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Cos’è la coerenza?

Spesso, negli ultimi mesi, da quando sono uscito dal pd, mi sento rivolgere l’accusa di incoerenza. Allora provo a fare un po’ di chiarezza.

Partiamo dal concetto di coerenza. Cos’è la coerenza? Per non sbagliare sono andato sul mio vecchio dizionario Zingarelli e ho trovato questi i significati: 1) coesione; 2) stretta connessione logica, assenza di contraddizioni, conformità tra idee e comportamento, costanza.

Dunque, non sbaglio se dico che la coerenza è la stretta connessione tra le proprie idee e il proprio agire. Ora mi chiedo, se questo è il significato di coerenza, dove sarebbe la mia presunta incoerenza? Sarei incoerente per aver lasciato il pd e per manifestare la mia contrarietà apertamente, senza infingimenti? Sarei incoerente, perchè per anni (9 per l’esattezza) ho militato in quel partito, ed ora guardo altrove? Sarei incoerente perchè per anni mi sono speso per un partito, per le sue proposte, per i suoi rappresentanti e, ora, non lo faccio più e lo critico aspramente?

No! non posso essere considerato incoerente per questo. Se la coerenza è la stretta connessione tra quello che si pensa e il proprio agire, io non sono incoerente.

Chi mi consce e chi ha avuto la pazienza di leggermi (sui social o su questo blog) o di ascoltarmi in questi anni, sa bene come la penso sul pd, oggi così come ieri. Sa bene il mio percorso all’interno di quel partito e sa bene quanto lo abbia criticato negli ultimi 5 anni. Le mie critiche nei confronti del Segretario Renzi, del suo gruppo dirigente e della loro gestione sono state durissime, non mi sono mai risparmiato; e se ho criticato non l’ho fatto per sport o per passatempo o per una sorta di antipatia personale, ma perchè mi rendevo conto della deriva che il partito aveva imboccato e che si è dimostrata nelle ultime elezioni. L’ho sempre fatto in maniera schietta, senza troppi calcoli con la spregiudicatezza di chi ha a cuore solo il bene del partito.

Ahimè, queste critiche non solo non sono state ascoltate e non hanno sortito alcun effetto, ma hanno fatto si che venissi additato come quello che rompe le scatole, il peggior nemico del partito, quello da allontanare e da canzonare. La mia era diventata una situazione insostenibile, tanto da convincermi che era giusto ed opportuno uscire dal pd.

Così nel dicembre 2017, con grande travaglio interiore, ho deciso di rompere con quello che era stato il mio partito per nove anni. Non c’era più comunanza di idee, vedevo un partito lontano anni luce da quello che mi aveva convinto a tesserarmi per la prima volta  (per chi avesse voglia di leggere, vi rimando a questo articolo dove spiego perchè me ne sono andato Lascio il pD ).

Dunque, ho rotto, senza ripensamenti; il pd non è più il mio partito. Le mie scelte sono andate di pari passo con le mie idee, che, peraltro, ho sempre manifestato alla luce del sole. Di cosa mi si vuole accusare?

Il mio percorso politico è sempre stato lineare, trasparente e coerente. La politica per me è stata ed è una passione, praticata sempre in maniera disinteressata, in nome di un interesse collettivo al quale ho sempre creduto.

Ora mi si accusa, e sono prevalentemente chi nel pd è rimasto, di essere incoerente, di “sputare nel piatto nel quale ho mangiato” e di farlo per puro risentimento personale o per non aver ottenuto quello che volevo. Non c’è niente di più irreale.

Forse a qualcuno sfugge che la politica non è per tutti accomodarsi a qualche tavolo e mangiare, pensando esclusivamente a se stessi; sfugge che ci può essere qualcuno a cui la politica non solo non ha dato nulla ma ha preso a piene mani. Ai molti può sembrare impossibile quello che dico, tanto è comune l’idea che chi fa politica lo fa solo per interessi personali. Ma le eccezioni esistono e come se esistono.

Dunque, non ho nessun risentimento personale e il mio agire è dettato solo dalle mie convinzioni, giuste o sbagliate che siano.

Ora, mi chiedo per quale cavolo di motivo non dovrei criticare il pd? Per quale cavolo di motivo non dovrei osteggiare quel partito che ha distrutto l’idea di sinistra che ancora oggi mi pervade?

Ebbene si, forse sembrerà strano a qualche sapiente che si sente la personificazione della sinistra italiana, non ho cambiato il mio credo politico; ero, sono e sarò un socialdemocratico; ero, sono e sarò un convinto assertore del welfare state.

Solo perchè ho abbandonato un partito che è andato da tutt’altra parte rispetto al mio modo di pensare, sono diventato un traditore dei miei ideali? No, cari lettori, non ho tradito nessun ideale, piuttosto sono stato tradito da chi per anni ha usato anche le mie idee per andare da tutt’altra parte rispetto a dove sbandierava di voler andare.

Oggi possiamo dire che il pd sia un partito di sinistra? No, nel modo più assoluto! E questo non lo dico io, lo dicono i milioni di elettori che non lo hanno votato e che hanno cercato la rappresentazione delle proprie idee altrove.

