PD salentino – Un gruppo dirigente che ha fallito

Sono passati più di tre anni dalla fine del congresso provinciale, da quando si è insediato un nuovo gruppo dirigente; speravo che ci fosse quella “riconnessione” con il territorio tanto decantata, ma abbiamo assistito ed assistiamo ad un peggioramento della situazione, con arroccamenti, lacerazioni, risentimenti personali, non degni di un partito democratico. Ne consegue un partito in rapido dissolvimento con una scarsa capacità di incidere sulla triste realtà economica e sociale che il nostro territorio sta vivendo.

Siamo di fronte ad un partito che si anima solo quando bisogna comporre organismi di partito o quando bisogna individuare candidature in occasione degli appuntamenti elettorali, per il restante tempo è silente.

E’ evidente che il PD salentino tende a misurarsi più sul terreno degli equilibri tra gruppi dirigenti, che su quello della relazione concreta, con persone concrete, per fare i conti con la loro quotidianità, con i loro smarrimenti, con le loro debolezze, affinché avvertano che comprendiamo il loro disagio, che siamo dalla loro parte.  Questo partito appare distante dalle persone, dalla loro quotidianità, intento più a costruire posizioni da privilegiare, che mettersi a disposizione dei tanti che invocano sostegno.

Succede così, che quando si fanno le analisi dello stato dei fatti o dei risultati elettorali, non ci si sforzi di capire quello che in realtà è successo, ma si fornisca una visione distorta, spesso partigiana, cercando di esaltare situazioni positive oltre i propri meriti e di trovare giustificazioni, di individuare responsabilità (che sono sempre di qualcun altro) là dove, invece, le situazioni non sono rosee (ricordo che nelle elezioni amministrative del 2015 il PD ha perso in 11 comuni su 15 e in quelle del 2016 in 12 comuni su 23).

Un buon dirigente deve sforzarsi di capire che cosa è realmente accaduto e non autocelebrarsi quando le cose vanno bene e autoassolversi, scaricando le responsabilità sugli altri, quando le cose vanno male.

Si ha la netta sensazione che nella nostra provincia ci troviamo ancora una volta con un gruppo dirigente che si arrocca nel suo fortino, che alza palizzate a sua difesa, nel tentativo di tutelare quelle posizioni di privilegio conquistate ed auto conservarsi. Non c’è nulla di più sbagliato. Le passate esperienze sembrano non aver insegnato nulla.

È necessario uscire dal fortino, abbattere le palizzate e non aver paura di confrontarsi con chi critica questo sistema; è necessario aprirsi ad un confronto di merito, schietto, senza falsi infingimenti, senza preoccupazioni personali.

Qui c’è da costruire un PARTITO, che sia innanzi tutto una comunità che persegue un medesimo obiettivo: quello di dare al nostro territorio un’immagine, un progetto per il futuro, un’idea di sviluppo.

L’attuale condotta, non ci porta da nessuna parte. Ora possiamo, cullarci, esaltarci, per una presunta vittoria alle ultime amministrative, che a mio parere non c’è stata, ma sappiamo benissimo che presto o tardi dovremo fare i conti con la realtà. Realtà, fatta di crisi, di aziende che chiudono, di altre che stanno pensando di farlo in un prossimo futuro e che ci lanciano un grido di aiuto, perché vengano poste in essere quelle misure idonee a dare speranza. Un partito, non è tale se non è intimamente legato con le sorti del proprio territorio.

I suoi dirigenti, non sono dei buoni dirigenti se non hanno a cuore le sorti di un’intera comunità e non pongono in essere quei meccanismi di crescita e di riscatto sociale di cui il territorio ha bisogno.

Non si costruisce nulla se non si dispone di un organizzazione di partito, che prescinda dai nomi, dai capibastone, che faccia del suo essere comunità la propria forza. Ormai ci siamo abituati, negli ultimi anni, a vedere, nella migliore delle ipotesi, le sezioni di partito trasformate in perenni comitati elettorali, avamposti a sostegno di questo o quel personaggio, nella peggiore, a vederle chiuse. Poi non ci dobbiamo sorprendere sei il partito è pressoché inesistente in tutti i comuni al voto, con un’ampia proliferazione di comitati civici. Ancora oggi la geografia del partito si compone di quei circoli (o gruppi dirigenti) a favore di questi piuttosto che di quegli altri, senza capire che il partito è uno. Non si può alimentare questo stato di cose; non si può incentrare la propria linea politica nel cercare di posizionare la propria bandierina in questo o in quel comune. Chi ha l’onore e l’onere di dirigere il partito ha il sacrosanto dovere di farlo in nome di TUTTI e non dei SINGOLI.

Il nostro partito è per definizione DEMOCRATICO e non può prescindere da quel contributo di idee (anche espresse sotto forma di critica) di tutti coloro che hanno a cuore il PD. Non si può fare a meno di tenere nella giusta considerazione il patrimonio umano, in termini di esperienza, anche se tra luci ed ombre, che ci rinviene dal passato. Così come non si può fare a meno di quella brillantezza e quella freschezza che si può ritrovare nel pensiero di taluni giovani. Non si può fare a meno di chi ricopre un ruolo, piccolo o grande che sia, nelle Istituzioni. Insomma, non siamo nelle condizioni di poterci permettere di marginalizzare chi (giovane o più in là con gli anni), senza dubbio, può fornire il suo apporto, per il solo fatto che non è fedele alla linea del capo.

Noi dobbiamo avere riguardo e cura dell’organizzazione del partito, ma non la si fa riempendo gli organismi di partito di fedelissimi o creandone dei nuovi per accontentare qualche amico in più. Così facendo, l’unico risultato che si può ottenere è quello di un unanimismo di facciata, che mortifica il dibattito e, anzi, lo annienta, lasciando il vuoto dietro di se (sintomatiche sono state le ultime assemblee provinciali, svoltesi nel più assoluto silenzio dei presenti). La paura di confrontarsi, di discutere anche con durezza, deve essere messa da parte, il coraggio di affermare il proprio pensiero deve prendere il sopravvento, perché è nel confronto che risiede la crescita e lo sviluppo.

Ecco perché dico che questo gruppo dirigente fin’ora ha fallito, sperando che da qui al prossimo congresso riesca a cambiare rotta!

 

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