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La sinistra esiste

Dove ero rimasto? Ah si!  Alla questione del populismo (se non lo avete fatto, vi invito a leggere l’articolo di ieri (Sinistra e sinistrati), del quale questo è la continuazione).

Ebbene, oggi viene fatto un abuso del termine per configurare un qualcosa di negativo; un’accusa infamante rivolta a chi oggi sta cercando di dare voce ad un popolo che chiede solo di essere ascoltato. E anche in questo i sinistrati dimostrano di aver perso la bussola. Ricordo bene, infatti, il tempo in cui i partiti di sinistra, il vecchio PCI in primis, del populismo facevano il fondamento della loro azione politica. Oggi, paradossalmente, gli eredi di quel partito hanno trasformato il concetto di vicinanza al popolo, specie quello meno abbiente, quello che più a bisogno, in qualcosa di negativo, in qualcosa di pericoloso, da ostacolare a tutti i costi.

Voglio fare una precisazione a questo punto. Sto usando la parola “sinistrati” per marcare netta la differenza con la parola “sinistra”.

Perché lo faccio? Perché credo che far coincidere le due parole, sinistra e sinistrati, in questo momento storico sia una cosa sbagliatissima.

Per quanto i sinistrati si vogliano fare i paladini della sinistra il loro tentativo resta vano.

Possono dire tutto quello che vogliono, ma questi soggetti con la sinistra non c’entrano nulla.

Stanno cercando in ogni modo di distruggere l’idea di sinistra e di far perdere il ricordo di quello che veramente rappresenta e ha rappresentato per la nostra società.

Nel corso degli anni chi ha rappresentato la sinistra italiana, l’ha progressivamente indebolita, portandola ad essere percepita come qualcosa di nefasto dal quale rifuggire. C’è stato un lento ed inesorabile travaso del patrimonio umano e culturale della sinistra verso destra, tanto da non riuscirne più ad intravedere la linea di confine.

Il risultato è stato che in questi anni chi avrebbe dovuto rappresentare la sinistra ha smesso di essere dalla parte del popolo per stare dalla parte di chi il popolo lo ha sfruttato e malmenato.

Ma la sinistra non è morta. Le idee di sinistra non sono sparite. Semplicemente stanno cambiando i rappresentati.

Oggi è da considerarsi di sinistra chiunque, consapevole delle grandi difficoltà politiche, economiche e sociali che l’Italia, ma più in generale l’Europa, sta attraversando, sceglie di stare dalla parte del popolo, delle masse sfruttate ed egemonizzate dal potere della finanza e dei mercati.

Oggi è di sinistra chiunque scelga di stare con il popolo e le masse dei lavoratori, degli sfruttati degli emarginati contro le classi dominati europee e mondiali.

Oggi è di sinistra chi dice che i diritti sociali vengono prima delle ragioni dei mercati, che la sovranità di un popolo viene prima della competitività a livello globalizzato, che la difesa del lavoro  è preminente rispetto alla deregolamentazione richiesta dalle multinazionali dello sfruttamento.

Detto ciò, credo in questo momento ci sia al governo molta più sinistra di quanto ce ne sia stata nel governo precedente (per intenderci quello a guida pd-centrosinistra). E questo mi va più che bene.

Oggi, paradossalmente, i nemici della sinistra sono quelli che finora l’hanno rappresentata. Quelli che vedono nel populismo il nemico da combattere perché temono il ritorno di una coscienza di classe che in tutti questi anni hanno contribuito ad anestetizzare, togliendogli qualsiasi prospettiva di miglioramento delle proprie condizioni. Quelli che vogliono far passare per razzismo la difesa della sovranità nazionale contro ogni tentativo di ingerenza del sistema globalizzato che punta ad affermare l’equazione meno diritti sociali e più profitto. Quelli che hanno sacrificato la tutela dei diritti sociali con la tutela dei diritti civili.

La sinistra non può più essere rappresentata da questi soggetti. Ha bisogno di camminare su gambe nuove che non temano di affrontare gli ostacoli che le lobby dei potenti gli frapporranno quando vedranno toccati i loro interessi. C’è bisogno di essere coraggiosi, c’è bisogno di recuperare quella speranza che le cose posso cambiare a condizione che lo si voglia davvero.

La sinistra c’è e camminerà sulle gambe di chi saprà farsi interprete delle esigenze e delle aspettative della maggior parte del popolo sovrano, sfruttato e sottomesso.

Trovo patetica ogni alchimia politica che sento proporre da parte di chi non si rassegna all’idea di una solenne bocciatura della storia prima ancora che delle urne. Nessun interesse per i più deboli, per gli ultimi, per chi ha bisogno, per la tutela della Nazione, della sua bellezza, delle sue straordinarie capacità di essere apprezzata nel mondo, c’è solo il tentativo di riacquistare il consenso per una personalistica sopravvivenza.

Più di qualcuno in questi giorni ha detto che chi ha rappresentato la sinistra in questi ultimi anni dovrebbe estinguersi politicamente; non c’è niente di più giusto! Chi in questi anni ha cercato di cancellare l’idea stessa di sinistra, in parte riuscendoci, è giusto che scompaia.

Nascerà una nuova sinistra strutturata, come quella che abbiamo conosciuta nel secolo scorso? Non lo so! Francamente non ci credo molto! Al momento mi accontento di vedere alcuni capisaldi rappresentativi della sinistra che vengono rispolverati e resi attuali da chi oggi sta governando.