La messa in stato d’accusa dei “delusi della sinistra” da parte di chi ha contribuito a creare questa delusione è incomprensibile e un puro esercizio di retorica che non trova e non troverà ascolto.

La mancanza di rispetto (che in molti casi sfocia nell’offesa personale), delle idee altrui è frutto dell’autoreferenzialità nella quale molti si sono trincerati e che non ha nulla di sinistra.

Mi sono dilungato troppo, ma spero che mi scuserete dal momento che non vi rompevo le scatole da un po’ di tempo. Sentivo la necessità di fare un po’ di chiarezza sulla mia presunta incoerenza, non tanto per chi mi accusa, dei quali, francamente, mi importa poco, ma per chi non mi giudica e continua a stimare Giovanni Leo anche fuori dal pd.

 

 

 

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La metamorfosi

Li chiamavano rancorosi…
I rancorosi erano quelli che secondo loro non accettavano il pensiero del capo passivamente.
I rancorosi erano quelli che provavano a dire che in quel partito c’erano molte cose che non andavano.
I rancorosi erano quelli che dicevano che le riforme, che venivano fatte a colpi di maggioranza, grazie all’accordo sottobanco con il cdx rappresentato da Verdini, erano sbagliate.
I rancorosi erano quelli che avevano spaccato il partito perché invidiavano loro e il loro capo.
I rancorosi erano quelli che votavano altri partiti per far dispetto al capo.

Loro, invece, erano quelli che governavano, che facevano il bene dell’Italia, quelli che non sbagliavano mai, quelli prescelti, i migliori, quelli che erano invidiati.

Oggi, da invidiati si sono trasformati in invidiosi, pronti a spalare merda contro i loro avversari, pronti ad infangare chi è stato portato da Loro stessi a fare altre scelte, pronti a pontificare da pulpiti per loro inaccessibili, pronti a delegittimare tutto e tutti.

C’è stata la metamorfosi, eccome se c’è stata; mantenendo solo la loro proverbiale superbia, si sono trasformati in tutto ciò che avevano denigrato, sperando di recuperare un consenso che avevano (non per loro merito) ma che hanno perso (per loro incapacità).

Non hanno capito niente! Continuano a sbagliare, cioè continuano a fare quello che sono più capaci di fare, convinti che stanno facendo bene. Nel castello di carte che si sono costruito, nel loro dorato isolamento politico e sociale, difendono con il coltello tra i denti i privilegi acquisiti, incuranti dei sacrifici di chi ha creduto in loro e per questo sono disposti a tutto!

Di chi sto parlando? Dei renziani del pd!

La nave

C’era una volta una bella nave che navigava tranquilla in mari calmi e assolati, guidata da un comandante esperto; a bordo c’erano tante persone e tutte erano convinte e sicure che avrebbero fatto una straordinaria crociera; ad ogni porto dove attraccava imbarcava persone nuove, tanto si era sparsa la voce che era la nave giusta, quella dove valeva la pena salire. Un giorno però, la società armatrice, convinta che, dopo aver percorso sempre lo stesso tratto di mare, era opportuno esplorare nuove rotte, spinta anche dai passeggeri, che cominciavano a scocciarsi del solito percorso, decide di cambiare. “Nave nuova” – gridò il vecchio armatore – “cambieremo tutto ed esploreremo nuove rotte”. Ovviamente, per fare ciò, pensò: “non posso lasciare il vecchio comandante; ha una certa età e conosce solo quella rotta che ha percorso per tanti anni; ci vuole uno giovane, avventuriero, sprezzante del pericolo”. E fu così, che fu cacciato il vecchio timoniere e fu messo alla guida uno nuovo che fino ad allora aveva guidato solo motoscafi veloci.

Tutti furono contenti per la decisione, l’idea di scoprire posti nuovi con un nuovo e baldanzoso comandante affascinava, tanto che si faceva a gara per salire sulla bella  nave.  C’era molta gente che voleva salire, ma la nave, seppur rinnovata, aveva mantenuto le dimensioni solite; quelli che volevano salire, allora cominciarono a strattonarsi e a spingersi a farsi reciproche scorrettezze pur di accaparrarsi un bel posto a bordo; ma il nuovo capitano gridò “si parteeeee! vi farò fare una crociera da sogno!” e la nave partì.

Cominciò la navigazione; mare calmo, tempo bellissimo, si iniziò a vedere posti, magici, mai visti, da sogno; ” wowwww, ma che magnificenza” – si sentiva commentare a bordo – “questo comandante è proprio figo”, ” a saperlo ci saremmo sbarazzati prima del vecchio  timoniere”.

Furono giorni belli quelli, ad ogni porto saliva gente nuova e sembrava di vivere Love Boat (la famosa serie della nave dell’amore, che quelli della mia età sicuramente ricorderanno).

Il capitano, visto che la sua conduzione piaceva, anzi piaceva molto, cominciò a pensare “a bordo mi acclamano, sono tutti contenti, punto a spingermi ai confini del mondo”; e così fece, non curante di quanto gli diceva qualcuno che gli stava affianco e che lo consigliava di essere prudente, avendo capito meglio di lui i limiti della nave ; “zitto tu – spesso si sentiva tuonare – non gufare”, “voglio andare oltre, se non ti sta bene prendi una scialuppa e vattene”. E fu così che più di uno, prese il battello di salvataggio e se ne andò.

