Archivio mensile:giugno 2014

Parmigiana di melanzane

Vi propongo la classica parmigiana di melanzane alla leccese… un piatto che si può servire da antipasto, primo, secondo, o piatto unico…dipende da quanta ne mangiate! 🙂 Ingredienti: melanzane (circa 1kg), farina, uova, passata di pomodoro, formaggio grattugiato mozzarella, mortadella, capperi, latte. Continua a leggere Parmigiana di melanzane

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Forum nazionale giustizia PD – Il documento degli Avvocati PD della provincia di Lecce

Ieri, 20 Giugno, si è svolto a Roma un forum nazionale per discutere dei problemi della giustizia, al quale ho partecipato molto volentieri. Ho partecipato in qualità di avvocato, iscritto e militante del PD,  insieme ad altri colleghi e compagni di partito della provincia di Lecce, perché era opportuno e necessario fornire un nostro contributo alla discussione. Un contributo che deriva dallo stato di agitazione che l’avvocatura Lecce ha indetto da oltre quattro mesi, dall’esperienza dell’astensione ad oltranza durata tre mesi, dai dibattiti assembleari dell’Ordine, dall’interlocuzione avuta a diversi livelli istituzionali e di partito. Lo abbiamo fatto con un documento, che abbiamo posto all’attenzione del Ministro Orlando personalmente, alla responsabile nazionale giustizia PD Alessia Morani e al responsabile del forum giustizia Sandro Favi e che di seguito riporto, sperando di fare cosa gradita agli interessati.

Egr. On. Andrea Orlando – Ministro della giustizia

Gent.ma On. Avv. Alessia MORANI – Responsabile Giustizia Segreteria PD

Egr. Dott. Sandro Favi – Forum Giustizia PD

Basta avere a che fare con il sistema giustizia italiana, anche solo per la contestazione di una contravvenzione, per capire quanto questo sia farraginoso e al limite della praticabilità. Oggi siamo costretti ad avere a che fare con una giustizia lenta, macchinosa, costosa, che spesso non riesce a dare risposte ai diritti dei cittadini in tempi ragionevoli. Sono anni che la questione del funzionamento della macchina giudiziaria viene affrontata in maniera sommaria e spesso con soluzioni tampone, tendenti più ad ottenere la riduzione dei costi, che a migliorarne la qualità. Si può tranquillamente affermare, senza rischiare di essere smentiti, che la giustizia italiana, nel corso degli ultimi anni, con le riforme poste in essere dagli ultimi Governi, è andata peggiorando. Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione in cui il cittadino molto spesso è costretto a rinunciare a vedersi riconosciuto un diritto, perché non può permettersi di sostenere i costi della tutela giudiziaria. Sono stati anni, gli ultimi, in cui abbiamo assistito, alla crescita esponenziale dei costi (il cosiddetto contributo unificato) per iniziare una causa: un aumento del 55% per il giudizio davanti al Tribunale, del 119% per il giudizio in Appello e del 182% per il giudizio in Cassazione. A questo si aggiunge l’aumento dei diritti di cancelleria, dei diritti per le copie e altro ancora. Gli ultimi sono stati, altresì, gli anni dell’introduzione dell’istituto della MEDIAZIONE, una sorta di giustizia privata a pagamento, che nei piani del legislatore doveva servire a risolvere quei casi meno gravi senza la necessità di un giudizio vero e proprio, ma che nei fatti si è dimostrato solo un’ulteriore spesa a carico di chi si rivolgeva alla Giustizia.

Proseguendo sull’errato presupposto che i ritardi nella giustizia civile possano essere risolti con misure dirette a scoraggiare l’accesso alla Giustizia, si è prevista la possibilità per il giudice di decidere la causa attraverso la c.d. sentenza breve, rimettendo alle parti la scelta di richiedere (a pagamento) la motivazione estesa al fine di verificare l’eventuale sussistenza di motivi di impugnazione. Sempre più insistentemente, procedendo nel medesimo solco, si vuole l’introduzione della responsabilità solidale dell’Avvocato in caso di condanna per lite temeraria, circostanza che potrebbe impedire l’introduzione di tutte quelle azioni che, sulla base di precedenti giurisprudenziali difformi, potrebbero apparire prima facie infondate e che rappresenta una sanzione per il comportamento dell’Avvocato piuttosto che una misura per assicurare celerità o efficienza al processo.

Ne viene fuori un quadro preoccupante, nel quale a farne le spese è il cittadino e il suo diritto alla giustizia.