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Sinistra e sinistrati

Li leggo allarmati! Sono tutti preoccupati per la scomparsa della sinistra. La sinistra non c’è più! Il Paese sta rischiando la crisi democratica. L’italia ha bisogno della sinistra. Dobbiamo unirci per ridare vita alla sinistra!

Sono loro! Sono quelli che da un po’ di tempo definisco sinistrati.

Ma chi sono i sinistrati?

I sinistrati sono tutti coloro che davanti alla sconfitta evidente della sinistra (come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, rappresentata da alcuni partiti storici) di qualche mese fa, fanno finta di nulla continuando a credere di essere l’incarnazione di quella ideologia che ha contraddistinto il secolo scorso e che si contrapponeva alla destra.

I sinistrati sono quelli che per anni hanno contribuito alla distruzione dei partiti di sinistra, ma che ora pretendo di essere le fondamenta sulle quali riedificarli,

I sinistrati sono quelli che scrivono qualcosa che secondo loro è di sinistra, ma che di sinistra non è, perché va dalla parte opposta.

I sinistrati sono quelli che solo loro sanno che cos’è la sinistra, e guai a dirgli che forse stanno sbagliando.

I sinistrati sono quelli che ogni mattina scrivono un post sui social dicendo cos’è la sinistra, accusando qualcun altro di aver distrutto la sinistra. (Mentre sto scrivendo, mi sovviene la celebre frase di Alberto Sordi nel film “Il Marchese del Grillo”, quella che diceva: “…io so io… e voi non siete un cazzo”…è perfetta per sintetizzare la spocchia e la supponenza di chi crede di poter dare lezioni sulla sinistra).

I sinistrati sono quelli per cui tutto quello che è stato fatto da loro è stato ben fatto, tutto quello che è fatto da altri è sbagliato.

I sinistrati sono quelli che amano autocompiacersi e autocelebrarsi e che allo scopo organizzano raduni e incontri tra di loro, dove si autoconvincono che sono il meglio che la società può offrire.

I sinistrati sono quelli che pensano che la parola popolo è bella solo se la pronunciano loro.

I sinistrati sono quelli che il popolo è ignorante, immaturo, impreparato, quando non li ascolta e non li vota.

Più o meno credo di aver dato più o meno l’idea di cosa intendo per sinistrato.

Ebbene quel sinistrato in questo periodo non trova pace; sbatte, salta, fa piroette, si contorce, grida, sbraita, bestemmia (perché lo considera di sinistra), per far capire che lui è davvero di sinistra e che il futuro dell’universo passa dal suo riconoscimento.

E già, perché per il sinistrato, che è stato di sinistra sin da quando aveva i pannolini, che è stato allattato con il vino al posto del latte, che è l’unico a conoscere le proporzione dell’acqua e della farina per fare la colla per attaccare i manifesti, l’idea che ci sia qualcun altro che possa rubargli il posto è semplicemente assurda e ridicola. “Non ci può essere altra sinistra se non la mia” è quello che giornalmente si ripete, sperando di svegliarsi presto dall’incubo che sta vivendo: quello che qualcun altro possa fare o dire qualcosa di sinistra oltre a lui.

In realtà, il sinistrato è seriamente preoccupato di non contare più un fico secco e di finire nel dimenticatoio.

Brutti, sporchi, cattivi, razzisti, xenofobi, fascisti, irresponsabili, ladri del futuro dei giovani (su questa cosa dei giovani, spero di ricordarmi di dire qualcosa più avanti), ignoranti, sono solo alcuni degli aggettivi che i sinistrati usano almeno tre volte al giorno, dopo i pasti principali, per definire chi non la pensa come loro.

Ah! Dimenticavo l’aggettivo più usato: populista.

Ebbene si, oggi sono tutti populisti. Ma che vorranno dire con questo populista? Ancora non l’ho capito! Sta cosa mi sta incuriosendo! Vado a guardare (in diretta mentre scrivo) su santa Wikipedia (la santa protettrice di tutti noi ignoranti).

Copio e incollo:

Il populismo (dall’inglese populism, traduzione del russo народничество narodničestvo) è un atteggiamento culturale e politico che esalta genericamente[1] il popolo, sulla base di un atteggiamento di forte sospetto nei confronti della democrazia rappresentativa.

Wowww! Dunque, è un termine coniato dai compagni Russi! Vediamo un po’ che vuol dire “narodncestvo” sempre con l’aiuto di santa Wikipedia: Il populismo (in russoнародничество? narodničestvo, da narod, «popolo») è un movimento politico e culturale nato nell’Impero russo verso la metà del XIX secolo. Sviluppatosi nelle città e formato da intellettuali e studenti consapevoli dei gravi problemi economici, sociali e politici della società russa, si proponeva l’emancipazionedelle masse contadine, la fine dell’autocrazia zarista e la creazione di una società socialista.

E sticazzi direbbe quello che non capisce niente di politica come me.

Come sarebbe? Chiamano populisti tutti quelli che non la pensano come loro e poi scopriamo che il populismo è alla base della rivoluzione socialista alla quale tutti i sinistrati dicono di credere o almeno di aver creduto sin da tenera età.

