Archivio mensile:giugno 2016

Brexit…Si

Brexit…Si! Alla faccia di tutti gli analisti e politologi! La gente s’è rotte le palle, non ne può più dei giochi di potere che la governano! La Gran Bretagna sceglie di uscire dall’Europa! L’Europa ora deve cambiare!

Ci siamo chiesti cos’è l’UE oggi? E’ un grosso contenitore di burocrazia, dove le regole le dettano i paesi più forti (la Germania) facendo i loro interessi e dove gli altri le subiscono accontentandosi di qualche mancetta (sotto forma di finanziamenti comunitari) per finanziare banchieri e gruppi di potere!

Spero che l’esito referendario inglese sia un schiaffo che svegli i sonnambuli che hanno “governato” l’UE fin’ora… guai a sottovalutare il risultato di oggi in Inghilterra… l’esasperazione cresce tra la gente al pari della povertà e delle diseguaglianze… le politiche economiche non possono più prescindere da quelle sociali… il problema della ridistribuzione del reddito ce lo dobbiamo porre, e seriamente, in Europa, così come in Italia! L’Italia deve cambiare! Prima lo capiamo meglio sarà per tutti! … Ed ora aspettiamo il referendum per iniziare il cambiamento in Italia!

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PD salentino – Un gruppo dirigente che ha fallito

Sono passati più di tre anni dalla fine del congresso provinciale, da quando si è insediato un nuovo gruppo dirigente; speravo che ci fosse quella “riconnessione” con il territorio tanto decantata, ma abbiamo assistito ed assistiamo ad un peggioramento della situazione, con arroccamenti, lacerazioni, risentimenti personali, non degni di un partito democratico. Ne consegue un partito in rapido dissolvimento con una scarsa capacità di incidere sulla triste realtà economica e sociale che il nostro territorio sta vivendo.

Siamo di fronte ad un partito che si anima solo quando bisogna comporre organismi di partito o quando bisogna individuare candidature in occasione degli appuntamenti elettorali, per il restante tempo è silente.

E’ evidente che il PD salentino tende a misurarsi più sul terreno degli equilibri tra gruppi dirigenti, che su quello della relazione concreta, con persone concrete, per fare i conti con la loro quotidianità, con i loro smarrimenti, con le loro debolezze, affinché avvertano che comprendiamo il loro disagio, che siamo dalla loro parte.  Questo partito appare distante dalle persone, dalla loro quotidianità, intento più a costruire posizioni da privilegiare, che mettersi a disposizione dei tanti che invocano sostegno.

Succede così, che quando si fanno le analisi dello stato dei fatti o dei risultati elettorali, non ci si sforzi di capire quello che in realtà è successo, ma si fornisca una visione distorta, spesso partigiana, cercando di esaltare situazioni positive oltre i propri meriti e di trovare giustificazioni, di individuare responsabilità (che sono sempre di qualcun altro) là dove, invece, le situazioni non sono rosee (ricordo che nelle elezioni amministrative del 2015 il PD ha perso in 11 comuni su 15 e in quelle del 2016 in 12 comuni su 23).

Un buon dirigente deve sforzarsi di capire che cosa è realmente accaduto e non autocelebrarsi quando le cose vanno bene e autoassolversi, scaricando le responsabilità sugli altri, quando le cose vanno male.

Si ha la netta sensazione che nella nostra provincia ci troviamo ancora una volta con un gruppo dirigente che si arrocca nel suo fortino, che alza palizzate a sua difesa, nel tentativo di tutelare quelle posizioni di privilegio conquistate ed auto conservarsi. Non c’è nulla di più sbagliato. Le passate esperienze sembrano non aver insegnato nulla.

È necessario uscire dal fortino, abbattere le palizzate e non aver paura di confrontarsi con chi critica questo sistema; è necessario aprirsi ad un confronto di merito, schietto, senza falsi infingimenti, senza preoccupazioni personali.

Qui c’è da costruire un PARTITO, che sia innanzi tutto una comunità che persegue un medesimo obiettivo: quello di dare al nostro territorio un’immagine, un progetto per il futuro, un’idea di sviluppo.

L’attuale condotta, non ci porta da nessuna parte. Ora possiamo, cullarci, esaltarci, per una presunta vittoria alle ultime amministrative, che a mio parere non c’è stata, ma sappiamo benissimo che presto o tardi dovremo fare i conti con la realtà. Realtà, fatta di crisi, di aziende che chiudono, di altre che stanno pensando di farlo in un prossimo futuro e che ci lanciano un grido di aiuto, perché vengano poste in essere quelle misure idonee a dare speranza. Un partito, non è tale se non è intimamente legato con le sorti del proprio territorio.

