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” In politica la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana.”

” In politica la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana.”.

Sono queste le parole di Carlo Salvemini che all’indomani della clamorosa vittoria del Centrosinistra a Lecce mi hanno colpito.

E’ proprio vero, succede sempre così, quando si vince, gli artefici sono tanti, ma quando si perde il responsabile è uno solo. Ma a sto giro, non deve essere così, è giusto raccontare la verità e dire che quella clamorosa vittoria che il centrosinistra ha ottenuto a Lecce, sconfiggendo al ballottaggio il centrodestra, ha un solo padre e quello si chiama Carlo Salvemini. E’ stato lui l’artefice di questo risultato straordinario e nessun altro; è stato lui che ha dato quel qualcosa in più rispetto alle altre tornate elettorali in cui si era perso in maniera netta.

In questi giorni assistiamo, invece, alla corsa per intestarsi il risultato di Lecce, sminuendo quello che realmente è stato. Tutti si definisco artefici di questo successo. Addirittura, anche a Roma, l’entourage di Renzi, per bilanciare il risultato che ha visto perdente il PD nella stragrande maggioranza delle città dove si è votato per il ballottaggio, ha detto che è stata una vittoria sua. Ma sappiamo bene che non è così. L’apporto del PD, è sotto gli occhi di tutti, è stato modesto, in linea con con il suo recente passato, quando assicurò ai suoi candidati terrificanti sconfitte. Non dimentichiamo che che l’apporto dei democratici è rappresentato da un misero 8,5%, davvero un pessimo risultato se si pensa che il PD è il maggior partito di governo nazionale e regionale, che vanta al suo interno Viceministri, Onorevoli e Assessori regionali. Vederlo scavalcato nel computo dei voti da una delle liste del Sindaco è “agghiacciante”.  Eppure, c’è chi sta cantando vittoria.

Se il centrosinistra ha vinto è merito di Carlo Salvemini. Che poi, il centrosinistra ha davvero vinto? La matematica ci viene in soccorso. in termini di voti le liste di centrosinistra collegate a Salvemini raggiungono a malapena un 25%; risultato questo speculare a quello di 5 anni fa quando consegnarono il centrosinistra ad una delle più cocenti sconfitte. Il 29% complessivo non sarebbe servito a nulla, senza quello che è stato l’elemento determinate della vittoria di Salvemini: la spaccatura del centrodestra.

La vittoria che oggi sta esaltando molti di centrosinistra (io sono stracontento, ma non riesco ad esaltarmi) non ci sarebbe mai stata se il centrodestra non si fosse diviso e soprattutto senza l’apparentamento con una parte consistente di quel centrodestra (quella schieratasi con Alessandro Delle Noci).

Carlo Salvemini è stato bravo ad includere tutti, a far sentire quelli che, normalmente, stentano a riconoscersi in qualche partito parte importante del suo progetto. E’ stato bravo a mantenere la barra del timone dritta. In questo ha vinto. E’ stato questo il valore aggiunto che ha saputo portare il candidato sindaco.

Il Centrosinistra ha bisogno di riflettere sulla realtà dei fatti, per non rischiare di ritrovarsi tra qualche mese con l’acqua alla gola. C’è molto dal lavorare. C’è la necessità di trasformare una vittoria frutto delle indubbie capacità di Carlo Salvemini, ma anche delle circostanze favorevoli in una vittoria della buona politica e della maggiore capacità di amministrare. Il PD, anche grazie ai suoi consiglieri eletti, ai quali rivolgo il mio più grande in bocca al lupo, deve cambiare letteralmente registro e radicarsi sul territorio; deve diventare un partito rappresentativo sul territorio e dare risposte concrete ai bisogni della città.

Guai a cullarsi e ad adagiarsi sugli allori. Il bello viene ora!

 

 

 

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Vince Minerva, perde il PD Salentino

…beh, ora, a urne chiuse, a spogli fatti e a risultati acquisiti, qualche parola su questa tornata di elezioni amministrative la voglio spendere.