I giorni della navigazione serena, però, passarono presto; in mare aperto, si cominciarono ad affrontare le prime tempeste; le coste splendide, che fino ad allora erano state viste, non si scorgevano più; la vita di bordo cominciava a pesare; la baldoria continua che aveva contraddistinto il viaggio lasciò il passo ai mugugni; quelli che erano i passeggeri abituali della nave, passata la fase dell’esaltazione legata alla novità, iniziarono a mostrare qualche segno di insofferenza per la situazione; si cominciava a stare scomodi a bordo, troppa confusione, troppe persone, una meta che non si intravedeva;  nessuno era abituato a tutto questo; “porca miseria – tuonò il più anziano dei passeggeri – questo comandante è un incosciente, dove cavolo ci sta portando, voglio tornare alla vecchia rotta”. Qualcuno si fece coraggio e andò a parlare con il capitano: ” ma dove cavolo ci stai portando, non si vede meta, il mare è grosso, torniamo indietro”; “No – rispose stizzito il comandante – qui si fa come dico io! si va avanti, senza guardare indietro! voglio arrivare all’isola che non c’è dove mi hanno detto che c’è il tesoro! se non vi va bene prendete le scialuppe e andatevene!”.

E così si radunarono un bel po’ di quelli che erano abituati alla navigazione sottocosta e abbandonarono la nave.

“Vai comandate!”, “sei il migliore!”, “ci fidiamo di te!”, “ora che sono scesi quei mammalucchi stiamo più comodi!”, “portaci dove vuoi” erano queste le esclamazioni che si sentivano sulla nave; E tutti ripresero a ballare e a divertirsi, mentre il coraggioso e incosciente capitano governava la nave tra i flutti.

Seguirono giorni di navigazione complicata, ma tutti erano fiduciosi che lo spericolato comandante li avrebbe portati alla nuova meta.

Una mattina linda e serena si udì: “ci siamoooo!” “Terraaaaaaa”  “si vede l’isola che non c’è!”, “preparatevi a scendere”. Tutti furono felici, dopo tanti giorni di navigazione, finalmente, si era arrivati alla meta; non si vedeva l’ora di scendere.

La nave attracca, viene messa in mare l’unica scialuppa rimasta, salgono festanti e giulivi i passeggeri con in testa il comandante e si avviano verso quella che doveva essere la terra magica.

Tutti felici e contenti mettono piede sul suolo raggiunto pronti a godersi le gioie promesse dal comandante, ma si trovano davanti un’amara sorpresa.

La popolazione indigena, stremata da anni di isolamento, affamata e incazzata, era lì ad aspettarli. “Ma dove siamo finiti?” – gridò il comandante – “questa non è l’isola che non c’è!”, “torniamo sulla nave!”; nemmeno il tempo di dire ciò, e la popolazione indigena si era già scagliata contro, perchè voleva salire su quella nave che a loro sembrava l’ultima speranza per cambiare vita.

Comandante e passeggeri, con regalini vari, cercarono di tenere a bada la popolazione inferocita, e, approfittando di un momento di distrazione dei più facinorosi, riescono a salire sulla scialuppa e si allontanarono da quella terra triste ed inospitale.

Mentre, tornavano, inavvertitamente la scialuppa urta uno scoglio, ma nessuno ci fa caso, e così raggiunsero la nave, salirono a bordo, caricarono la scialuppa e salparono.

Il capitano, era incazzato! non si dava pace! “ma che cavolo di rotta mi avete indicato!” -gridava contro il suo equipaggio – “ora si fa a modo mio”, “non si torna indietro!”, “voglio raggiungere l’isola che non c’è!”, “qui mi gioco tutta la mia credibilità”.

I passeggeri, che avevano sentito le urla cominciarono a preoccuparsi, ma erano in mare aperto non si poteva tornare indietro; decisero allora, di assecondare il comandante nella speranza che prima o poi la terra promessa l’avrebbero raggiunta.

Si navigò, per giorni, settimane e mesi; la nave nel frattempo per le continue sollecitazione dopo tanto tempo in mare aperto, cominciava a presentare qualche segno di cedimento.

Finché, una mattina si udì “Eccola!”, “stavolta ci siamo”, “l’isola che non c’è è difronte a noi!”. Tutti lanciarono i cappelli in aria corsero nelle cabine per fare i bagagli, convinti che era quella la sospirata meta.

Ma, le amare sorprese, per i nostri eroi non erano finite! prima ancora di scendere, dalla terra si udirono delle esplosioni! “Che succede?” gridò il comandante preoccupato. “Capitano ci cannoneggiano” gli risposero!  I passeggeri: “ci cannoneggiano?” “ma dove cavolo ci ha portato di nuovo questo pazzo?”

“Prestoooo… macchine avanti tutta” , “togliamoci di mezzo” – gridava il comandante impazzito.

“Capitano è troppo tardiiii! ci hanno colpiti!” gli rispondevano. I passeggeri erano nel panico più assoluto. Non sapevano più che cosa fare.