I suoi dirigenti, non sono dei buoni dirigenti se non hanno a cuore le sorti di un’intera comunità e non pongono in essere quei meccanismi di crescita e di riscatto sociale di cui il territorio ha bisogno.

Non si costruisce nulla se non si dispone di un organizzazione di partito, che prescinda dai nomi, dai capibastone, che faccia del suo essere comunità la propria forza. Ormai ci siamo abituati, negli ultimi anni, a vedere, nella migliore delle ipotesi, le sezioni di partito trasformate in perenni comitati elettorali, avamposti a sostegno di questo o quel personaggio, nella peggiore, a vederle chiuse. Poi non ci dobbiamo sorprendere sei il partito è pressoché inesistente in tutti i comuni al voto, con un’ampia proliferazione di comitati civici. Ancora oggi la geografia del partito si compone di quei circoli (o gruppi dirigenti) a favore di questi piuttosto che di quegli altri, senza capire che il partito è uno. Non si può alimentare questo stato di cose; non si può incentrare la propria linea politica nel cercare di posizionare la propria bandierina in questo o in quel comune. Chi ha l’onore e l’onere di dirigere il partito ha il sacrosanto dovere di farlo in nome di TUTTI e non dei SINGOLI.

Il nostro partito è per definizione DEMOCRATICO e non può prescindere da quel contributo di idee (anche espresse sotto forma di critica) di tutti coloro che hanno a cuore il PD. Non si può fare a meno di tenere nella giusta considerazione il patrimonio umano, in termini di esperienza, anche se tra luci ed ombre, che ci rinviene dal passato. Così come non si può fare a meno di quella brillantezza e quella freschezza che si può ritrovare nel pensiero di taluni giovani. Non si può fare a meno di chi ricopre un ruolo, piccolo o grande che sia, nelle Istituzioni. Insomma, non siamo nelle condizioni di poterci permettere di marginalizzare chi (giovane o più in là con gli anni), senza dubbio, può fornire il suo apporto, per il solo fatto che non è fedele alla linea del capo.

Noi dobbiamo avere riguardo e cura dell’organizzazione del partito, ma non la si fa riempendo gli organismi di partito di fedelissimi o creandone dei nuovi per accontentare qualche amico in più. Così facendo, l’unico risultato che si può ottenere è quello di un unanimismo di facciata, che mortifica il dibattito e, anzi, lo annienta, lasciando il vuoto dietro di se (sintomatiche sono state le ultime assemblee provinciali, svoltesi nel più assoluto silenzio dei presenti). La paura di confrontarsi, di discutere anche con durezza, deve essere messa da parte, il coraggio di affermare il proprio pensiero deve prendere il sopravvento, perché è nel confronto che risiede la crescita e lo sviluppo.

Ecco perché dico che questo gruppo dirigente fin’ora ha fallito, sperando che da qui al prossimo congresso riesca a cambiare rotta!

 

Vi piaceva vincere facile

…è quello che sto pensando! con riferimento a quei dirigenti e  amministratori del PD salentino che in questi giorni, all’indomani dei risultati delle elezioni amministrative, si stanno lamentando con Renzi attribuendogli la causa degli sconfortanti risultati ottenuti dal partito.

Tutti ad invocare un cambiamento di rotta, tutti alla ricerca del partito comunità, tutti a criticare la gestione del partito da parte del segretario nazionale. Tutto per cercare di giustificare in qualche modo gli scarsi risultati ottenuti dal PD locale. E si! é così quando si perde, è colpa di Renzi che sta smantellando o ha smantellato il partito, quando si vince è merito del gruppo dirigente locale diffuso e “riconnesso” con il territorio.

Gli piaceva vincere facile, godere dell’aura del Segretario-Presidente, che faceva si che si vincesse ovunque con il minimo sforzo, consentendo ai gruppi dirigenti locali di intestarsi grandi vittorie senza reali meriti (mi ricordo ancora l’esaltazione di qualcuno all’indomani delle elezioni Europee).