A quanto fin’ora detto si aggiungono le pessime condizioni, diciamo, ambientali e strutturali, in cui l’avvocatura è costretta ad operare. Un tribunale civile al limite della praticabilità, con aule anguste, nelle quali a volte sono costretti a convivere più magistrati; cancellerie inadeguate, nelle quali gli operatori fanno salti mortali per districarsi; problemi, questi, che si sono amplificati con l’accorpamento delle sezioni distaccate di Tribunale avvenuto nei mesi precedenti, senza tener conto delle reali necessità del territorio.

Una Magistratura, autoreferenziale e spesso protesa a tutelare gli interessi della propria corporazione, più che quelli della collettività, completa un’immagine sbiadita del nostro sistema giudiziario.

In queste condizioni appare difficile immaginarsi un futuro certo per la giustizia italiana e, soprattutto, si stenta ad inquadrare un quadro d’insieme che sia rassicurante per l’effettivo esercizio del diritto alla giustizia.

L’avvocatura salentina, da oltre tre mesi, ha avviato uno stato di agitazione (che tra l’altro ha previsto l’astensione ad oltranza da ogni tipo di udienza, recentemente revocata) per denunciare la grave situazione che sta vivendo il sistema giustizia nazionale e locale, impegnandosi a non abbandonare la protesta e ad intraprendere quelle azioni che siano risolutive dei problemi denunciati.

Il Paese ha bisogno di segnali forti di cambiamento. Una giustizia attenta alle necessità dei cittadini, più efficiente, più semplice nella gestione, non potrà che contribuire alla ripresa della nostra Nazione.

È indispensabile, pertanto, l’impegno del PD per il superamento di quelle disposizioni, contenute nel Ddl licenziato dal Consiglio dei Ministri in data 17/12/2013; è indispensabile altresì, l’impegno del PD (la Deputazione salentina ha già avviato una fase di confronto) a farsi parte attiva per una concertazione con gli avvocati, i magistrati ed operatori del settore, per la risoluzione dei problemi che riguardano la giustizia, tenendo conto, per quel che è possibile, delle peculiarità del territorio di appartenenza; è indispensabile aprire un tavolo di confronto permanente con gli avvocati iscritti al PD, per un coinvolgimento che parta dal basso e che punti all’individuazione delle reali esigenze della giustizia in generale e dei territori in particolare.

Avvocati PD della provincia di Lecce

Il PD della provincia di Lecce – Considerazioni dopo le elezioni e dopo il confronto promosso dai Deputati PD

Lo devo ammettere, ho apprezzato molto l’iniziativa di ieri dell’On. S. Capone e della Sottosegretario Teresa Bellanova, di promuovere, all’indomani delle elezioni Europee e Amministrative, conclusesi con i ballottaggi, un confronto aperto con i militanti, i dirigenti, gli amministratori, gli eletti del Partito Democratico e cittadini tutti.

Sono stato felice di esserci andato, perché son tornato a casa con la mia convinzione ancora più rafforzata: quella che esiste un popolo del PD straordinario, generoso, del quale non si può prescindere e che va rispettato sempre. Non vi nascondo che vedere tanti dirigenti, amministratori, semplici militanti della prima e della seconda ora (uso un espressione ormai diventata comune), con quell’entusiasmo che non  notavo da anni sui loro volti, mi ha aperto le porte della speranza; quella speranza che spesso in me vacilla sotto i colpi dei personalismi spesso imperanti nel mio Partito.

L’idea di aprirsi ad un confronto sui risultati elettorali, al di fuori degli organismi di partito è stata ottima. Di quelle che più ce n’è meglio è.  Avere la possibilità di intervenire (solo per la cronaca è intervenuto anche uno che si è dichiarato di centrodestra), senza la spada di Damocle di dover compiacere o rischiare di non compiacere lo stato maggiore del partito, credo che sia stata molto apprezzata; tanto che sono venuti fuori interventi di una valenza politica straordinaria; interventi propositivi, costruttivi, anche critici, ma soprattutto LIBERI.

Insomma, è stato un pomeriggio di confronto, di quelli che ormai non vedevo da mesi; se penso alle ultime assemblee provinciali del partito, mi vengono i brividi; assemblee che quand’anche contenessero un numero considerevole di partecipanti (e non è stato così nelle ultime), apparivano vuote e spesso riempite solo dal più assordante dei silenzi. In quelle occasioni mi sono più volte chiesto perché nessuno intervenisse: per disinteresse, per paura, per rassegnazione? Forse un po’ di tutto! Ma un partito che non discute all’interno dei suoi organismi l’ho considerato sempre un pessimo segnale.

