La nave

C’era una volta una bella nave che navigava tranquilla in mari calmi e assolati, guidata da un comandante esperto; a bordo c’erano tante persone e tutte erano convinte e sicure che avrebbero fatto una straordinaria crociera; ad ogni porto dove attraccava imbarcava persone nuove, tanto si era sparsa la voce che era la nave giusta, quella dove valeva la pena salire. Un giorno però, la società armatrice, convinta che, dopo aver percorso sempre lo stesso tratto di mare, era opportuno esplorare nuove rotte, spinta anche dai passeggeri, che cominciavano a scocciarsi del solito percorso, decide di cambiare. “Nave nuova” – gridò il vecchio armatore – “cambieremo tutto ed esploreremo nuove rotte”. Ovviamente, per fare ciò, pensò: “non posso lasciare il vecchio comandante; ha una certa età e conosce solo quella rotta che ha percorso per tanti anni; ci vuole uno giovane, avventuriero, sprezzante del pericolo”. E fu così, che fu cacciato il vecchio timoniere e fu messo alla guida uno nuovo che fino ad allora aveva guidato solo motoscafi veloci.

Tutti furono contenti per la decisione, l’idea di scoprire posti nuovi con un nuovo e baldanzoso comandante affascinava, tanto che si faceva a gara per salire sulla bella  nave.  C’era molta gente che voleva salire, ma la nave, seppur rinnovata, aveva mantenuto le dimensioni solite; quelli che volevano salire, allora cominciarono a strattonarsi e a spingersi a farsi reciproche scorrettezze pur di accaparrarsi un bel posto a bordo; ma il nuovo capitano gridò “si parteeeee! vi farò fare una crociera da sogno!” e la nave partì.

Cominciò la navigazione; mare calmo, tempo bellissimo, si iniziò a vedere posti, magici, mai visti, da sogno; ” wowwww, ma che magnificenza” – si sentiva commentare a bordo – “questo comandante è proprio figo”, ” a saperlo ci saremmo sbarazzati prima del vecchio  timoniere”.

Furono giorni belli quelli, ad ogni porto saliva gente nuova e sembrava di vivere Love Boat (la famosa serie della nave dell’amore, che quelli della mia età sicuramente ricorderanno).

Il capitano, visto che la sua conduzione piaceva, anzi piaceva molto, cominciò a pensare “a bordo mi acclamano, sono tutti contenti, punto a spingermi ai confini del mondo”; e così fece, non curante di quanto gli diceva qualcuno che gli stava affianco e che lo consigliava di essere prudente, avendo capito meglio di lui i limiti della nave ; “zitto tu – spesso si sentiva tuonare – non gufare”, “voglio andare oltre, se non ti sta bene prendi una scialuppa e vattene”. E fu così che più di uno, prese il battello di salvataggio e se ne andò.

I giorni della navigazione serena, però, passarono presto; in mare aperto, si cominciarono ad affrontare le prime tempeste; le coste splendide, che fino ad allora erano state viste, non si scorgevano più; la vita di bordo cominciava a pesare; la baldoria continua che aveva contraddistinto il viaggio lasciò il passo ai mugugni; quelli che erano i passeggeri abituali della nave, passata la fase dell’esaltazione legata alla novità, iniziarono a mostrare qualche segno di insofferenza per la situazione; si cominciava a stare scomodi a bordo, troppa confusione, troppe persone, una meta che non si intravedeva;  nessuno era abituato a tutto questo; “porca miseria – tuonò il più anziano dei passeggeri – questo comandante è un incosciente, dove cavolo ci sta portando, voglio tornare alla vecchia rotta”. Qualcuno si fece coraggio e andò a parlare con il capitano: ” ma dove cavolo ci stai portando, non si vede meta, il mare è grosso, torniamo indietro”; “No – rispose stizzito il comandante – qui si fa come dico io! si va avanti, senza guardare indietro! voglio arrivare all’isola che non c’è dove mi hanno detto che c’è il tesoro! se non vi va bene prendete le scialuppe e andatevene!”.

E così si radunarono un bel po’ di quelli che erano abituati alla navigazione sottocosta e abbandonarono la nave.

“Vai comandate!”, “sei il migliore!”, “ci fidiamo di te!”, “ora che sono scesi quei mammalucchi stiamo più comodi!”, “portaci dove vuoi” erano queste le esclamazioni che si sentivano sulla nave; E tutti ripresero a ballare e a divertirsi, mentre il coraggioso e incosciente capitano governava la nave tra i flutti.