“Gettate in mare l’unica scialuppa di salvataggio!” – disse uno dell’equipaggio – “si salvi chi può!”

Tutti a correre per cercare di salire sulla scialuppa; spintoni, calci, pugni; qualcuno cade in mare e viene assalito dagli squali; la disperazione regna sovrana.

Molti riescono a salire sulla scialuppa dove si era già posizionato il comandante, che rapidamente aveva abbandonato la nave che affondava e si allontanano.

Il comandate: “avete visto? anche questa volta ci siamo salvati”, “ora ci penso io a condurvi in salvo”! I passeggeri stremati e disperati non hanno altro santo a cui votarsi: “forse sarebbe meglio che lasciassi il timone della barchetta a qualcun altro” disse uno di loro timidamente, ma fu preso e gettato a mare. “Ci penso io -ribadì – il comandante stizzito”. “Vabbene -risposero i superstiti, impauriti – facciamo come di tu”.

Nessuno si era ancor accorto, che la scialuppa sulla quale erano saliti, aveva giù urtato uno scoglio e stava pian piano imbarcando acqua, nel mare aperto e tempestoso.

Degli altri passeggeri che si erano allontanati con le altre scialuppe non se ne seppe più  nulla. Si racconta che alcuni di loro raggiunsero terre sicure altri sparirono nel nulla.

Parole e riflessioni. Alcune considerazioni prima delle elezioni.

Quest’anno per la prima volta, da oltre vent’anni, non ho fatto campagna elettorale in vista di una consultazione politica. Non vi nascondo, che un po’ mi è mancata l’aria di competizione che si respira prima di un’elezione, ma ho fatto una scelta consapevole. Sono uscito da poco dal pD (da Dicembre), partito dove ho militato convintamente per nove anni, e, francamente, avevo bisogno di guardarmi un po’ intorno con gli occhi di chi non è portato a distorcere la realtà per meri fini propagandistici ed elettorali. Dunque, quest’ultima campagna elettorale, da molti etichettata come una delle pegiori della storia recente, l’ho solo seguita da lontano, come ormai la maggiorparte della gente è abituata a fare.

A questo punto, negli anni passati ero solito dare le mie indicazioni sul voto, ma questa volta non lo farò. Ci ho rinunciato! Ma non voglio rinunciare a spendere qualche parola e fare qualche riflessione.

Parto dalle sensazioni che ho maturato in quest’ultimo periodo sul risultato elettorale: un M5s in grandissima ascesa, un Centrodestra che in coalizione regge e recupera delle sacche di consenso dal centrosinistra, un pd in caduta libera, una sinistra che stenta a decollare.

Questo quadro, piaccia o non piaccia, è il frutto delle politiche dei Governi che si sono succeduti negli ultimi 5 anni. Non voglio tener conto dell’operato dei governi precedenti perchè i contesti storici ed economici sono notevolmente cambiati.

Il contesto economico internazionale negli ultimi 5 anni è stato più che favorevole, tanto è vero che la maggior parte dei paesi  dell’Eurozona (GRECIA inclusa) sono cresciuti e sono cresciuti molto più del nostro Paese… l’Italia in questi anni si è impoverita; si è estesa la forbice delle diseguaglianze, oggi ci sono molti più poveri del 2013; quella poca ricchezza che si è prodotta in più, rispetto al quinquennio precedente, si è concentrata, ancor di più che nel passato, nelle mani di pochissimi. Oggi i poveri sono molto più poveri e la classe media (quella che ha retto l’architrave della nostra società fino a qualche anno addietro) oggi si può dire che sia sulla strada dell’estinzione. Il mondo delle professioni vive una crisi fin’ora mai riscontrata (stretto nella morsa della burocrazia e di un’economia ferma al palo da anni).

Le leggi, fatte negli ultimi 5 anni, dai Governi a guida pD, hanno alimentato tutto ciò!

Nessuno nega che siano state fatte cose buone. Le leggi fatte in tema di diritti civili, per esempio, certamente, rendono l’Italia un paese più vicino all’Europa; ma a quelle si sono contrapposte altre leggi che hanno cancellato altri sacrosanti diritti: quelli dei lavoratori. I famosi 80 € (per chi li ha presi, tanto decantati e fiore all’occhiello della politica governativa) sono stati praticamente assorbiti (con gli interessi) dall’aumento dei costi dei servizi pubblici (avete visto per esempio gli aumenti che ci sono stati nelle bollette dei servizi di luce e gas?). Il reddito di inclusione, una misura frettolosamente messa in campo in vista della scadenza elettorale, non ha sortito alcun effetto in termini di lotta alla povertà, ripeto, sempre crescente nella maggiorparte delle categorie sociali. Potrei continuare con tanti altri esempi, ma non voglio rischiare di annoiarvi più di quanto lo stia già facendo.

Il bilancio di 5 anni di governo, non può che essere negativo. Ed è questa la vera causa del crollo del pD. Non è l’antipatia per Renzi (che di certo non fa niente per risultare simpatico), ma sono le condizioni socio-economiche in cui ci troviamo.

