Dopo l’assemblea di Puglia Futura

L’altro giorno all’assemblea di Puglia Futura ho respirato un po’ di quell’aria che era tipica delle Assemblee di partito di qualche hanno fa e che, purtroppo, da un po’ di tempo non si respira più. Partecipare a quell’assemblea (è bene specificare che si tratta di un’assemblea di un’associazione politico-culturale) dopo aver partecipato alle ultime tre del Partito provinciale, devo ammettere, mi ha restituito la sensazione di essere in un partito. Ascoltare una relazione introduttiva di spessore, fatta dal compagno Frisullo (ho condiviso la scelta che fosse lui ad aprire, avendo lasciato, in altre occasioni, aprire a “giovani”), e interventi competenti e appassionati come quello del compagno Nocera, del compagno Uccella e di altri storici compagni, mi ha lasciato una speranza: che, forse, nel PD salentino non è tutto perso. E per favore, non ditemi che sono un nostalgico, un affezionato all’antico, perché non è così. Non sono per la restaurazione dell’ancien regime.  Chi mi conosce sa bene quanto io tenga a che il PD salentino si evolva e si rinnovi. Ho sempre sostenuto che un partito ha bisogno di idee nuove che camminino sulle gambe di nuovi protagonisti, ma non ne ho mai fatto una questione anagrafica; sono convintissimo che la politica nazionale e locale potrà riacquistare credibilità solo se sarà in grado esprimere una nuova cultura politica, senza disperdere quel bagaglio di esperienza e di passione civile, che molti compagni, hanno realizzato in tanti anni di militanza e di dirigenza politico-amministrativa. Inseguire il giovanilismo a tutti i costi, non è garanzia di cambiamento vero: specie se ti trovi di fronte a giovani che nei metodi ti fanno rimpiangere le passate generazioni, che, per amor del cielo, non sono esenti da colpe.

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Una cosa è emersa in maniera chiara: che il PD della provincia di Lecce non funziona; non riesce a superare quelle problematiche che lo hanno contraddistinto negli ultimi anni; e ciò, nonostante si sia celebrato un congresso provinciale e ci sia stato un ricambio dei quadri dirigenti. Non ci può essere nessun cambiamento e rilancio del partito, se il metodo di gestione rimane sempre lo stesso: quello degli accampamenti indiani; siamo di fronte ad un processo di liquefazione del partito  che ha messo da parte l’idea di partito-comunità, per essere partito-comitati elettorali. Non può funzionare così.

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