Seguirono giorni di navigazione complicata, ma tutti erano fiduciosi che lo spericolato comandante li avrebbe portati alla nuova meta.

Una mattina linda e serena si udì: “ci siamoooo!” “Terraaaaaaa”  “si vede l’isola che non c’è!”, “preparatevi a scendere”. Tutti furono felici, dopo tanti giorni di navigazione, finalmente, si era arrivati alla meta; non si vedeva l’ora di scendere.

La nave attracca, viene messa in mare l’unica scialuppa rimasta, salgono festanti e giulivi i passeggeri con in testa il comandante e si avviano verso quella che doveva essere la terra magica.

Tutti felici e contenti mettono piede sul suolo raggiunto pronti a godersi le gioie promesse dal comandante, ma si trovano davanti un’amara sorpresa.

La popolazione indigena, stremata da anni di isolamento, affamata e incazzata, era lì ad aspettarli. “Ma dove siamo finiti?” – gridò il comandante – “questa non è l’isola che non c’è!”, “torniamo sulla nave!”; nemmeno il tempo di dire ciò, e la popolazione indigena si era già scagliata contro, perchè voleva salire su quella nave che a loro sembrava l’ultima speranza per cambiare vita.

Comandante e passeggeri, con regalini vari, cercarono di tenere a bada la popolazione inferocita, e, approfittando di un momento di distrazione dei più facinorosi, riescono a salire sulla scialuppa e si allontanarono da quella terra triste ed inospitale.

Mentre, tornavano, inavvertitamente la scialuppa urta uno scoglio, ma nessuno ci fa caso, e così raggiunsero la nave, salirono a bordo, caricarono la scialuppa e salparono.

Il capitano, era incazzato! non si dava pace! “ma che cavolo di rotta mi avete indicato!” -gridava contro il suo equipaggio – “ora si fa a modo mio”, “non si torna indietro!”, “voglio raggiungere l’isola che non c’è!”, “qui mi gioco tutta la mia credibilità”.

I passeggeri, che avevano sentito le urla cominciarono a preoccuparsi, ma erano in mare aperto non si poteva tornare indietro; decisero allora, di assecondare il comandante nella speranza che prima o poi la terra promessa l’avrebbero raggiunta.

Si navigò, per giorni, settimane e mesi; la nave nel frattempo per le continue sollecitazione dopo tanto tempo in mare aperto, cominciava a presentare qualche segno di cedimento.

Finché, una mattina si udì “Eccola!”, “stavolta ci siamo”, “l’isola che non c’è è difronte a noi!”. Tutti lanciarono i cappelli in aria corsero nelle cabine per fare i bagagli, convinti che era quella la sospirata meta.

Ma, le amare sorprese, per i nostri eroi non erano finite! prima ancora di scendere, dalla terra si udirono delle esplosioni! “Che succede?” gridò il comandante preoccupato. “Capitano ci cannoneggiano” gli risposero!  I passeggeri: “ci cannoneggiano?” “ma dove cavolo ci ha portato di nuovo questo pazzo?”

“Prestoooo… macchine avanti tutta” , “togliamoci di mezzo” – gridava il comandante impazzito.

“Capitano è troppo tardiiii! ci hanno colpiti!” gli rispondevano. I passeggeri erano nel panico più assoluto. Non sapevano più che cosa fare.

“Gettate in mare l’unica scialuppa di salvataggio!” – disse uno dell’equipaggio – “si salvi chi può!”

Tutti a correre per cercare di salire sulla scialuppa; spintoni, calci, pugni; qualcuno cade in mare e viene assalito dagli squali; la disperazione regna sovrana.

Molti riescono a salire sulla scialuppa dove si era già posizionato il comandante, che rapidamente aveva abbandonato la nave che affondava e si allontanano.

Il comandate: “avete visto? anche questa volta ci siamo salvati”, “ora ci penso io a condurvi in salvo”! I passeggeri stremati e disperati non hanno altro santo a cui votarsi: “forse sarebbe meglio che lasciassi il timone della barchetta a qualcun altro” disse uno di loro timidamente, ma fu preso e gettato a mare. “Ci penso io -ribadì – il comandante stizzito”. “Vabbene -risposero i superstiti, impauriti – facciamo come di tu”.

Nessuno si era ancor accorto, che la scialuppa sulla quale erano saliti, aveva giù urtato uno scoglio e stava pian piano imbarcando acqua, nel mare aperto e tempestoso.

Degli altri passeggeri che si erano allontanati con le altre scialuppe non se ne seppe più  nulla. Si racconta che alcuni di loro raggiunsero terre sicure altri sparirono nel nulla.

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