Archivi categoria: Polpette socialdemocratiche

Sono stato stuzzicato da un caro amico e compagno su un tema a me caro, quello della socialdemocrazia; per questo ho deciso di aggiungere una nuova categoria alla pagina della politica: quella delle “polpette socialdemocratiche” (inizialmente avevo pensato a “pillole socialdemocratiche”, ma visto che in questo blog parlo anche di cucina ho optato per “polpette”). Senza alcuna pretesa di affrontare in maniera esaustiva l’argomento della socialdemocrazia, cercherò di fornire alcuni spunti di riflessione.

Welfare per tutti e non per i soli bisognosi

La politica del welfare deve poggiare sul principio che beni come la formazione, l’assistenza sanitaria, la sicurezza e così via, devono essere erogati a tutti in ugual modo. Oggi, invece, si tende a concentrare l’intervento della società sui gruppi più bisognosi.  Così facendo, si pensa, che si possano aiutare molto meglio e che i non bisognosi possano trarre maggiori benefici da una riduzione delle tasse, resa possibile dall’adozione di politiche sociali selettive.
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Con politiche socialdemocratiche si esce dalla crisi.

Con politiche socialdemocratiche si esce dalla crisi. L’ho sempre pensato e la dimostrazione viene dagli Stati Uniti, dove grazie alle politiche tendenti a ridurre la diseguaglianza tra chi ha tanto e chi ha poco o niente, messe in atto da Obama, si è riusciti nel giro di pochi anni ad uscire fuor e da una crisi che sembrava irreversibile. Gli Stati Uniti, dopo anni buii tornano di fatto ad essere la nazione economicamente più forte al mondo.

Non è un miracolo quello che è successo negli USA, ma è frutto di programmazione, lungimiranza e coraggio di mettere in atto politiche di rinnovamento del vecchio sistema, elementi questi che sono del tutto assenti tra i nostri governanti. E così assistiamo negli Stati Uniti ad una forte ripresa dell’economia e in Italia ad una stagnazione che sta paralizzando una nazione, con prospettive ancora tristissime per i prossimi due anni, in cui è prevista, nelle migliori delle ipotesi, una crescita dello 0,4%.

“So’ forti gli americani” diceva un noto attore italiano, riescono a far ripartire alla grande la loro economia e non si accontentano, vogliono diventare ancora più forti; fosse successo in Italia quello che è successo negli USA, avremmo vissuto di gloria per i prossimi 50 anni. Infatti, per Obama, il nuovo capitolo della storia americana dovrà puntare a una maggiore eguaglianza sociale, bloccando l’allargamento della forbice della ricchezza e dando soprattutto nuove opportunità ai ceti medi perché diventino il motore dello sviluppo. Nel Discorso di martedì ha posto una domanda (ovviamente retorica): “Vogliamo forse una economia che permetta soltanto a pochi di arricchirsi in modo spettacolare? O vogliamo impegnarci a realizzare un modello economico che porti ad aumenti generalizzati di reddito e dà opportunità a chiunque faccia uno sforzo?” Di qui gli sconti fiscali proposti dalla Casa Bianca per le famiglie che lavorano, a cominciare da una deduzione di 3mila dollari all’anno per ogni figlio, e altre misure per rendere gratuita l’Università pubblica per alcune categorie di studenti o per il pagamento dei giorni di assenza  per malattia. Queste iniziative, sempre secondo il presidente, dovrebbero essere finanziate con una “stangata”  –  come l’ha subito definita la destra, promettendo di combatterla – da 320 miliardi di dollari in 10 anni sui super-ricchi. La Casa Bianca, nella prossima legge di bilancio che presenterà la settimana prossima, chiederà aumenti dal 23,8 al 28 per cento i capital gain per le famiglie che guadagnano più di mezzo milione di dollari all’anno e l’eliminazione di alcuni “trucchi” usati dai più abbienti per evitare le tasse di successione attraverso i trust fund.

Dunque, mentre negli USA, è bene ricordare, la patria del liberismo e del capitalismo, puntano ad incrementare le politiche di ridistribuzione della ricchezza, andando a colpire i super ricchi per dare a chi ha di meno, in Italia si mettono in atto una serie di leggine, che fanno si che raddoppi il patrimonio delle 10 famiglie più ricche, con un drastico allargamento delle distanze sociali. Negli USA si punta ad incrementare il diritto allo Studio, in Italia lo si limita, scoraggiando al proseguimento della carriera scolastica (non a caso siamo in presenza di un drastico calo delle iscrizioni universitarie). E ancora, negli Stati Uniti ci si batte per estendere il diritto alla salute pubblica, qui si parla di taglio dei servizi sanitari pubblici a vantaggio dei privati.

Insomma, il raffronto tra le due nazioni è sconfortante, oltre che dal punto di vista economico, soprattutto, dal punto di vista della capacità politica di mettere in atto quelle misure che, davvero, siano utili per la ripresa del Paese.

La nuova sfida della sinistra: guardare oltre le categorie sociali del novecento.

