Caro Piconese, non ti fare sfiduciare: dimettiti!

Sono due giorni che la stampa locale sta facendo circolare la notizia di una mozione di sfiducia nei confronti del Segretario del PD.

Chi la presenterà, chi la sottoscriverà? Non è dato saperlo. Una cosa è certa, se sta circolando questa voce, qualche fondamento ci sarà.

La sua gestione del partito ha scontentato molti. Al di là di qualche proclama, destituito di qualsivoglia fondamento, la sua gestione fino ad oggi è stata fallimentare.

I primi ad aver scontentato, non sono coloro che da mesi criticano la sua gestione (come il sottoscritto), ma udite udite, sono coloro che sono stati i suoi principali sponsor politici.

Ipotesi fantasiosa la mia? Provo a fare un ragionamento (sono certo che qualcuno mi dirà che sto dando i numeri, ma lo faccio lo stesso): qualche anno fa un gruppetto di persone (capeggiate da Ernesto Abaterusso) decide di puntare alla scalata del PD salentino per raggiungere un ben preciso obbiettivo politico; certamente, non era quello di trasformare il partito in una comunità, promuovendone una gestione condivisa, intenta a risolvere i problemi del territorio, ma quello di costruire una rete territoriale, che sostenesse una linea politica che sfociasse in una candidatura alle regionali. Per raggiungere tale scopo si decise di mettere alla testa dell’armata Salavatore Piconese, che non doveva essere il Segretario di tutti, una volta eletto, ma doveva semplicemente spianare la strada (avvallando le scelte politiche più assurde) affinchè qualcun altro arrivasse ad occupare una postazione politica di prestigio in viale Capruzzi a Bari.

A tal fine si sono fatte scelte politiche incomprensibili, che sono apparse chiaramente faziose e dannose per il partito, ma che sono state portate avanti dal Segretario provinciale e dal gruppo dirigente, per lo scopo supremo, per il quale era stato sostenuto durante il congresso.

Sono tutti convinti che le scelte fatte, gli appoggi politici ottenuti (la cosiddetta “riconnessione con il territorio”), siano in grado non solo di garantire l’elezione del prescelto, ma di fargli assumere i connotati di una marcia trionfale (qualcuno, ricordo, che parlava di doppiare i voti del secondo), e invece… colui, per il quale si era messa in moto la macchina da guerra (con tanto di studio del manuale di Sun Tzu), arriva secondo, distaccato di 1500 voti dal primo.

Ed ora? Questo risultato al di sotto di ogni attesa avrà certamente scontentato chi si aspettava un risultato talmente ampio da consentire di poter battere le carte, politicamente parlando, a Bari…

Mi chiedo: è possibile che sia iniziata la notte dei lunghi coltelli? È possibile che la fiducia tanto declamata si trasformi in sfiducia?

Se così fosse io mi dimetterei prima di essere sfiduciato dalla mia stessa parte politica!

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