Ricordo per averlo studiato, che lo stato sociale dell’Italia prima del fascismo non era dissimile da quello di oggi (con le dovute proporzioni e con un contesto storico diverso): analfabetismo, povertà diffusa, ricchezza concentrata nelle mani di pochi “signori”. Sono queste le condizioni ideali per il proliferare degli estremismi. Ed è quello che sta succedendo oggi. Si spiega così la ripresa di un Centrodestra, molto più a trazione Destra, rispetto al passato. Il dissolvimento del pensiero di sinistra, che c’è stato negli ultimi anni (non mi addentro nell’attribuzione delle colpe) ha aperto un’autostrada a chi (l’estremismo di destra) la protesta sociale è stato sempre ben capace di cavalcarla. E ringraziamo il cielo che per ora il M5S finora è riuscito e sta riuscendo ad incanalare in solchi democratici un dissenso e un rancore diffuso, che altrimenti potrebbe prendere strade molto più pericolose.

Un Governo che non è riuscito a leggere la società e le sue necessità e che ha fatto investimenti a pioggia senza una reale politica espansiva, può essere considerato un governo adeguato? Chi è stata la forza trainante di quel governo può essere ancora considerata credibile e meritevole di fiducia? Al di là delle parole mie o di altri (molto più bravi di me) lo giudicheranno gli Italiani.

Di una cosa sono certo: che gli Italiani non sono tanto pazzi da cambiare giusto per cambiare o perchè Renzi è antipatico… se lo faranno (qualunque sia la scelta) è perchè sono stati portati a farlo!

Buon voto!

Lascio il pD

…è passato un anno dal quel 4 dicembre 2016, giorno in cui ho sperato che il pD (dopo la sconfitta al Referendum sulla riforma costituzionale) potesse cominciare una nuova vita… che si potesse mettere da parte un elemento divisivo come Renzi, per andare alla ricerca dell’unità del partito… che si potesse recuperare un’azione politica fino a quel momento incompatibile con i principi del socialismo al quale ci si voleva ispirare quando il pD fu fondato… è passato un anno e non è cambiato niente…il pD ha riconfermato Renzi segretario, le politiche condotte nel corso dell’anno da lui e dal nuovo Premier si sono dimostrate in continuità con quelle precedenti… le prospettive future sono quelle di un partito di ispirazione neoliberista piuttosto che socialdemocratico… ho sperato per un anno che si trovasse all’interno del pD la forza di voltare pagina… che il reuccio fiorentino e il suo seguito si rendesse conto del malessere generato dentro e fuori il partito… ma niente! Da Roma a Lecce, si continua a dileggiare chi non mostra attaccamento al pensiero del capo e a prendere in giro i cittadini… si continua a cercare la divisione piuttosto che l’unità con operazioni di facciata, chiaramente opportunistiche… non può essere questo il mio partito… per quattro anni sono stato segretario e dirigente di un partito che era totalmente differente da quello odierno… in questo pD non riesco a riconoscermi, non ne condivido i principi e i valori (ammesso che ne siano rimasti), non ne condivido le politiche messe in campo… non riesco ad intravedere la praticabilità democratica al suo interno… non riesco più a trovare le motivazioni per una militanza…io scelgo di essere libero …sono un socialdemocratico, né comunista, né democristiano, e resterò tale!

Assemblea provinciale pD: il partito rinasce

…e mo’ che scrivo? all’Assemblea provinciale del pD non ci sono andato.

Non vorrei interrompere la tradizione che vuole che io scriva le mie impressioni dopo un’Assemblea provinciale …ho sempre partecipato alle assemblee, come segretario cittadino, come delegato, come semplice iscritto, ma ieri non c’ero! Eppure, sulla carta rappresentava un’Assemblea di svolta…la prima del neo Segretario Provinciale Ippazio Morciano…. a proposito, ne approfitto per fargli un grosso in bocca al lupo, anche se per me è un perfetto sconosciuto, mai visto né sentito nel corso di 9 anni di militanza nel partito (ma questa, sicuramente,  è una mia mancanza)… la prima dopo 4 anni di gestione Piconese-Abaterusso… quella indicata da tutti come il punto di partenza per un partito che si ritrova… ma non avevo proprio voglia di assistere ai soliti riti ipocriti.

E che vi devo dire? non c’ero! non ho ascoltato la relazione di Morciano, non ho ascoltato la relazione di Stefano Minerva, che a quanto pare è stato eletto Presidente dell’Assemblea, dopo che si era conteso il posto di Segretario con lo stesso Morciano. Boh!

Ho letto qualcosa sui social e sulla stampa e l’idea che mi sono fatta è che è stata un’Assemblea all’insegna del vogliamoci bene, del siamo un unico e grande partito, del grazie a Dio il cancro del partito è stato debellato, del abbiamo un futuro radioso davanti: percorriamolo tutti quanti insieme mano nella mano.

E questo non potrebbe che farmi contento! Ma… c’è un ma! Ma non avrei dovuto partecipare a decine di altre assemblee… non dovrei conoscere i personaggi che guidano le dinamiche del partito da molti anni ormai e che le guidano ancora. Di queste assemblee ne ho viste tante … di toni entusiastici ne ho sentiti tanti… di giovani brillanti che esprimono tutta la loro passione, tutta la loro voglia di credere in qualcosa, che darebbero il sangue, perché convinti che la loro idea di partito finalmente troverà lo spazio desiderato, negato da altri, ne ho visti tanti! E’ andata a finire sempre allo stesso modo: un partito dilaniato, intriso di personalismi, lontano anni luce dalle istanze del territorio.