Le elezioni sono, ormai alle spalle, e con esse anche i risultati. Risultati che a mio avviso hanno dimostrato che c’è un partito che ha vinto (grazie all’iniezione di coraggio e fiducia fatta dal Premier Renzi), ma che non gode di ottima salute. Troppe divisioni, personalismi, corse all’accreditamento verso questo o quel big, attanagliano il PD salentino, determinando spesso contraddizioni e aspri scontri all’interno, che lo indeboliscono e lo bloccano.

Netta è stata la distinzione tra le elezioni europee e quelle amministrative; è sbagliato farne di tutta l’erba un fascio. Il dato delle elezioni europee (nella nostra provincia superiore al 35%) , a mio giudizio, è ascrivibile ad una mobilitazione di quel popolo del PD (e non solo) che lasciando da parte le beghe localistiche si è dato da fare per dire la sua, sulle ali dell’entusiasmo e della speranza trasmessa dalla politica di Matteo Renzi. Il dato delle amministrative, invece, è più composito; in esso convivono diverse componenti: c’è il contributo dalle dirigenze locali, c’è il contributo dalla dirigenza provinciale, c’è il contributo dai rappresentanti istituzionali, ma, soprattutto, c’è il contributo dei candidati. Senza dimenticare il fattore sgretolamento del centrodestra. Certamente, rispetto alle passate tornate di elezioni amministrative c’è stata una ripresa del PD e del centrosinistra propriamente detto, che ha vinto in qualche comune in più rispetto al centrodestra propriamente detto. Si, perché di liste composite, fatte di gente proveniente dall’uno o dall’altro degli schieramenti propriamente detti, ce ne sono state tante, determinando una   incerta ascrivibilità della vittoria (per esempio come si fa a dire che a Muro Leccese ha vinto il PD, quando la lista vincente è dell’UDC e al suo interno c’era un solo tesserato, che non è stato neppure eletto?).

Francamente, la corsa ad intestarsi la vittoria da parte dell’attuale segreteria provinciale l’ho trovata esagerata e, soprattutto lesiva delle sensibilità di tutti quanti si sono spesi nelle campagne elettorali, nonché in controtendenza con quanto avvenuto a livello nazionale. Qualcuno, mi ha già rimproverato, dicendo: “quando si vince, vinciamo tutti, quando si perde perde uno solo”. Non è quello che penso io: vince il partito e perde il partito. Anche per questo non ne faccio un caso eclatante che a Copertino il PD e la coalizione sostenuta ha perso. In una competizione elettorale si può vincere o perdere anche per una manciata di voti, non è questa la questione. La questione si fa seria, quando  le alleanze poste in essere a Copertino, vengono sbandierate dal Segretario provinciale e dalla segreteria tutta, come il modello di Politica (con la P maiuscola), che il partito intende perseguire nel futuro, come quel “laboratorio” che deve diventare la via maestra del partito. E’ questa questione che fa di Copertino un caso eclatante. Se si dà un indirizzo politico (quello delle alleanze con il centrodestra) alla vita del partito, come quello dato e poi si perde, bisogna assumersi le responsabilità, mettere in discussione quel modello e, usando un hashtag ormai famoso, bisogna #cambiareverso.

Credo di avervi rotto le scatole abbastanza, ma un’altra considerazione la voglio fare.

Ieri, il Segretario provinciale, il vice e la segreteria tutta, hanno sbagliato a non partecipare al momento di confronto organizzato dai deputati salentini; ancor di più hanno sbagliato a prenderne le distanze con una lettera, che ai più è apparsa un po’ intimidatoria, quasi a dire vabbene la discussione, ma dove e quando decidiamo Noi. Compagni cari, non è questa la democrazia interna…la discussione, il confronto, anche lo scontro, deve essere il pane quotidiano del nostro partito, ovunque esse avvengano e da chiunque esse vengano promosse. Non rispondere ad un invito (perché c’è stato e non è vero che si è appreso dell’iniziativa solo il giorno prima) e rimarcarne una sorta di illegittimità di quel momento di confronto, lo ritengo un errore, se davvero si vuole rappresentare tutti. Gli organismi di partito sono ben altra cosa e promuovere la discussione in essi non solo è opportuna, ma è necessaria (sono il primo ad averla sempre sollecitata). L’iniziativa di ieri, da me, come da molti altri, non è stata percepita come sostitutiva dell’attività degli organismi, ma rafforzativa. Per questo ritengo che la segreteria abbia sbagliato a non essere presente. Dico questo senza nessun intento polemico, avendo a cuore solo il bene del partito!