Comincio a pensare che qualcosa sia andato storto nel processo di indottrinamento al quale i nostri eroi sono stati sottoposti sin da quando avevano i pannolini. Sicuramente ci sarà stata qualche mutazione genetica.

Oggi definiscono populisti tutti coloro che non la pensano come loro, dimenticando che i primi populisti dovrebbero essere loro.

…non ho finito!

Appena ho un altro po’ di tempo continuo!

Cos’è la coerenza?

Spesso, negli ultimi mesi, da quando sono uscito dal pd, mi sento rivolgere l’accusa di incoerenza. Allora provo a fare un po’ di chiarezza.

Partiamo dal concetto di coerenza. Cos’è la coerenza? Per non sbagliare sono andato sul mio vecchio dizionario Zingarelli e ho trovato questi i significati: 1) coesione; 2) stretta connessione logica, assenza di contraddizioni, conformità tra idee e comportamento, costanza.

Dunque, non sbaglio se dico che la coerenza è la stretta connessione tra le proprie idee e il proprio agire. Ora mi chiedo, se questo è il significato di coerenza, dove sarebbe la mia presunta incoerenza? Sarei incoerente per aver lasciato il pd e per manifestare la mia contrarietà apertamente, senza infingimenti? Sarei incoerente, perchè per anni (9 per l’esattezza) ho militato in quel partito, ed ora guardo altrove? Sarei incoerente perchè per anni mi sono speso per un partito, per le sue proposte, per i suoi rappresentanti e, ora, non lo faccio più e lo critico aspramente?

No! non posso essere considerato incoerente per questo. Se la coerenza è la stretta connessione tra quello che si pensa e il proprio agire, io non sono incoerente.

Chi mi consce e chi ha avuto la pazienza di leggermi (sui social o su questo blog) o di ascoltarmi in questi anni, sa bene come la penso sul pd, oggi così come ieri. Sa bene il mio percorso all’interno di quel partito e sa bene quanto lo abbia criticato negli ultimi 5 anni. Le mie critiche nei confronti del Segretario Renzi, del suo gruppo dirigente e della loro gestione sono state durissime, non mi sono mai risparmiato; e se ho criticato non l’ho fatto per sport o per passatempo o per una sorta di antipatia personale, ma perchè mi rendevo conto della deriva che il partito aveva imboccato e che si è dimostrata nelle ultime elezioni. L’ho sempre fatto in maniera schietta, senza troppi calcoli con la spregiudicatezza di chi ha a cuore solo il bene del partito.

Ahimè, queste critiche non solo non sono state ascoltate e non hanno sortito alcun effetto, ma hanno fatto si che venissi additato come quello che rompe le scatole, il peggior nemico del partito, quello da allontanare e da canzonare. La mia era diventata una situazione insostenibile, tanto da convincermi che era giusto ed opportuno uscire dal pd.

Così nel dicembre 2017, con grande travaglio interiore, ho deciso di rompere con quello che era stato il mio partito per nove anni. Non c’era più comunanza di idee, vedevo un partito lontano anni luce da quello che mi aveva convinto a tesserarmi per la prima volta  (per chi avesse voglia di leggere, vi rimando a questo articolo dove spiego perchè me ne sono andato Lascio il pD ).

Dunque, ho rotto, senza ripensamenti; il pd non è più il mio partito. Le mie scelte sono andate di pari passo con le mie idee, che, peraltro, ho sempre manifestato alla luce del sole. Di cosa mi si vuole accusare?

Il mio percorso politico è sempre stato lineare, trasparente e coerente. La politica per me è stata ed è una passione, praticata sempre in maniera disinteressata, in nome di un interesse collettivo al quale ho sempre creduto.

Ora mi si accusa, e sono prevalentemente chi nel pd è rimasto, di essere incoerente, di “sputare nel piatto nel quale ho mangiato” e di farlo per puro risentimento personale o per non aver ottenuto quello che volevo. Non c’è niente di più irreale.

Forse a qualcuno sfugge che la politica non è per tutti accomodarsi a qualche tavolo e mangiare, pensando esclusivamente a se stessi; sfugge che ci può essere qualcuno a cui la politica non solo non ha dato nulla ma ha preso a piene mani. Ai molti può sembrare impossibile quello che dico, tanto è comune l’idea che chi fa politica lo fa solo per interessi personali. Ma le eccezioni esistono e come se esistono.

Dunque, non ho nessun risentimento personale e il mio agire è dettato solo dalle mie convinzioni, giuste o sbagliate che siano.

Ora, mi chiedo per quale cavolo di motivo non dovrei criticare il pd? Per quale cavolo di motivo non dovrei osteggiare quel partito che ha distrutto l’idea di sinistra che ancora oggi mi pervade?

Ebbene si, forse sembrerà strano a qualche sapiente che si sente la personificazione della sinistra italiana, non ho cambiato il mio credo politico; ero, sono e sarò un socialdemocratico; ero, sono e sarò un convinto assertore del welfare state.

Solo perchè ho abbandonato un partito che è andato da tutt’altra parte rispetto al mio modo di pensare, sono diventato un traditore dei miei ideali? No, cari lettori, non ho tradito nessun ideale, piuttosto sono stato tradito da chi per anni ha usato anche le mie idee per andare da tutt’altra parte rispetto a dove sbandierava di voler andare.