Questa volta, qualcuno è pronto a giurare che sarà diverso… beh! che dire? tutto è possibile! Ma io dico che sarà lo stesso! Le premesse sono sempre le stesse!

Due gruppi contrapposti (i Renziorlandiani e gli Emiliani) non possono trovare improvvisamente l’intesa… capibastoni in perenne contrasto tra di loro non possono abbandonare da un giorno all’altro i loro risentimenti personali per ritrovarsi magicamente tutti dalla stessa parte… se avessero voluto l’intesa l’avrebbero ricercata prima di arrivare ad uno scontro congressuale, non vi pare? In vece no! Si sono fronteggiati, si sono scontrati, hanno rappresentato idee contrapposte di partito e alla fine? Si ritrovano a pochi voti l’uno dall’altro e dicono: abbiamo scherzato! Truppe, sotterrate l’ascia di guerra, perché qui ci vogliamo tutti bene e vogliamo tutti il bene del partito! Scene già viste, che mi lasciano indifferente!

Ma si sa, io sono quello prevenuto, quello che non conosce la politica, quella che impone grandi sacrifici per il bene comune! No, non la conosco.

In realtà, ognuno, continuerà per la sua strada, ma in questa fase è più utile sbandierare  un’ipocrita unità. Ci si nasconde meglio. Si dà meno all’occhio nella corsa al rafforzamento della propria posizione personale, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche.

Scommetto, pure, che si proverà a fare una segreteria provinciale delle larghe intese dove ci si mettono tutti, si distribuiscono ruoli a tutti, così tutti sono più contenti… tanto comunque non contano niente, però si fa felice qualcuno, che si sente valorizzato, e le decisioni che contano le prendono le famose “satrapie”.

A naso, penso che non sia cambiato niente rispetto alla precedente gestione del partito, quella di Piconese, né rispetto a quella precedente alla precedente, quella di Salvatore Capone. Le dinamiche sono le stesse.

Come al solito, qualcuno mi dirà che mi sto sbagliando, anche se finora i fatti mi hanno dato sempre ragione! Staremo a vedere! Aspettiamo le prossime mosse!

Il trenino di Matteo

… al piccolo Matteo hanno regalato un bel trenino nuovo… un trenino tutto suo per fare i giretti con i suoi amichetti… non tutti, ma quelli più simpa e quelli più yeeee… in giro per l’Italia se ne va mostrando il suo giocattolino… e  lo fa anche provare… ovviamente a chi ci sta a giocare come dice lui… Ma chi gliel’ha regalato questo bel trenino nuovo nuovo? Deve essere uno ricco perché è davvero un bel trenino confortevole, accessoriato e corredato di tante stazioncine carine carine, che all’occasione si possono anche riempire di folla festante che saluta con il fazzoletto in mano… Non c’è che dire un bel regalo e una bella spesuccia!

PD Salentino: un partito declinato

Ma come è possibile… è passato un mese da quando l’ormai ex Segretario provinciale del PD Salvatore Piconese si è dimesso ufficializzando la sua adesione ad Articolo 1 Mdp, eppure tutto tace… è vero, c’è stata una riappropriazione simbolica della federazione di via Tasso da parte di chi per 4 anni si è sentito esiliato o si è voluto esiliare, mi riferisco al gruppo facente capo alla Viceministro Bellanova, che ha salutato con canti di gioia la dipartita dell’ex segretario, ma niente di più… un incontro privo di contenuti, con le solite frasi di circostanza intrise di buoni propositi… gli stessi buoni propositi che sento da 7/8 anni e che puntualmente vengono disattesi… insomma, aria di festa come quando la Juventus arriva seconda in Champion legue… non ha vinto niente eppure gli juventini festeggiano… sarà che non sono juventino, ma francamente grandi motivi di festeggiamenti all’interno del PD (quello che è rimasto) non ne vedo… 4 anni di gestione Piconese hanno lasciato il deserto… un partito pieno di macerie… le stesse macerie che si era ritrovato quando fu eletto Segretario e manifestava la ferrea volontà di eliminarle per “riconnettere” (usava questa parola) il partito al territorio.

È così! Infatti, la demolizione del PD ha un’origine lunga e risale ai tempi della segreteria di Salvatore Capone, allorquando la caduta in disgrazia (politicamente parlando) di Sandro Frisullo, che reggeva abilmente le redini, spalancò le porte dei personalismi avviando al lento ed inesorabile declino del partito.

