Perché Piconese dovrebbe dimettersi

Un partito senza regole. Padrini in campo per altri, è questo il titolo di un’intervista al neoeletto consigliere regionale Ernesto Abaterusso apparsa sul giornale di oggi.

Sono saltato sulla sedia! Ho pensato: cavolo! Ernesto, ora che è diventato consigliere regionale, finalmente, si è accorto che il PD, che si vanta di aver creato, mettendo gli uomini giusti al posto giusto (per essere funzionali alla sua candidatura e alla sua elezione), ha qualche problema! Finalmente si è accorto dell’azione fallimentare del gruppo dirigente che l’ha sostenuto! Dichiarare che il PD è “un partito senza regole”, dopo due anni dall’insediamento della segreteria di Piconese, dopo il tanto sbandierato lavoro per “la riconnessione” con il territorio, è un esplicito riconoscimento dell’incapacità di guidare un partito.

Purtroppo, però, leggendo tutta l’intervista, mi sono reso conto che mi sbagliavo: non c’è stata nessuna illuminazione. Come da due anni a questa parte continua il solito mantra: quando le cose gli vanno bene esalta la straordinaria forza del gruppo al comando, quando le cose gli vanno male la colpa è degli altri.

Non riconoscere la cattiva gestione del partito di Piconese & Co è da orbi, sempre che di partito si possa ancora parlare. Francamente, per me, di partito n’è rimasto ben poco.

Durante tutta la campagna elettorale, mi sono sempre chiesto, ma dove è finito il PD?

Ho assistito ad una campagna elettorale in cui i protagonisti erano i candidati e i rispettivi comitati…nessuna traccia del Segretario provinciale e della segreteria… nessuna iniziativa di partito… Addirittura, si è chiusa la campagna elettorale a Lecce con Emiliano, con i rappresentanti degli altri partiti della coalizione, ma senza i vertici del PD.

Un partito che non riesce a dare una rappresentazione unitaria all’esterno non è un partito. Un Segretario e gran parte del gruppo dirigente schiacciato su un solo candidato ha determinato una frattura incolmabile con il corpo elettorale del PD. Non riuscire a compattare un ambiente in campagna elettorale è davvero indicativo di scarsa capacità.

Queste considerazione, sarebbero di per se sufficienti a consigliare a Piconese & Co di riconoscere il fallimento della loro gestione e passare la mano. Ma ci sono anche i risultati elettorali.

Se da un lato il PD è riuscito a fare bella figura alle regionali soprattutto grazie all’impegno messo in capo dai candidati e dai loro comitati elettorali (anche di chi critica l’attuale gruppo dirigente), dall’altro non si può non evidenziare il pessimo risultato delle amministrative. Perdere in 11 comuni su 15, in un contesto in cui il PD non è mai stato così forte in Italia, il centrodestra è totalmente disintegrato, con l’effetto dirompente e trascinante di Michele Emiliano, da la cifra esatta di quello che è il partito sul territorio. Altro che riconnessione, siamo in presenza di una disconnessione quasi totale. Se poi aggiungiamo che in 2 comuni su 4 si vince grazie all’accordo con il centrodestra come direbbe Peppino De Filippo, in un celebre film con Totò: ho detto tutto!

Questi sono solo gli ultimi degli elementi indicativi (evito di ricordare quello che è successo alle Provinciali e alle amministrative dello scorso anno) di una gestione che non sta funzionando sin dal suo insediamento. Ecco perché Piconese dovrebbe dimettersi.

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