Ora le cose sono cambiate, Renzi non illumina la via, o meglio, non è quel valore aggiunto che consente di fare i grandi risultati invocando il suo nome, stando seduti comodamente a casa. Improvvisamente gli illuminati dirigenti del PD si sono resi conti che il partito non è una comunità, che le sedi sono vuote, che i pochi militanti rimasti sono demotivati e stanchi di quei continui atteggiamenti manifestanti una presunta superiorità. E allora che fanno? prendono carta e penna o computer e tastiera e scrivono; scrivono al Segretario nazionale lamentandosi di una linea politica e di una gestione del partito avallata e benedetta sino a ieri; improvvisamente, sentono la necessità del partito comunità, vicino alla gente e ai sui problemi e chiedono un cambiamento di rotta.

Ma la cosa bella, sapete qual’è? Il cambiamento di rotta lo invocano a Renzi, ma loro continuano ad andare dalla parte opposta. Forse sperano in qualche magia di Renzi che gli consenta di guadagnare voti continuando ad essere quelli che sono stati fin ora e a gestire come hanno gestito fin’ora.

Io l’ho sempre pensato che i buoni risultati ottenuti negli ultimi anni, in gran parte, erano legati all’effetto trascinatore di Renzi ed ho sempre invocato un maggiore impegno da parte dei gruppi dirigenti locali a costruire e ricomporre un partito, che fosse una comunità prima che un insieme di comitati elettorali legati a questo o quel capobastone. Me ne sono sentite dire di tutti i colori.

Il consenso lo si guadagna sul territorio; i dirigenti sono tali se sono in grado di affermare un idea di partito al di là dell’immagine di qualcuno; il partito è vincente se è capace di fare proposte serie e sopratutto se quelle proposte le trasforma in azioni percettibili.

Era bello vincere facile! Era bello far pensare che era arrivato Renzi a risolvere tutti i problemi! Era bello sbandierare un’amicizia più o meno diretta con il Segretario-Premier per accaparrarsi consensi al di là dei propri meriti e delle proprie azioni. Ed è così che tutti divennero renziani; a quelli “puri” della prima ora si aggiunsero quelli della seconda e terza ora e tutti vivevano felici e convinti che questo bastasse per andare avanti con buoni risultati.

Le cose però cambiano! Renzi in questo momento non è il valore aggiunto e allora, piuttosto che rimboccarsi le maniche, per costruire un partito che dai livelli periferici possa essere trainante per la nazione (perché è questo che ci manca), invocano in cambiamento dall’alto.

Renzi fagli un’altro miracolo!

 

 

Vince Minerva, perde il PD Salentino

…beh, ora, a urne chiuse, a spogli fatti e a risultati acquisiti, qualche parola su questa tornata di elezioni amministrative la voglio spendere.

Non so da dove partire… è da tanto tempo che non scrivo delle vicende politiche del Pd salentino, che, forse, mi è subentrata un po’ di ruggine.

Credo che sia giusto cominciare dall’unica nota lieta che riesco a intravedere, ossia la bella vittoria di Stefano Minerva (al quale rivolgo un sincero augurio di buon lavoro) a Gallipoli. Ce l’ha fatta! Ha vinto! Ha salvato la faccia ad un Partito Democratico a dir poco deludente sul territorio provinciale.

Infatti, per un partito, che per bocca del suo Segretario provinciale, Salvatore Piconese, si era riproposto di vincere ovunque, nei 23 comuni al voto, affermarsi in meno della metà di questi deve considerarsi un pessimo risultato.

Se non ho sbagliato i conti, vincono solo 11 dei candidati sindaci sostenuti dal Pd su 23 (ma anche se fossero 12 non cambierebbe la sostanza). Di certo non lo possiamo considerare un risultato esaltante (come sono certo che qualcuno farà). Non può essere tale, se lo si considera alla luce dei grandi proclami della segreteria provinciale (“vinciamo ovunque!”) e, soprattutto, alla luce del fatto che ci troviamo difronte al totale disfacimento (o presunto tale) del centrodestra e con il vantaggio a di essere il principale partito di governo in Italia e in Puglia. Vincere in più o meno la metà dei comuni al voto non può essere considerato un buon risultato, per chi da anni predica di essere l’artefice di una non si sa quale “riconnessione” con il territorio, che i fatti dimostrano inesistente.

Ora, già mi immagino, tutti a nascondersi dietro la vittoria a Gallipoli, per dire che tutto ha funzionato. E’ vero, Stefano Minerva ha vinto, ma non dimentichiamo che per il PD è una riconferma, avendo il PD già amministrato la città nella passata consigliatura (il vicesindaco era del PD). Non ci si può nascondere dietro questa vittoria e far finta di dimenticare i tanti Comuni dove si è perso o dove si è vinto con strani apparentamenti che di politico hanno ben poco. Soprattutto, non si può far finta di niente davanti alla CATASTROFE di Nardò.