Oggi possiamo dire che il pd sia un partito di sinistra? No, nel modo più assoluto! E questo non lo dico io, lo dicono i milioni di elettori che non lo hanno votato e che hanno cercato la rappresentazione delle proprie idee altrove.

La messa in stato d’accusa dei “delusi della sinistra” da parte di chi ha contribuito a creare questa delusione è incomprensibile e un puro esercizio di retorica che non trova e non troverà ascolto.

La mancanza di rispetto (che in molti casi sfocia nell’offesa personale), delle idee altrui è frutto dell’autoreferenzialità nella quale molti si sono trincerati e che non ha nulla di sinistra.

Mi sono dilungato troppo, ma spero che mi scuserete dal momento che non vi rompevo le scatole da un po’ di tempo. Sentivo la necessità di fare un po’ di chiarezza sulla mia presunta incoerenza, non tanto per chi mi accusa, dei quali, francamente, mi importa poco, ma per chi non mi giudica e continua a stimare Giovanni Leo anche fuori dal pd.

 

 

 

La metamorfosi

Li chiamavano rancorosi…
I rancorosi erano quelli che secondo loro non accettavano il pensiero del capo passivamente.
I rancorosi erano quelli che provavano a dire che in quel partito c’erano molte cose che non andavano.
I rancorosi erano quelli che dicevano che le riforme, che venivano fatte a colpi di maggioranza, grazie all’accordo sottobanco con il cdx rappresentato da Verdini, erano sbagliate.
I rancorosi erano quelli che avevano spaccato il partito perché invidiavano loro e il loro capo.
I rancorosi erano quelli che votavano altri partiti per far dispetto al capo.

Loro, invece, erano quelli che governavano, che facevano il bene dell’Italia, quelli che non sbagliavano mai, quelli prescelti, i migliori, quelli che erano invidiati.

Oggi, da invidiati si sono trasformati in invidiosi, pronti a spalare merda contro i loro avversari, pronti ad infangare chi è stato portato da Loro stessi a fare altre scelte, pronti a pontificare da pulpiti per loro inaccessibili, pronti a delegittimare tutto e tutti.

C’è stata la metamorfosi, eccome se c’è stata; mantenendo solo la loro proverbiale superbia, si sono trasformati in tutto ciò che avevano denigrato, sperando di recuperare un consenso che avevano (non per loro merito) ma che hanno perso (per loro incapacità).

Non hanno capito niente! Continuano a sbagliare, cioè continuano a fare quello che sono più capaci di fare, convinti che stanno facendo bene. Nel castello di carte che si sono costruito, nel loro dorato isolamento politico e sociale, difendono con il coltello tra i denti i privilegi acquisiti, incuranti dei sacrifici di chi ha creduto in loro e per questo sono disposti a tutto!

Di chi sto parlando? Dei renziani del pd!

Un quadro politico complicato, quello che è derivato dalle Elezioni Politiche

Il quadro politico in Italia è molto complesso è inutile nasconderselo… si pensava che con le elezioni politiche del 4 Marzo sarebbe cambiato qualcosa e invece siamo a punto e a capo. L’esito delle urne ha detto cose importanti, certo, ma non ci consente di avere un quadro chiaro di quello che sarà il futuro politico di questo Paese.

Chi ha vinto? sgombriamo il campo da ogni dubbio… non ha vinto nessuno, perchè non poteva vincere nessuno! La legge elettorale era stata consapevolmente fatta per determinare questo risultato.

Mi direte “ma i il M5s ha preso quasi il 33% dei consensi , quasi doppiando il consenso degli altri partiti”, è vero ma questo conta poco. in un sistema elettorale di tipo proporzionale (lo possiamo definire così il Rosatellum, anche se c’è una quota di parlamentari eletti con il maggioritario), nessun partito più vincere se non ottiene la maggioranza assoluta dei consensi. Dunque, nessun partito ha vinto, perchè nessun partito ha la maggioranza assoluta.

Questo sistema, imporrebbe un dialogo (che stenta ad avviarsi) tra forze politiche, che mai come in questo momento storico risultano essere eterogenee e antitetiche l’una all’altra.

Eppure, la nostra storia di queste situazioni ne ha già vissute tante, specie nella cosiddetta prima repubblica… ma erano altri tempi e si è sempre trovata una soluzione. Vi ricordate i famosi governi di pentapartito o di quadripartito.

Che cosa è cambiato? E’ cambiato il ruolo dei partiti. E’ cambiata la consistenza stessa dei partiti. Mentre una volta ci trovavamo di fronte a compagini con una chiara connotazione ideologica, oggi non lo sono più. Gli schieramenti oggi in campo sono certamente figli di quella concezione ideologica, ma hanno perso i tratti distintivi, si sono annacquati, si sono contaminati. Trovare vere e significative differenze tra gli uni e gli altri appare un’impresa ardua per tutti, anche per chi è addentro alla politica.

Al superamento delle ideologie, si aggiunge l’introduzione del concetto di “leader”,  una figura nuova, ben distinta dal vecchio capo partito. I moderni leaders non si preoccupano più di rappresentare una pluralità di idee, ma sono essi stessi l’idea alla quale aderire o non aderire. Di fatto assistiamo alla mortificazione della democrazia interna e all’adeguamento incondizionato al pensiero del capo.

In questo quadro, è difficile far prevalere la POLITICA, si preferisce far prevalere la faziosità e il personalismo.