Perché stiamo parlando di un partito in declino, anzi completamente declinato, se è vero come è vero che perde ininterrottamente sul territorio da anni, pur essendo a livello regionale e nazionale il maggior partito di governo…

Può bastare la vittoria storica di “San Salvemini” a Lecce per far dimenticare le disgrazie in cui versa il PD leccese e salentino? Per me NO! Non ci dimentichiamo che il PD a Lecce racimola un modesto 8,5% ed è secondo nella coalizione dietro una lista civica e in provincia vince solo in una città su 4 di quelle sopra i 15000 abitati… senza dimenticare, perché più di qualcuno tra quelli che gioivano per il ritorno in via Tasso fa finta che non sia successo, la scandalosa sconfitta a San Cesario, la roccaforte salentina del renzismo, la patria dell’Onorevole Capone, che non racimola i voti sufficienti per farsi eleggere a consigliere, la capitale delle iniziative del PD di Governo (la presenza di Ministri, Viceministri, Sottosegretari, Europarlamentari è stata una costante negli ultimi anni)… c’è poco da stare allegri e da festeggiare!

La situazione è drammatica e nonostante tutto si continua a fare finta di niente… ci ritroviamo con un PD senza una guida, senza un gruppo dirigente coeso capace di far fronte alle necessità contingenti del partito, con un congresso provinciale alle porte e con le elezioni politiche dietro l’angolo.

Qualcuno adesso mi dirà: eccolo il solito disfattista, il solito “cacazzi”.

Forse lo sono, ma con l’unica finalità di dare una scossa ad una situazione di paralisi perenne. Sono anni che denuncio questo stato di cose, che invoco un cambiamento di rotta, che invoco un’assemblea programmatica, che invoco un coinvolgimento della base (per base intendo tutti quelli che si spaccano il posteriore per mantenere in piedi un vaso, che ha perso ogni stabilità, senza mai alcuna gratificazione)… Parole, le mie intrise di ragione, ma spesso declassate a polemica politica da chi la politica la intende in maniere personalistica ed autoreferenziale.

Lo stato dei fatti è sotto gli occhi di tutti e chi mi legge sa che ho ragione anche se molti non lo ammetteranno mai…

Credo che per il Pd salentino ci sia la possibilità di un riscatto, che possa ambire ad essere un partito popolare, capace di parlare alle masse, ad una sola condizione: torni ad essere una comunità con comunione d’intenti. Na parola!

Nonostante tutto ci spero ancora (anche se la speranza ogni anno che passa diventa sempre più flebile), perché in questi anni ho conosciuto uomini e donne dalle capacità straordinarie e dalle passioni indescrivibili. Uomini e donne che spesso vengono marginalizzati, spinti quasi nell’angolo del dimenticatoio perché non adombrino la fioca luce di qualcuno che vuole sentirsi il re o la regina del nulla. Uomini e donne che con l’arma dell’indifferenza sono accompagnati “gentilmente” alla porta, facendoli sentire estranei a casa loro e determinando l’emorragia di iscritti alla quale assistiamo da anni.

Non ci vorrebbe molto: solo la reale volontà di cambiare con i fatti ciò che spesso si vuole cambiare a parole.

C’è tanto da fare eppure si sta fermi.

Va convocata l’Assemblea provinciale del PD

… vi sembrerà strano, ma ieri sera ho ascoltato che cosa avevano da dire i promotori dei comitati per il No, che si ritrovavano all’hotel Tiziano per un’analisi del voto referendario e discutere del dopo…

…che c’è di strano? Lo strano è che l’iniziativa era sostanzialmente organizzata dal gruppo dirigente del partito democratico provinciale… quel gruppo dal quale notoriamente ho preso le distanze più di una volta non condividendone il percorso politico … ma ero stato invitato e ci sono andato…

…lo dico con la franchezza che mi contraddistingue: non ciò visto nulla di nuovo… il solito tentativo di strutturarsi in un’associazione/corrente, di quelli che, nel corso de miei anni di militanza pd, ne ho già visti nascere e morire alla velocità della luce… solo l’intervento di Pippi Nocera, ex sindaco di Sannicola, mi ha fornito qualche spunto di riflessione insieme a quello di Raffaele Cesari di Maglie… ma è durato giusto il tempo che salisse sul pulpito il Segretario Provinciale del pd…

…la sua relazione (non entrerò nel merito) è stata quella che un segretario di partito normalmente fa all’interno dei cosiddetti organismi di partito (assemblea e direzione) … ha fatto l’analisi del voto referendario e ha prospettato il percorso che il pd provinciale a suo modo di vedere deve fare… ripeto, non entrò nel merito… la cosa assurda, per me, è che il segretario provinciale del pd quella relazione l’avrebbe dovuta nelle cosiddette sedi di partito, negli organismi nati per la discussione… ora mi chiedo come si può voler costruire un partito che funzioni ( e questo è stato il tema della serata) se si parla fuori di esso… se non ci si pone questo problema non potrà nascere mai nulla di nuovo… la situazione è difficile… grandi adunate a Lecce … grandi adunate a Maglie… ma il risultato è sempre uguale… un partito in stallo, vittima di se stesso, sordo alle richieste di cambiamento, che arrivano dall’esterno! 

Salvatore Piconese … per quel che può valere un mio suggerimento (nulla), ma mi permetto solo perché a questo partito ancora ci tengo, convoca l’assemblea del partito!

