Welfare per tutti e non per i soli bisognosi

La politica del welfare deve poggiare sul principio che beni come la formazione, l’assistenza sanitaria, la sicurezza e così via, devono essere erogati a tutti in ugual modo. Oggi, invece, si tende a concentrare l’intervento della società sui gruppi più bisognosi.  Così facendo, si pensa, che si possano aiutare molto meglio e che i non bisognosi possano trarre maggiori benefici da una riduzione delle tasse, resa possibile dall’adozione di politiche sociali selettive.

Si tratta di un ragionamento tanto falso quanto pericoloso, perché implica che la società reale, se vogliamo chiamarla così, sia organizzata unicamente in base ai requisisti dei forti, dei non disabili, dei non bisognosi. La società viene ad identificarsi con i forti; gli altri sono relegati a gruppo marginale, che certamente va aiutato, in nome dei sentimenti umanitari, a condurre un’esistenza dignitosa, ma ai cui desideri e bisogni non è mai concesso di influire sugli orientamenti generali. I cittadini sono divisi tra quelli che danno e quelli che ricevono, con i secondi che giacciono in una posizione subordinata, mentre i primi decidono le regole del gioco, perché sono loro che pagano.

Questo tipo di politica del welfare (cioè, servizi pubblici, finanziati dalle tasse solo per i più bisognosi) non fa altro che produrre un deterioramento della qualità dei servizi stessi. Per tutti i non bisognosi, quelli che con le loro tasse devono finanziare i suddetti servizi, di solito, non accettano di buon cuore di sacrificare il loro denaro in favore di qualcosa da cui essi non traggono nessun beneficio. È quando tutti traggono soddisfazione dai servizi offerti dalla società, che, allora, tutti hanno interesse a fare in modo che la loro qualità si mantenga elevata, così da potervi fare affidamento il giorno che ne avessero bisogno in prima persona. In altre parole, è molto improbabile che concentrare gli sforzi sui gruppi più vulnerabili si traduca in un sostegno effettivo a questi gruppi. Ma quandanche con una politica simile si riuscisse a mantenere uno standard soddisfacente, dal punto di vista puramente materiale, un walfare state di questo tipo rappresenterebbe, ugualmente, per questi gruppi di persone bisognose, una sorta di marchio di disonore.

Il welfare, infatti, concerne non solo il sostegno concreto, benché quest’aspetto della sicurezza materiale sia ovviamente molto importante; il welfare ha a che fare anche con sfumature sottili, come il rispetto di se stessi e l’integrità personale, il senso di riempire una funzione nella società e di fare parte di una comunità sociale a pari titolo con tutti gli altri.

Il rispetto di sé e la parità di diritti non necessariamente sono compromessi dal fatto che una persona ha bisogno di sostegno esterno, per l’espletamento delle sue funzioni quotidiane o per la sua sicurezza economica. Dipende da come questo sostegno gli viene fornito. Corre una differenza enorme tra usufruire di diritto, in qualità di cittadini, oppure riceverlo come dono dal cielo, in qualità di “diversi”.

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