…ieri discutevo con un amico (ha 40 anni) di quali categorie sociali la sinistra in generale e il PD, in particolare, doveva tutelare…lui diceva che la sinistra doveva fare la sinistra e difendere la categorie degli operai… da sempre la categoria più tartassata e sfruttata… io invece gli dicevo che è vero che è tartassata, ma che oggi è forse quella che ha le maggiori tutele in termini di diritti… gli facevo notare che oggi ci sono nuove categorie che al pari degli operai devono essere tutelate e gli ho fatto l’esempio dei giovani avvocati… chi decide di fare questa professione, pur non essendo incline, oggi molti lo fanno perché non c’è altro da fare, vive una condizione di disaggio pari a quella di un operaio, se non peggiore: non ha copertura sanitaria, non ha uno stipendio fisso, è costretto a sopportare un sacco di spese per lavorare, spesso è sfruttato da qualche dominus… e non ha nessuna tutela … era solo un esempio quello che ho fatto, ma la stessa condizione la vivono i giovani commercialisti, i giovani ingegneri… dunque le categorie in sofferenza oggi sono cambiate si sono estese, anche perché la nostra società è cambiata, si è repentinamente impoverita, inseguendo il mito del capitalismo e del liberismo sfrenato, che ha consentito l’arricchimento di pochi a danno dei molti… oggi è tempo di riguardare quello che è la nostra società, una società che ha bisogno di ridistribuire la ricchezza, concentrata nelle mani di pochi… è necessario elaborare riforme che consentano alla cittadinanza di essere parte attiva della ripresa… il PD deve essere quel partito capace di salvaguardare i diritti acquisiti dalle vecchie categorie svantaggiate e nel contempo capace di dialogare con quelle categorie che storicamente sono distanti dalla sinistra, ma che oggi hanno bisogna di tutela… c’è bisogno di grande lungimiranza e di visione… abbandonando i rigurgiti novecenteschi, pur conservandone la memoria e gli insegnamenti… quello di cui non abbiamo assolutamente bisogno sono le chiacchiere e la rappresentazione di un mondo fatato che non esiste e che non esisterà. E’ questa la nuova sfida della sinistra!

A un principe ignorante

Voglio condividere con Voi un breve brano tratto da “A un principe ignorante” di Plutarco.

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Perché? Perché ora, come allora, ci troviamo ad essere governati, comandati, guidati da persone ignoranti e prive di educazione, che, giunte al potere senza aver la capacità di gestirlo, riducono la loro azione al mettersi in mostra, all’esercizio dell’autoesaltazione, all’arroganza, alla vanità, dimenticando, invece, di dare forza e credito a quei principi morali ed etici, che dovrebbero avere e che i governati dovrebbero avere come esempio, affinché ne vengano affascinati ed assorbiti.

<< … Moltissimi sovrani e governanti, in difetto di buon senso, sembrano, invece imitare scultori privi d’arte che ritengono di poter conferire un aspetto imponente e grandioso ai propri colossi rappresentandoli con gambe ben divaricate, i muscoli in tensione e la bocca spalancata; allo stesso modo, i primi credono di rendere l’idea dell’importanza e della dignità del proprio potere con la gravità del tono della voce, con il dardeggiare dello sguardo, con l’intrattabilità dei modi e il rifiuto di mescolarsi con gli altri; e così non differiscono in nulla dalle statue colossali, che, eroiche e quasi divine all’esterno, all’interno sono piene di terra, di pietre e di piombo; nel caso delle statue, però, questi pesi garantiscono la postura stabile e dritta, mentre spesso, a causa dell’intima ignoranza, i condottieri e i governanti incolti pencolano e caracollano; e poiché il loro alto potere poggia su una base che non è posta in piano, vacillano insieme ad essa.

E’ dunque necessario che il governante – proprio come un regolo, che è dritto e preciso, e raddrizza ogni cosa accordandola e adattandola a sé -, ottenuto anzitutto il dominio su se stesso, raddrizzata la propria anima e disposto opportunamente il proprio carattere, renda i propri sudditi simili a sé. Un uomo incapace di stare in piedi, evidentemente, non è in grado di offrire sostegno, né uno ignorante di insegnare, né uno disordinato di ordinare, né uno disorganizzato di organizzare, né uno privo di regole può darne ad altri. La maggior parte delle persone, invece, è convinta erroneamente che il principale vantaggio del governare consista nel non essere governati: il re dei persiani, per esempio, considerava tutti schiavi, tranne la propria moglie, sulla quale, in realtà, avrebbe soprattutto dovuto esercitare il comando. … >>.

A proposito delle quote rosa

…trent’anni fa, e sottolineo TRENT’ANNI FA, una donna svedese, impegnata in politica a livello comunale scriveva:
“essere attive in politica non è certo un compito facile, né per gli uomini né per le donne, ma mi permetto di far notare che per le donne è decisamente più complicato, da molti punti di vista. Stando all’interpretazione maschile, ci sono due e soltanto due tipi di donne in politica: quelle che siedono mute ed intimorite, non osando mai esprimersi, e di conseguenza sono giudicate, per farla breve, molto deboli, oppure quelle che si pronunciano e non temono di farsi una propria opinione, e per questo sono considerate così terribilmente inopportune che nessuno vuole averci a che fare, negli ambienti politici. Una via di mezzo sembra non esserci”.
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Uguaglianza per le donne

Oggi, ho sentito molto parlare di uguaglianza per le donne, per questo ho deciso di fornire un mio modesto contributo su questo tema, riportando una parte del discorso che un grande socialdemocratico svedese – Olof Palme – pronunciò al congresso del partito socialdemocratico, il 2 ottobre 1972. Sebbene esso sia datato, lo trovo molto attuale e valido per la realtà italiana del nostro tempo.