Referendum: che è successo in provincia di Lecce

Beh vediamo di fare un po il punto della situazione nel pd della provincia di Lecce dopo i risultati del Referendum del 4 dicembre…

È vero sto perdendo colpi, se mi accingo a fare questo ben 7 giorni dopo l’esito referendario… vabbè potrei dire che non volevo fare dichiarazioni a caldo seguendo lo stile degli abili comunicatori… ma la verità è che sto incontrando difficoltà anche io ad illustrare una situazione che dire “è da pazzi” è poco…

…vediamo un po’…da dove comincio? Mmmmm… vabbè cominciamo dalla campagna elettorale pre referendum…

…non vedevo una campagna così astiosa da anni…nemmeno alle regionali ci si era spinti a tanto…

…ho visto cose che la mia fantasia stenta a sviluppare… tutto e il contrario di tutto… d’altra parte come ha scritto qualcuno in uno dei tanti post che si sono susseguiti, anzi, per la precisione era un videomessaggio, era in gioco la vita… sicuramente, la sua vita politica lo era e lo è…

…mi vabbene tutto, in campagna elettorale i toni devono essere accesi, il confronto deve essere duro, ma lo scadimento nelle offese personali, proprio non lo tollero… la contrapposizione politica è una cosa, l’offesa alla persona è un’altra e guai a confondere le due cose… ne ho lette di molto pesanti, anche rivolte a me, che tutto sommato sono l’ultima delle ultime ruote del carro…

… e poi… “ma che è successo? Com’è che Sergio Blasi tuo (perché lo avevo sostenuto durante le elezioni regionali e anche dopo) sta votando Si e tu No?” Ebbene si! Questa domanda me l’hanno fatta in tanti… e che gli dovevo dire? …”francamente non lo so! Per come lo conosco io mi sembra incomprensibile, ma avrà avuto le sue buone ragioni”… “ma quali buone ragioni? Ma non era contro la TAP? ma non era contro Cerano? ma non era contro i poteri forti? Ma non era per il rispetto delle regole? Ma non era per il riscatto di una terra maltrattata da Roma…?” …ed io: “mmmmm…credo che lo sia ancora o, almeno, lo spero!”…Insomma, ho perso più tempo a rispondere a queste domande che a quelle sulla reale portata del riforma costituzionale… perché, infondo alla gente, interessa più quello che succede a livello locale che a livello nazionale…

ah! mi stavo dimenticando… alle domande su Blasi ne seguivano altre del tipo: “ma ora con l’Abaterusso sei passato? Come fai a stare sulla stessa posizione di Abaterusso, che tanto hai osteggiato in questi anni?” …”mmmmmmm – pensavo dentro di me – e mo’ come gliela spiego sta cosa?” …un bel respiro, un sorriso alla Mandrake e “ma NO… semplicemente sta volta siamo sulla medesima posizione …stavolta non sta sbagliando”… lapidario, sibillino e via con le argomentazione sul merito della rifoma.

Insomma, si è visto tutto e il contrario di tutto, si sono visti i deputati salentini girare come le trottole per il Salento, per sostenere le ragioni del si, senza fare grandi proseliti, si sono viste le sfilate di sottosegretari e di ministri – sicuramente la più interessante era la Boschi – ma quello che non si è mai visto è l’entusiasmo per una campagna elettorale che ha dato la netta sensazione di essere una sorta di regolamento dei conti all’interno del PD.

A proposito di contrario di tutto… eccolo qui… Piconese – il segretario provinciale del PD… si schiera per il Si… per circa un mese si eclissa… sbuca fuori gli ultimi 5 giorni i campagna elettorale e dice “io sono per il No”… ha lasciato tutti di stucco, come i barbapapà con i barbatrucchi… scatenando le ire funeste di chi lo pensava dalla sua parte sino al giorno prima…ma si sa Lui è così, non lo scopriamo certo adesso (per una maggiore conoscenza potete leggere i miei precedenti articoli su questo blog, basta cercare Piconese)… non è in grado di rappresentare un partito nella sua interezza!

Una cosa è certa è stata una brutta campagna referendaria dove sono emersi rancori mai sopiti, colpi bassi e scorrettezze… ma che vuoi – mi dicono – questa è la politica “nu me fare li chiangimuertu”… può darsi che sia così, ma c’è un limite che per me è invalicabile: il rispetto del mio avversario politico dal punto di vista personale e umano… un limite che non ho mai voluto oltrepassare e che non va oltrepassato.

Per molti la campagna referendaria è stata un posizionamento in vista dei prossimi congressi…per me no: non c’è niente di più sbagliato…e questa cosa l’ho rifiutata con tutte le mie forze, sono andato avanti da solo con le mie convinzioni… non si doveva e non si potevano confondere i due piani… i posizionamenti verranno dopo, in vista dei congressi, tenendo in conto di tante e tante cose che sono successe in questi anni…per ora godiamoci la Costituzione salvata! HA VINTO IL NO!

Qual è la situazione post referendaria nel pd? Un caos a Roma come a Lecce…guerriglie più o meno armate tra gruppi legati ai vari capibastone…promesse di battaglie, promesse di vendette…ma niente di nuovo… sono tre anni (anzi di più) che la vita di partito è questa…

Comunque poi ne parliamo!

PS. ah dimenticavo…c’è stato pure chi diceva di votare No e faceva votare Si… perché non si sa mai è meglio stare da tutte e due le parti! 🙂