Ed è così che le attuali forze politiche hanno creato il famoso “stallo alla messicana”; tre soggetti uno di fronte all’altro, in circolo, che si tengono puntata la pistola, ma nessuno spara per paura di essere colpito dall’altro. E’ un esempio cinematografico, ma che rende bene l’idea della situazione attuale. Nessuno vuole fare un governo con l’altro per paura di perdere i propri consensi.

Davanti a questa situazione, sarà difficile per il Presidente della Repubblica individuare un percorso che sia politico e che porti alla formazione di un nuovo governo e diventa sempre più probabile l’ipotesi di elezioni anticipate. Ovviamente, andare a votare con il medesimo sistema elettorale può essere un pericolo, in quanto si rischierebbe di ritrovarsi con un risultato simile all’attuale; si dovrebbe cambiare la legge elettorale, ma l’esperienza appena passata insegna che non è cosa semplice, specie se si guardano i propri interessi di sopravvivenza e non quelli collettivi di una nazione.

Sarà un bel rebus da risolvere per il Presidente.

 

 

 

 

La nave

C’era una volta una bella nave che navigava tranquilla in mari calmi e assolati, guidata da un comandante esperto; a bordo c’erano tante persone e tutte erano convinte e sicure che avrebbero fatto una straordinaria crociera; ad ogni porto dove attraccava imbarcava persone nuove, tanto si era sparsa la voce che era la nave giusta, quella dove valeva la pena salire. Un giorno però, la società armatrice, convinta che, dopo aver percorso sempre lo stesso tratto di mare, era opportuno esplorare nuove rotte, spinta anche dai passeggeri, che cominciavano a scocciarsi del solito percorso, decide di cambiare. “Nave nuova” – gridò il vecchio armatore – “cambieremo tutto ed esploreremo nuove rotte”. Ovviamente, per fare ciò, pensò: “non posso lasciare il vecchio comandante; ha una certa età e conosce solo quella rotta che ha percorso per tanti anni; ci vuole uno giovane, avventuriero, sprezzante del pericolo”. E fu così, che fu cacciato il vecchio timoniere e fu messo alla guida uno nuovo che fino ad allora aveva guidato solo motoscafi veloci.

Tutti furono contenti per la decisione, l’idea di scoprire posti nuovi con un nuovo e baldanzoso comandante affascinava, tanto che si faceva a gara per salire sulla bella  nave.  C’era molta gente che voleva salire, ma la nave, seppur rinnovata, aveva mantenuto le dimensioni solite; quelli che volevano salire, allora cominciarono a strattonarsi e a spingersi a farsi reciproche scorrettezze pur di accaparrarsi un bel posto a bordo; ma il nuovo capitano gridò “si parteeeee! vi farò fare una crociera da sogno!” e la nave partì.

Cominciò la navigazione; mare calmo, tempo bellissimo, si iniziò a vedere posti, magici, mai visti, da sogno; ” wowwww, ma che magnificenza” – si sentiva commentare a bordo – “questo comandante è proprio figo”, ” a saperlo ci saremmo sbarazzati prima del vecchio  timoniere”.

Furono giorni belli quelli, ad ogni porto saliva gente nuova e sembrava di vivere Love Boat (la famosa serie della nave dell’amore, che quelli della mia età sicuramente ricorderanno).

Il capitano, visto che la sua conduzione piaceva, anzi piaceva molto, cominciò a pensare “a bordo mi acclamano, sono tutti contenti, punto a spingermi ai confini del mondo”; e così fece, non curante di quanto gli diceva qualcuno che gli stava affianco e che lo consigliava di essere prudente, avendo capito meglio di lui i limiti della nave ; “zitto tu – spesso si sentiva tuonare – non gufare”, “voglio andare oltre, se non ti sta bene prendi una scialuppa e vattene”. E fu così che più di uno, prese il battello di salvataggio e se ne andò.

I giorni della navigazione serena, però, passarono presto; in mare aperto, si cominciarono ad affrontare le prime tempeste; le coste splendide, che fino ad allora erano state viste, non si scorgevano più; la vita di bordo cominciava a pesare; la baldoria continua che aveva contraddistinto il viaggio lasciò il passo ai mugugni; quelli che erano i passeggeri abituali della nave, passata la fase dell’esaltazione legata alla novità, iniziarono a mostrare qualche segno di insofferenza per la situazione; si cominciava a stare scomodi a bordo, troppa confusione, troppe persone, una meta che non si intravedeva;  nessuno era abituato a tutto questo; “porca miseria – tuonò il più anziano dei passeggeri – questo comandante è un incosciente, dove cavolo ci sta portando, voglio tornare alla vecchia rotta”. Qualcuno si fece coraggio e andò a parlare con il capitano: ” ma dove cavolo ci stai portando, non si vede meta, il mare è grosso, torniamo indietro”; “No – rispose stizzito il comandante – qui si fa come dico io! si va avanti, senza guardare indietro! voglio arrivare all’isola che non c’è dove mi hanno detto che c’è il tesoro! se non vi va bene prendete le scialuppe e andatevene!”.

E così si radunarono un bel po’ di quelli che erano abituati alla navigazione sottocosta e abbandonarono la nave.