“L’aspirazione all’uguaglianza fra i sessi deve fondarsi sul mondo del lavoro. Dobbiamo rivendicare il diritto delle donne all’occupazione.
La società deve essere organizzata sulla base di una divisione del lavoro rispettosa dell’uguaglianza fra uomini e donne. Ciò richiede il potenziamento dell’assistenza all’infanzia, servizi sociali e un maggior peso dello spirito comunitario nell’organizzazione della società.
Oggi la società è caratterizzata da valori, che sotto molti aspetti discriminano le donne, le ostacolano nel loro processo di liberazione. Dobbiamo muovere un attacco a questi valori e discuterli criticamente. Il sistema sociale, in sinergia con organizzazioni e movimenti popolari, deve appoggiare la diffusione di valori tali da contribuire attivamente a fare delle donne soggetti con pari diritti.
A cinquant’anni di distanza dall’introduzione del suffragio universale*, le donne sono ancora decisamente sottorappresentate negli organi politici e nelle organizzazioni. E’ indispensabile che le donne intensifichino la loro partecipazione, in politica e nel sindacato. Il nostro compito consiste nel sostenerle in questa aspirazione, senza riserve e senza divisioni”.

*Il suffragio universale, maschile e feminile, fu introdotto in Svezia nel 1918.

Ideologie e pragmatismo

La crisi delle ideologie è evidente. E’ il momento della ricerca spasmodica del pragmatismo. Ci si vuole sbarazzare delle ideologie attribuendo ad esse la responsabilità della crisi che viviamo. Ogni giorno assistiamo al tentativo di licenziarle e ogni volta che si fa un passo avanti lungo questa strada si gioisce, pensando di poterci liberare della “morta mano del passato”e della “soffocante mano del futuro”. Si pensa che finalmente si possano giudicare le cose per quelle che sono, ancorandole alla realtà del presente: assistiamo all’emergere del pragmatismo, la praticità che elimina la lentezza della teoria.
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Democrazia economica

La crisi picchia sulle famiglie italiane: aumenta la povertà e diminuiscono i redditi. Tra il 2010 e il 2012 il reddito familiare medio in termini nominali è diminuito del 7,3%, la ricchezza media del 6,9%, mentre la povertà è salita dal 14% del 2010 al 16% nel 2012. La soglia di povertà è individuata con un reddito di 7.678 euro netti l’anno (15.300 euro per una famiglia di 3 persone): un italiano su sei vive con meno di 640 euro al mese.
Se aumenta la povertà, l’altra faccia della medaglia mostra una sempre maggior concentrazione della ricchezza: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% della ricchezza netta totale (45,7% nel 2010). La quota di famiglie con ricchezza negativa è invece aumentata al 4,1% dal 2,8% del 2010. La concentrazione della ricchezza è pari al 64%.
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Socialdemocrazia ed eurocomunismo

Inauguro questa categoria riportando una breve intervista di uno che di socialdemocrazia qualcosa ne capiva: Olof Palme.
Si tratta di considerazioni su socialdemocrazia ed “eurocomunismo” italiano, rilasciate in un intervista del 1977 (in Libro-intervista O.Palme, Med egna ord, Uppsala, Bromberg, 1977, pp. 117-118), ma che oggi fanno riflettere e fanno si che gli sia riconosciuta una straordinaria visione futuristica.

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Libertà è uguaglianza

Ci definiamo ancora un Paese libero? Un Paese è libero quando un individuo è libero di realizzare le proprie aspirazioni, le proprie scelte di vita. In tutta franchezza possiamo dire che ciò sia possibile nel Nostro Paese? Credo proprio di NO!

Non c’è libertà là dove esistono disuguaglianze sociali; non c’è libertà là dove la forbice delle disuguaglianze si fa sempre più larga e non si fa nulla per restringerla. Non si può essere liberi in una società in cui l’individualismo è la regola consolidata e condivisa; non si può essere liberi in una società in cui si è persa la dimensione solidaristica, che fa si che ci sentiamo parte di una medesima collettività.

L’uguaglianza, però, non la si deve intendere come una sorta di livellamento-appiattimento che non lasci spazio allo sviluppo dell’individuo e della collettività, ma la base su cui costruire una società che sappia difendere il diritto alla sopravvivenza, che sappia tutelare la libertà di azione, che sappia rafforzare il diritto a partecipare ai processi decisionali.
Libertà e uguaglianza devono procedere  di pari passo, perché una è il completamento e la garanzia dell’altra.

Una società in cui l’individuo non è libero può essere una società democratica?