Non so da dove partire… è da tanto tempo che non scrivo delle vicende politiche del Pd salentino, che, forse, mi è subentrata un po’ di ruggine.

Credo che sia giusto cominciare dall’unica nota lieta che riesco a intravedere, ossia la bella vittoria di Stefano Minerva (al quale rivolgo un sincero augurio di buon lavoro) a Gallipoli. Ce l’ha fatta! Ha vinto! Ha salvato la faccia ad un Partito Democratico a dir poco deludente sul territorio provinciale.

Infatti, per un partito, che per bocca del suo Segretario provinciale, Salvatore Piconese, si era riproposto di vincere ovunque, nei 23 comuni al voto, affermarsi in meno della metà di questi deve considerarsi un pessimo risultato.

Se non ho sbagliato i conti, vincono solo 11 dei candidati sindaci sostenuti dal Pd su 23 (ma anche se fossero 12 non cambierebbe la sostanza). Di certo non lo possiamo considerare un risultato esaltante (come sono certo che qualcuno farà). Non può essere tale, se lo si considera alla luce dei grandi proclami della segreteria provinciale (“vinciamo ovunque!”) e, soprattutto, alla luce del fatto che ci troviamo difronte al totale disfacimento (o presunto tale) del centrodestra e con il vantaggio a di essere il principale partito di governo in Italia e in Puglia. Vincere in più o meno la metà dei comuni al voto non può essere considerato un buon risultato, per chi da anni predica di essere l’artefice di una non si sa quale “riconnessione” con il territorio, che i fatti dimostrano inesistente.

Ora, già mi immagino, tutti a nascondersi dietro la vittoria a Gallipoli, per dire che tutto ha funzionato. E’ vero, Stefano Minerva ha vinto, ma non dimentichiamo che per il PD è una riconferma, avendo il PD già amministrato la città nella passata consigliatura (il vicesindaco era del PD). Non ci si può nascondere dietro questa vittoria e far finta di dimenticare i tanti Comuni dove si è perso o dove si è vinto con strani apparentamenti che di politico hanno ben poco. Soprattutto, non si può far finta di niente davanti alla CATASTROFE di Nardò.

Si, è stata proprio una catastrofe!  Nardò è il Comune dato per acquisito sicuro, il Comune illustrato come il capolavoro tecnico, tattico-politico di Piconese e Abaterusso, il Comune dove si è lavorato di più negli ultimi anni, vantandosi di aver creato la famosa “riconnesione” tra il partito e il territorio. Nardò è la città più grande dopo Lecce, il risultato che si è avuto, da solo, dovrebbe essere di quelli che dovrebbe far saltare poltrone e poltroncine di chi ha diretto le operazioni. Ma vi rendete conto? Cinque anni fa, Risi vinceva da solo, con il PD contro, oggi con il sostegno di tutto il partito, con tutti gli allargamenti sbandierati, perde al cospetto di un giovane ai più sconosciuto senza apparati alle spalle. Ma di quale “riconnessione” parliamo?

E’ evidente, che il PD, a dispetto di quanto sbandierato, al di là dei proclami e delle chiacchiere di circostanza, ha un problema serio… non riesce ad avere un’anima e non riesce ad avere un corpo… non si intravede una linea politica, una identità politica, si procede alla rinfusa, spesso inseguendo alleanze improbabili e impossibili, che non fanno altro che allontanare tanti che hanno a cuore le sorti del partito. Il partito è lacerato al suo interno e questo, inevitabilmente, si ripercuote all’esterno.

Adesso che facciamo? Continuiamo a fare finta di niente dicendo che siamo “fantastici”, “meravigliosi”, “vincenti”… continuiamo a sbandierare un qualcosa che non esiste e andiamo avanti come si è fatto negli ultimi tre anni, o cominciamo a fare un po’ di autocritica e lavoriamo per costruire un partito che sia partito?

Piconese SVEGLIAAAA!