“Vai comandate!”, “sei il migliore!”, “ci fidiamo di te!”, “ora che sono scesi quei mammalucchi stiamo più comodi!”, “portaci dove vuoi” erano queste le esclamazioni che si sentivano sulla nave; E tutti ripresero a ballare e a divertirsi, mentre il coraggioso e incosciente capitano governava la nave tra i flutti.

Seguirono giorni di navigazione complicata, ma tutti erano fiduciosi che lo spericolato comandante li avrebbe portati alla nuova meta.

Una mattina linda e serena si udì: “ci siamoooo!” “Terraaaaaaa”  “si vede l’isola che non c’è!”, “preparatevi a scendere”. Tutti furono felici, dopo tanti giorni di navigazione, finalmente, si era arrivati alla meta; non si vedeva l’ora di scendere.

La nave attracca, viene messa in mare l’unica scialuppa rimasta, salgono festanti e giulivi i passeggeri con in testa il comandante e si avviano verso quella che doveva essere la terra magica.

Tutti felici e contenti mettono piede sul suolo raggiunto pronti a godersi le gioie promesse dal comandante, ma si trovano davanti un’amara sorpresa.

La popolazione indigena, stremata da anni di isolamento, affamata e incazzata, era lì ad aspettarli. “Ma dove siamo finiti?” – gridò il comandante – “questa non è l’isola che non c’è!”, “torniamo sulla nave!”; nemmeno il tempo di dire ciò, e la popolazione indigena si era già scagliata contro, perchè voleva salire su quella nave che a loro sembrava l’ultima speranza per cambiare vita.

Comandante e passeggeri, con regalini vari, cercarono di tenere a bada la popolazione inferocita, e, approfittando di un momento di distrazione dei più facinorosi, riescono a salire sulla scialuppa e si allontanarono da quella terra triste ed inospitale.

Mentre, tornavano, inavvertitamente la scialuppa urta uno scoglio, ma nessuno ci fa caso, e così raggiunsero la nave, salirono a bordo, caricarono la scialuppa e salparono.

Il capitano, era incazzato! non si dava pace! “ma che cavolo di rotta mi avete indicato!” -gridava contro il suo equipaggio – “ora si fa a modo mio”, “non si torna indietro!”, “voglio raggiungere l’isola che non c’è!”, “qui mi gioco tutta la mia credibilità”.

I passeggeri, che avevano sentito le urla cominciarono a preoccuparsi, ma erano in mare aperto non si poteva tornare indietro; decisero allora, di assecondare il comandante nella speranza che prima o poi la terra promessa l’avrebbero raggiunta.

Si navigò, per giorni, settimane e mesi; la nave nel frattempo per le continue sollecitazione dopo tanto tempo in mare aperto, cominciava a presentare qualche segno di cedimento.

Finché, una mattina si udì “Eccola!”, “stavolta ci siamo”, “l’isola che non c’è è difronte a noi!”. Tutti lanciarono i cappelli in aria corsero nelle cabine per fare i bagagli, convinti che era quella la sospirata meta.

Ma, le amare sorprese, per i nostri eroi non erano finite! prima ancora di scendere, dalla terra si udirono delle esplosioni! “Che succede?” gridò il comandante preoccupato. “Capitano ci cannoneggiano” gli risposero!  I passeggeri: “ci cannoneggiano?” “ma dove cavolo ci ha portato di nuovo questo pazzo?”

“Prestoooo… macchine avanti tutta” , “togliamoci di mezzo” – gridava il comandante impazzito.

“Capitano è troppo tardiiii! ci hanno colpiti!” gli rispondevano. I passeggeri erano nel panico più assoluto. Non sapevano più che cosa fare.

“Gettate in mare l’unica scialuppa di salvataggio!” – disse uno dell’equipaggio – “si salvi chi può!”

Tutti a correre per cercare di salire sulla scialuppa; spintoni, calci, pugni; qualcuno cade in mare e viene assalito dagli squali; la disperazione regna sovrana.

Molti riescono a salire sulla scialuppa dove si era già posizionato il comandante, che rapidamente aveva abbandonato la nave che affondava e si allontanano.

Il comandate: “avete visto? anche questa volta ci siamo salvati”, “ora ci penso io a condurvi in salvo”! I passeggeri stremati e disperati non hanno altro santo a cui votarsi: “forse sarebbe meglio che lasciassi il timone della barchetta a qualcun altro” disse uno di loro timidamente, ma fu preso e gettato a mare. “Ci penso io -ribadì – il comandante stizzito”. “Vabbene -risposero i superstiti, impauriti – facciamo come di tu”.

Nessuno si era ancor accorto, che la scialuppa sulla quale erano saliti, aveva giù urtato uno scoglio e stava pian piano imbarcando acqua, nel mare aperto e tempestoso.

Degli altri passeggeri che si erano allontanati con le altre scialuppe non se ne seppe più  nulla. Si racconta che alcuni di loro raggiunsero terre sicure altri sparirono nel nulla.

Parole e riflessioni. Alcune considerazioni prima delle elezioni.

Quest’anno per la prima volta, da oltre vent’anni, non ho fatto campagna elettorale in vista di una consultazione politica. Non vi nascondo, che un po’ mi è mancata l’aria di competizione che si respira prima di un’elezione, ma ho fatto una scelta consapevole. Sono uscito da poco dal pD (da Dicembre), partito dove ho militato convintamente per nove anni, e, francamente, avevo bisogno di guardarmi un po’ intorno con gli occhi di chi non è portato a distorcere la realtà per meri fini propagandistici ed elettorali. Dunque, quest’ultima campagna elettorale, da molti etichettata come una delle pegiori della storia recente, l’ho solo seguita da lontano, come ormai la maggiorparte della gente è abituata a fare.