 

 

 

Crostata con crema pasticciera e mirtilli

Crema pasticciera
Ingredienti: 3 tuorli e un uovo intero, 7 cucchiai rasi di zucchero, 4 cucchiai rasi di farina, 1/2 litro di latte, la buccia di un limone.

Preparazione: amalgamate le uova con lo zucchero, aggiungete la farina lentamente, facendo attenzione che non si creino grumi, versate il latte lentamente e amalgamate il tutto; aggiungete la buccia del limone, tagliata in un unica striscia, e fate cuocere, a fuoco bassissimo, girando sempre, finche la crema non si sarà addensata.

Pasta frolla
Ingredienti: 300 gr di farina, 130 gr di burro, 100 di zucchero, 2 uova.

Preparazione: Impastare il tutto e lasciare riposare l’impasto per una mezz’ora in frigo. Stendere direttamente l’impasto in un tegame imburrato ed infarinato, alzando un bordo intorno al tegame. Infornare a 200° per circa 30 minuti. Quando la base di pasta frolla sarà fredda, versare la crema e livellarla; cospargere la crostata di mirtilli (io ho usato un vasetto di mirtilli sotto grappa, ben scolati).

10394582_10203812958033819_2488104419239084361_n 1959319_10203812955833764_3052994714183576876_nLa crostata è pronta.

Se avete dubbi scrivetemi!

 

 

PD – Basta celebrazioni ed autocelebrazioni – La crisi ci riporta alla realtà

La crisi ci riporta alla realtà, dopo la sbronza da vittoria elettorale. E’ di ieri il dato dell’ISTAT che ci mostra una  disoccupazione record nei primi mesi del 2014.

La situazione è davvero tragica i disoccupati crescono, sono al record storico dal 1977 (quasi il 14%), con punte altissime nel mezzogiorno d’Italia. Questa è la dura realtà con cui gli italiani devono fare i conti. Le elezioni sono passate, l’euforia per lo straordinario risultato ottenuto dal PD ora deve essere smaltita, tornando ad immergersi nella triste realtà che il Nostro Paese sta vivendo.  L’ho detto il giorno dopo le elezioni: lo straordinario risultato ottenuto dal PD, non cambia la vita degli italiani, che inevitabilmente si sarebbero svegliati nelle medesime condizioni del giorno prima.

Basta celebrazioni ed autocelebrazioni, una vittoria elettorale così importante come quella ottenuta dal PD a livello nazionale, così come a livello locale, non può assolutamente essere vista come un punto d’arrivo, ma deve essere considerata un punto di partenza. Essa è un fardello di responsabilità, che il PD e la sua classe dirigente, in primis il Segretario Nazionale, è stato chiamato a sostenere. Devo dire che ho molto apprezzato la scelta di Renzi, nella direzione nazionale, di non lasciarsi andare al facile entusiasmo, che la vittoria avrebbe dettato (cosa che non è successa, di contro a livello locale). Le risposte a questo punto non possono più tardare; dalle parole bisogna passare ai fatti. Gli Italiani hanno dato una grande apertura di credito al PD, ma guai ora a non soddisfare quelle aspettative.

La situazione è drammatica, quell’idea di speranza lanciata agli italiani deve trovare i suoi fondamenti. Come ho già detto, non è più tempo di proclami, è arrivato il tempo delle azioni e delle riforme. Qualcosa si è cominciato a fare, ma è ben poca cosa rispetto a quello che serve per far ripartire il Paese.

La situazione che viviamo, richiede uno “stringiamoci a coorte”, come dice il nostro inno nazionale, una collaborazione a tutti i livelli, perché nessuno ha la bacchetta magica per trovare la soluzione da solo. Il dato elettorale, da questo punto di vista è significativo, ci dice che al di là delle opposte fazioni esistenti nel partito, vince la speranza, di quei milioni di Italiani che scelgono autonomamente di votare per il PD. E’ il Popolo del PD, quel popolo che ho sempre apprezzato e sottolineato la straordinarietà; quel popolo che sa dimostrare di fare grandi cose se motivato e rispettato; quel popolo che saprà uscire dalla crisi se saggiamente governato ed indirizzato.

Dunque, si archivi la vittoria alle elezioni, si lascino da parte le corse ad intestarsi questo o quel risultato, ognuno ci metta la sua parte e la sua faccia, il difficile deve ancora venire