Provincia di Lecce: un territorio in crisi profonda.

Leggo certi dati e cado nello sconforto: la Provincia di Lecce è messa proprio male.

Leggo:”Il tasso di occupazione è il più basso della Puglia, 41,5%, risulta inferiore a quello delle altre Province, a quello medio della Regione e di poco persino di quello dell’intero Mezzogiorno.

Cala del 5% rispetto ai dati dello scorso anno, come avviene del resto anche a Brindisi. Lieve rialzo solo a Taranto. Sono 222mila gli occupati della provincia di lecce. Molti, troppi i disoccupati anche ancora una volta qui sono più che altrove. Perché se cala del 5% l’occupazione, sale del 6% la disoccupazione. E raggiunge la percentuale più alta il 26,2%, contro il 20% dell’intero Meridione, contro il 21 della Puglia intera. Non c’è lavoro nella Provincia di Lecce, sebbene in tanti lo cerchino. Le donne hanno gettato la spugna più degli uomini, rinunciando persino a cercarlo. E chi trova qualcosa prende un contratto a tempo determinato, 3 mesi nella stragrande maggioranza dei casi, perché quello a tempo indeterminato non esiste quasi più. Resta un 11% che non sembra destinato ad aumentare.

A non reggere il peso della crisi, hanno sottolineato il governatore di Puglia Vendola e l’assessore al Lavoro Caroli, sono gli indipendenti. Crollano gli studi professionali, le ditte individuali, i piccoli artigiani e i commercianti. Gettano la spugna perché – ha spiegato Caroli – non ci sono ammortizzatori sociali per queste categorie. Laddove esistono – hanno concluso – uniti ai programmi di contrasto messi in campo dalla Regione ci sono timidi segnali di ripresa. Segnali che il Salento non può ancora vedere“.

Francamente, non ci sarebbe stato bisogno dei su riportati dati, per rendersi conto di quanto il nostro territorio sia in crisi lo si percepisce facendosi una semplice passeggiata, parlando con chi incontri per strada, con il barista dove ti fermi a prendere il caffè, con il salumiere, con il collega di lavoro. Insomma, viviamo in una terra che a dispetto delle enormi potenzialità di cui dispone, lentamente sta morendo.

Ora mi chiedo, di chi è la colpa di tutto ciò? Perché a questo punto i colpevoli vanno individuati, se vogliamo invertire la rotta e sperare di riprenderci. Fino a qualche anno fa, la provincia di Lecce era considerata il traino della Puglia, la “silicon valley” dell’Italia, la zona turisticamente più bella d’Europa, il polo manifatturiero che tutto il mondo ci invidiava; che fine ha fatto tutto ciò? Forse negli anni passati si è solo sparso fumo e, inevitabilmente, quando questo si dissolve rimane la triste realtà.

Di chi è la colpa di tutto ciò? Io credo che la si debba attribuire alle politiche inadeguate messe in atto negli ultimi anni (di destra e di sinistra), intese più a favorire i pochi che la collettività. Si è proceduto senza avere un modello di sviluppo ben chiaro, un’idea limpida e condivisa di quello che deve essere il futuro della nostra terra. Si è proceduto senza una meta a spargere sul territorio provvidenze economiche che nella migliore delle ipotesi hanno salvaguardato qualche singolo senza generare crescita e benessere collettivo.

Da questa situazione non si esce sperando che qualche singolo/a faccia il miracolo. Qui c’è bisogno di sinergia, di azioni collettive, di cooperazione a tutti i livelli. Non voglio vedere il ritorno delle emigrazioni di massa dalla nostra terra. Sarò pessimista, ma se non ci diamo una mossa rischiamo davvero di precipitare in un baratro dal quale difficilmente ne usciremo.

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