Si, è stata proprio una catastrofe!  Nardò è il Comune dato per acquisito sicuro, il Comune illustrato come il capolavoro tecnico, tattico-politico di Piconese e Abaterusso, il Comune dove si è lavorato di più negli ultimi anni, vantandosi di aver creato la famosa “riconnesione” tra il partito e il territorio. Nardò è la città più grande dopo Lecce, il risultato che si è avuto, da solo, dovrebbe essere di quelli che dovrebbe far saltare poltrone e poltroncine di chi ha diretto le operazioni. Ma vi rendete conto? Cinque anni fa, Risi vinceva da solo, con il PD contro, oggi con il sostegno di tutto il partito, con tutti gli allargamenti sbandierati, perde al cospetto di un giovane ai più sconosciuto senza apparati alle spalle. Ma di quale “riconnessione” parliamo?

E’ evidente, che il PD, a dispetto di quanto sbandierato, al di là dei proclami e delle chiacchiere di circostanza, ha un problema serio… non riesce ad avere un’anima e non riesce ad avere un corpo… non si intravede una linea politica, una identità politica, si procede alla rinfusa, spesso inseguendo alleanze improbabili e impossibili, che non fanno altro che allontanare tanti che hanno a cuore le sorti del partito. Il partito è lacerato al suo interno e questo, inevitabilmente, si ripercuote all’esterno.

Adesso che facciamo? Continuiamo a fare finta di niente dicendo che siamo “fantastici”, “meravigliosi”, “vincenti”… continuiamo a sbandierare un qualcosa che non esiste e andiamo avanti come si è fatto negli ultimi tre anni, o cominciamo a fare un po’ di autocritica e lavoriamo per costruire un partito che sia partito?

Piconese SVEGLIAAAA!

 

 

Elogio dei giovani

…sto pensando a quanto sono bravi quei giovani che hanno il coraggio di essere giovani…quelli che inseguono i loro sogni… quelli che hanno il coraggio di rischiare, di portare avanti idee collettive, mettendo da parte l’interesse personale …sono pochi, ma ci sono, e sono loro la speranza di questa nazione…non lo sono, di certo, quei giovani, solo d’età, che dicono di aver capito come va la vita e ad essa si sono adeguati… sono il peggio che una società può produrre, perché sono loro che mortificano la speranza di un cambiamento di cui si sente un grande bisogno e che, chi è avanti negli anni, non ha il coraggio, la convenienza, di perseguire… aveva ragione Steve Jobs, quando, parlando ai giovani di un’università degli Stati Uniti, disse: “siate affamati, siate folli”… bisogna esserlo per cambiare le cose… che Italia sarebbe stata se dei giovani folli non avessero deciso 70 anni fa, di rischiare la vita per liberarci dalla dittatura del nazifascismo? …forse la follia la genera la necessità e negli ultimi decenni, ci hanno convinto, ci siamo convinti, che non ce n’era bisogno… bastava aspettare, sussurrare qualche parolina all’orecchio di qualcuno che conta, per ottenere, in maniera molto più veloce e con meno sacrificio, quello che si desiderava… al fare si è preferito il dire…all’essere si è preferito l’essere amico di… che poi, la cosa più grave non è portare avanti questa pratica, perché alla fine ogni fa che vuole, ma è il convincere chi ancora aveva e ha un sussulto di “follia” che è lui quello sbagliato, quello fuori posto… e così si sono spenti e si spengono gli entusiasmi, la voglia di provarci, cancellando in un solo colpo sogni e speranze, per perpetrare una situazione che fa comodo solo a pochi!
Vabbè, può bastare per oggi… non voglio esagerare nel giorno del ritorno alla scrittura sul blog! 🙂  Non siete più abituati!

Risotto con gamberetti e fiori di zucca

Non lo avevo mai fatto… avevo i fiori di zucca freschissimi, appena raccolti, e volevo utilizzarli per qualcosa di nuovo… l’idea di abbinare in un risotto i gamberetti e fiori di zucca è stata azzeccatissima… n’è uscito un risotto delicato e nello stesso tempo saporito… terra e mare insieme per un  buonissimo piatto di stagione!