il quadro politico che era stato dipinto sino a quel momento. Ha fatto saltare tutti i piani che si erano elaborati sia a destra che a sinistra.

Con un solo colpo, è riuscito a dimostrare che il “patto del Nazareno”, non è un matrimonio inscindibile con Berlusconi; che Forza Italia è un partito in dissoluzione, incapace di generare politica (la scelta di votare scheda bianca lo dimostra), che la sinistra, interna al PD (la cosiddetta minoranza) ed esterna, ha poco margine di manovra, essendo incapace di ordire qualsiasi trama, che possa spostare l’asse del governo più a sinistra e che, quindi, conviene abbassare la testa ed adeguarsi; che “i cespugli”, come è stato definito recentemente il Nuovo Centro Destra, o si fanno calpestare o sono fritti; che il M5S si mantiene sui suoi principi ispiratori (da soli contro tutti) anche se continua a perdere pensi al suo interno; che la Lega di Salvini non è in grado di determinare alcunché e punta a raccogliere i morti e feriti di un centrodestra in disgregazione, in attesa di future battaglie.

Dunque, queste elezioni Presidenziali, ci hanno consegnato un Presidente della Repubblica, che ha detta di tutti saprà svolgere bene il suo ruolo; ci hanno consegnato un Presidente del Consiglio che si è dimostrato un abile giocatore di poker, un leader di partito, sempre meno contrastato al suo interno (per incapacità o per senso di responsabilità); ci hanno consegnato una situazione in cui appare esserci un unico vincitore e tanti vinti, sebbene ci sia stato il tentativo da parte di qualcuno, come al solito, all’ultimo momento, di salire sul carro.

Apparentemente, il giorno dopo le elezioni, sembra di vivere in un Paese felice, come se l’elezione di un, pur bravo, Presidente della Repubblica, abbia, di colpo cancellato la terribile situazione economica e sociale che stiamo vivendo.

La spettacolarità di questa elezione, non ha cambiato la vita degli Italiani che, anche se con un nuovo Presidente, ogni mattina devono fare i conti con la triste realtà.

Riconosco i meriti di abile giocatore a Matteo Renzi, ma ora mi aspetto qualche “mandrakata” per risollevare l’Italia dal baratro in cui si è infilata!

Perché il consenso del PD è in caduta libera?

E come ampiamente da me previsto, il PD di Renzi, comincia la discesa… dal 40,8% nei sondaggi di qualche mese fa si è arrivati al 34,8% di oggi (sondaggio Ipsos)… beh, non ci voleva un mago per capire che quel 40,8% di consenso, fondato su chiacchiere, su promesse non mantenute, su una rincorsa sfrenata ad apparire il salvatore della Patria, prima o poi sarebbe sceso… e la cosa che più mi preoccupa, non è tanto quel 34,8%, che più o meno è la dimensione storica alla quale il PD è abituato, ma il fatto che in quel 34,8% c’è molta gente che con il PD non c’entra nulla; c’è molta gente che con il centrosinistra no c’entra nulla e che, presto o tordi, tornerà a guardare con favore quei partiti che ha abbandonato, attratta dalla novità Renzi.

Dunque, il rischio serio e concreto è quello di ritrovarci (io continuo a stare sempre nel PD anche con il mal di pancia) con l’elettorato di centrosinistra deluso che si disinteressa (perché non credo che riuscirebbe mai a votare il centrodestra) e l’elettorato tipicamente di centrodestra che ci abbandona per tornare al suo “ovile”.

Qualcuno, adesso, mi dirà che la sto facendo tragica, che tutto sommato il PD è ancora il primo partito in Italia, con un ampio margine di sicurezza sul secondo (M5S intorno al 20%) e lontano anni luce dal primo partito delle destre (la Lega intorno al 14%), ma basta guardare il dato delle coalizioni per accorgersi che non sto esagerando…. la coalizione di centrosinistra stazionerebbe intorno al 38%, mentre quella del centrodestra intorno al 36%. Sono davvero tanto pazzo se comincio seriamente a preoccuparmi? No, non credo.

E ci risiamo… il centrosinistra (oggi, per la verità, più centro che sinistra) torna a fare i suoi soliti errori… quando non governa riesce a fare innamorare tutti di se, ma quando governa riesce a deludere tutti a destra e a sinistra… ora mi chiedo è davvero tanto difficile trovare una consequenzialità tra quello che si dice prima e quello che si fa dopo? La gente non è stupida si accorge presto che la stai prendendo in giro. Raccontare delle belle bugie ti portano in alto, ma prima o poi dovrai scontrarti con la triste verità, e ogni volta che accade sono dolori.

Che cosa fare? Io la mia ricetta la butto: Renzi dovrebbe lasciare la guida politica del PD, andare ad elezioni, avere una maggioranza ben connotata, e GOVERNARE. Il PD (inteso come l’insieme di uomini e donne che lo compongono) dovrebbe affidarsi a qualcuno che lo trasformi in un partito vero, cioè a CIVATI e lavorare unitariamente per connotare e sostenere l’azione di governo… Insomma per me la ricetta era ed è un ticket Renzi-Civati… e adesso ditemi pure che sono “pazzo”.

Perché Renzi e il PD perdono consensi.

… caro Matteo, te l’avevo detto: parla di meno e fai di più, perché non puoi basare il tuo consenso e quello che ne è derivato al PD sulle chiacchiere. Ad un certo punto le belle parole, quelle che danno speranza, che creano delle aspettative, se non sono seguite dai fatti, non fanno più presa su chi si aspettava concretezza e risposte concrete alla crisi che stiamo vivendo.

E’ di qualche giorno fa l’articolo che pubblicava un sondaggio Demos, secondo il quale improvvisamente la fiducia in Renzi e nel suo governo perdono oltre 10 punti percentuali in poco più di un mese. Di pari passo si nota un sensibile calo anche del PD che scivola dal 41% al 36%. Era inevitabile che succedesse questo, perché non si può tirare all’infinito con promesse del fare e, poi, non fare.

Questo sondaggio deve suonare come un campanello d’allarme per l’immediato futuro. Viviamo in un momento storico in cui la crisi ci sta paralizzando, in cui c’è paura, c’è disaggio; la gente comincia ad essere esasperata e, come è disposta a darti fiducia, sull’onda dell’emotività e della speranza, così è pronta a tornare sui suoi passi quando si accorge che la politica che proponi è la stessa che si vede ormai da decenni, fatta di annunci, spot e far credere che si sta cambiando tutto per non cambiare niente.

Così non si va da nessuna parte. E lo dico con grande rammarico e tristezza, perché il ricambio generazionale, la rottamazione annunciata da Renzi, aveva creato grandi aspettative in tanti, esasperati dal vecchio. Ma come ho avuto più volte occasione di dire, l’Italia non ha bisogna di una rottamazione anagrafica, della sostituzione dei sessantenni e cinquantenni, con i trentenni o con i quarantenni, ma di una rottamazione del modo di fare politica che ci ha caratterizzato negli ultimi decenni. Un cambio di metodo che non è stato portato avanti. Si continua ad illudere la gente e poi, inevitabilmente a deluderla, mentre il nostro Paese, inesorabilmente affonda.

Ho sempre pensato che è meglio annunciare poche riforme e portarle a termine, piuttosto che fare un annuncio al giorno e poi non dargli seguito. Le chiacchiere non riempiono le pance e queste ultime cominciano ad essere vuote.