Xylella: oltre il danno anche la beffa

Ebbene sì, per gli olivicoltori salentini, quello della Xylella sta diventando un problema grosso quanto una casa. Per i malcapitati, oltre il danno si sta configurando anche la beffa.

Ormai, è noto che il Salento è in piena emergenza Xylella (quell’epidemia che sta colpendo gli ulivi salentini, portandoli al rapido disseccamento), tutti ne parlano, tutti ne scrivono.

Negli ultimi mesi si sono convocati diversi tavoli tecnico-scentifici, per parlarne, per discuterne, per cercare soluzioni. E’ stato approntato dalla Regione e dal Commissario straordinario, nominato per affrontare l’emergenza, un piano che prevede una serie di misure atte a contenere questa epidemia ed evitare il diffondersi del contagio.

Tra queste misure quella che più colpisce l’opinione pubblica e di cui si sente spesso parlare è l’eradicazione, l’abbattimento degli alberi infetti; poco, invece, si sente parlare delle altre misure: le cosiddette buone pratiche agricole. Queste non sono altro che una serie di PRESCRIZIONI (non consigli utili) che gli olivicoltori devono seguire nella coltivazione degli oliveti, per evitare il diffondersi della Xylella. Queste prescrizioni prevedono, per es. il controllo meccanico degli stadi giovanili mediante tranciatura o erpicatura delle erbe spontanee e ulteriore controllo degli stati giovanili mediante pirodiserbo e decespugliamento, l’utilizzazione di fitofarmaci sugli alberi ed altro.

Di queste misure si sa ben poco; si sarebbe dovuta fare una capillare campagna d’informazione, ma nella realtà dei fatti, la maggior parte degli agricoltori salentini sono all’oscuro delle prescrizioni normative.

E, allora, che sta succedendo? Succede, che molti proprietari di oliveti non sapendo che ci sono dei veri e propri obblighi nella coltivazione dei propri fondi si stanno vedendo notificare verbali con i quali si sanzionano le violazioni delle norme prescritte nel piano anti Xylella.

Sono verbali salati in genere di € 1000,00 l’uno, emessi per non aver provveduto al controllo meccanico degli stadi giovanili mediante tranciatura o erpicatura delle erbe spontanee e all’ulteriore controllo degli stati giovanili mediante pirodiserbo e decespugliamento, oppure, per non avere effettuato i trattamenti fitosanitari.

Ora, mi chiedo: è possibile che il proprietario di un oliveto, oltre al danno che subisce per l’ammalarsi dei propri alberi, a causa di un’epidemia, che ancora non si capisce come sia arrivata in terra salentina, deve subire anche la beffa di vedersi sanzionato? Non stiamo parlando di bruscolini ma di migliaia di euro che vengono ad incidere pesantemente sull’economia di una famiglia in un tempo di crisi, come quello che stiamo vivendo.

Gli olivicoltori, in questo momento hanno bisogno di essere sostenuti, di essere aiutati e non tartassati, per qualcosa di cui non sono responsabili.

In questo momento d’emergenza è necessario fare fronte comune tra organizzazioni di categoria, proprietari, coltivatori, istituzioni e forze dell’ordine, per combattere il batterio killer; l’ultima cosa di cui si ha bisogno è tartassare chi è la vittima di questa epidemia.

A chi giova sanzionare così pesantemente i proprietari degli oliveti? Certamente ciò non contribuisce alla risoluzione del problema.

L’auspicio è quello che questa emergenza non si trasformi nell’ennesima occasione di fare cassa senza che alla fine si risolva alcunché. Non posso non ricordare che il problema della Xylella è conosciuto già da diversi anni e che se si è arrivati ad una vera e propria situazione d’emergenza territoriale, non è certo colpa del contadino che non ha tagliato l’erba.

Mi auguro che prevalga il buonsenso e che politica, istituzioni, associazioni di categoria e proprietari  lavorino davvero di concerto per la risoluzione di questo problema ed evitare oltre il danno anche la beffa.

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