A questo punto, negli anni passati ero solito dare le mie indicazioni sul voto, ma questa volta non lo farò. Ci ho rinunciato! Ma non voglio rinunciare a spendere qualche parola e fare qualche riflessione.

Parto dalle sensazioni che ho maturato in quest’ultimo periodo sul risultato elettorale: un M5s in grandissima ascesa, un Centrodestra che in coalizione regge e recupera delle sacche di consenso dal centrosinistra, un pd in caduta libera, una sinistra che stenta a decollare.

Questo quadro, piaccia o non piaccia, è il frutto delle politiche dei Governi che si sono succeduti negli ultimi 5 anni. Non voglio tener conto dell’operato dei governi precedenti perchè i contesti storici ed economici sono notevolmente cambiati.

Il contesto economico internazionale negli ultimi 5 anni è stato più che favorevole, tanto è vero che la maggior parte dei paesi  dell’Eurozona (GRECIA inclusa) sono cresciuti e sono cresciuti molto più del nostro Paese… l’Italia in questi anni si è impoverita; si è estesa la forbice delle diseguaglianze, oggi ci sono molti più poveri del 2013; quella poca ricchezza che si è prodotta in più, rispetto al quinquennio precedente, si è concentrata, ancor di più che nel passato, nelle mani di pochissimi. Oggi i poveri sono molto più poveri e la classe media (quella che ha retto l’architrave della nostra società fino a qualche anno addietro) oggi si può dire che sia sulla strada dell’estinzione. Il mondo delle professioni vive una crisi fin’ora mai riscontrata (stretto nella morsa della burocrazia e di un’economia ferma al palo da anni).

Le leggi, fatte negli ultimi 5 anni, dai Governi a guida pD, hanno alimentato tutto ciò!

Nessuno nega che siano state fatte cose buone. Le leggi fatte in tema di diritti civili, per esempio, certamente, rendono l’Italia un paese più vicino all’Europa; ma a quelle si sono contrapposte altre leggi che hanno cancellato altri sacrosanti diritti: quelli dei lavoratori. I famosi 80 € (per chi li ha presi, tanto decantati e fiore all’occhiello della politica governativa) sono stati praticamente assorbiti (con gli interessi) dall’aumento dei costi dei servizi pubblici (avete visto per esempio gli aumenti che ci sono stati nelle bollette dei servizi di luce e gas?). Il reddito di inclusione, una misura frettolosamente messa in campo in vista della scadenza elettorale, non ha sortito alcun effetto in termini di lotta alla povertà, ripeto, sempre crescente nella maggiorparte delle categorie sociali. Potrei continuare con tanti altri esempi, ma non voglio rischiare di annoiarvi più di quanto lo stia già facendo.

Il bilancio di 5 anni di governo, non può che essere negativo. Ed è questa la vera causa del crollo del pD. Non è l’antipatia per Renzi (che di certo non fa niente per risultare simpatico), ma sono le condizioni socio-economiche in cui ci troviamo.

Ricordo per averlo studiato, che lo stato sociale dell’Italia prima del fascismo non era dissimile da quello di oggi (con le dovute proporzioni e con un contesto storico diverso): analfabetismo, povertà diffusa, ricchezza concentrata nelle mani di pochi “signori”. Sono queste le condizioni ideali per il proliferare degli estremismi. Ed è quello che sta succedendo oggi. Si spiega così la ripresa di un Centrodestra, molto più a trazione Destra, rispetto al passato. Il dissolvimento del pensiero di sinistra, che c’è stato negli ultimi anni (non mi addentro nell’attribuzione delle colpe) ha aperto un’autostrada a chi (l’estremismo di destra) la protesta sociale è stato sempre ben capace di cavalcarla. E ringraziamo il cielo che per ora il M5S finora è riuscito e sta riuscendo ad incanalare in solchi democratici un dissenso e un rancore diffuso, che altrimenti potrebbe prendere strade molto più pericolose.

Un Governo che non è riuscito a leggere la società e le sue necessità e che ha fatto investimenti a pioggia senza una reale politica espansiva, può essere considerato un governo adeguato? Chi è stata la forza trainante di quel governo può essere ancora considerata credibile e meritevole di fiducia? Al di là delle parole mie o di altri (molto più bravi di me) lo giudicheranno gli Italiani.

Di una cosa sono certo: che gli Italiani non sono tanto pazzi da cambiare giusto per cambiare o perchè Renzi è antipatico… se lo faranno (qualunque sia la scelta) è perchè sono stati portati a farlo!

Buon voto!

Il mio primo Consiglio Comunale

…ebbene si, ieri mi sono emozionato…sedere per la prima volta tra i banchi del Consiglio Comunale della mia Città, mi ha fatto un certo effetto… non importa se si tratterà di pochi giorni, di poche settimane o di pochi mesi, vivrò questo tempo con la passione che ha sempre contraddistinto il mio impegno politico… senza calcoli personali e con spirito di servizio… non ho pensato a quanto mi potesse convenire dal punto di vista personale entrare in questa fase terminale della consigliatura, ma mi sono detto: chi mi ha votato merita rispetto ed io devo dare una risposta innanzi tutto a loro… so bene che non ci sarà molto tempo, ma a volte si riesce a fare di più in pochi mesi che in molti anni… di certo, non farò mancare il mio impegno per la mia città. Ieri l’ho detto: entro in Consiglio Comunale da CITTADINO, non da politico, non da aderente a schieramenti politici, e come tale agirò nell’interesse collettivo, mettendo da parte la logica della contrapposizione preconcetta personale e tra schieramenti! Nel momento in cui sembra che la politica viva di contrapposizioni e le alimenti in maniera smisurata, per segnare differenze che, poi, nei fatti non esistono, scelgo di andare in direzione opposta, sperando, che anche questa volta il tempo mi dia ragione!

Il trenino di Matteo

… al piccolo Matteo hanno regalato un bel trenino nuovo… un trenino tutto suo per fare i giretti con i suoi amichetti… non tutti, ma quelli più simpa e quelli più yeeee… in giro per l’Italia se ne va mostrando il suo giocattolino… e  lo fa anche provare… ovviamente a chi ci sta a giocare come dice lui… Ma chi gliel’ha regalato questo bel trenino nuovo nuovo? Deve essere uno ricco perché è davvero un bel trenino confortevole, accessoriato e corredato di tante stazioncine carine carine, che all’occasione si possono anche riempire di folla festante che saluta con il fazzoletto in mano… Non c’è che dire un bel regalo e una bella spesuccia!

” In politica la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana.”

” In politica la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana.”.

Sono queste le parole di Carlo Salvemini che all’indomani della clamorosa vittoria del Centrosinistra a Lecce mi hanno colpito.

E’ proprio vero, succede sempre così, quando si vince, gli artefici sono tanti, ma quando si perde il responsabile è uno solo. Ma a sto giro, non deve essere così, è giusto raccontare la verità e dire che quella clamorosa vittoria che il centrosinistra ha ottenuto a Lecce, sconfiggendo al ballottaggio il centrodestra, ha un solo padre e quello si chiama Carlo Salvemini. E’ stato lui l’artefice di questo risultato straordinario e nessun altro; è stato lui che ha dato quel qualcosa in più rispetto alle altre tornate elettorali in cui si era perso in maniera netta.

In questi giorni assistiamo, invece, alla corsa per intestarsi il risultato di Lecce, sminuendo quello che realmente è stato. Tutti si definisco artefici di questo successo. Addirittura, anche a Roma, l’entourage di Renzi, per bilanciare il risultato che ha visto perdente il PD nella stragrande maggioranza delle città dove si è votato per il ballottaggio, ha detto che è stata una vittoria sua. Ma sappiamo bene che non è così. L’apporto del PD, è sotto gli occhi di tutti, è stato modesto, in linea con con il suo recente passato, quando assicurò ai suoi candidati terrificanti sconfitte. Non dimentichiamo che che l’apporto dei democratici è rappresentato da un misero 8,5%, davvero un pessimo risultato se si pensa che il PD è il maggior partito di governo nazionale e regionale, che vanta al suo interno Viceministri, Onorevoli e Assessori regionali. Vederlo scavalcato nel computo dei voti da una delle liste del Sindaco è “agghiacciante”.  Eppure, c’è chi sta cantando vittoria.

Se il centrosinistra ha vinto è merito di Carlo Salvemini. Che poi, il centrosinistra ha davvero vinto? La matematica ci viene in soccorso. in termini di voti le liste di centrosinistra collegate a Salvemini raggiungono a malapena un 25%; risultato questo speculare a quello di 5 anni fa quando consegnarono il centrosinistra ad una delle più cocenti sconfitte. Il 29% complessivo non sarebbe servito a nulla, senza quello che è stato l’elemento determinate della vittoria di Salvemini: la spaccatura del centrodestra.

La vittoria che oggi sta esaltando molti di centrosinistra (io sono stracontento, ma non riesco ad esaltarmi) non ci sarebbe mai stata se il centrodestra non si fosse diviso e soprattutto senza l’apparentamento con una parte consistente di quel centrodestra (quella schieratasi con Alessandro Delle Noci).

Carlo Salvemini è stato bravo ad includere tutti, a far sentire quelli che, normalmente, stentano a riconoscersi in qualche partito parte importante del suo progetto. E’ stato bravo a mantenere la barra del timone dritta. In questo ha vinto. E’ stato questo il valore aggiunto che ha saputo portare il candidato sindaco.

Il Centrosinistra ha bisogno di riflettere sulla realtà dei fatti, per non rischiare di ritrovarsi tra qualche mese con l’acqua alla gola. C’è molto dal lavorare. C’è la necessità di trasformare una vittoria frutto delle indubbie capacità di Carlo Salvemini, ma anche delle circostanze favorevoli in una vittoria della buona politica e della maggiore capacità di amministrare. Il PD, anche grazie ai suoi consiglieri eletti, ai quali rivolgo il mio più grande in bocca al lupo, deve cambiare letteralmente registro e radicarsi sul territorio; deve diventare un partito rappresentativo sul territorio e dare risposte concrete ai bisogni della città.

Guai a cullarsi e ad adagiarsi sugli allori. Il bello viene ora!